mercoledì 14 gennaio 2015

Convitto



Un avviso a tè che stai leggendo: nessuna parola è stata realmente maltrattata per la stesura di questo testo. In alcuni casi, l'accento o l'ortografia sono stati volutamente distorti in favore del calembour.

Mi trovavo nel mio locale preferito a far due chiacchiere con un mio amico frate, un cappuccino bavarese del monastero di Saint Honoré: era un pessimo periodo e continuavo a torturarmi le dita piegandole e facendone scrocchiare le articolazioni. Il frate mi toccò la mano torta e ritorta e mi chiese:
«Figliolo, che cosa ti angustia?»
«È la maledizione che perseguita noi brutti ma buoni, padre. La mia Madeleine, la mia amata Madeleine se n'è andata con un altro, lasciandomi per sempre. Di lei non mi rimangono che questi cornetti che mi spuntano dallo zuccotto. Sono distrutto, in briciole. Ti prego, amico mio, tiramisù».
E fu così che mi raccontò la storia di un diplomatico marocchino. Un giorno la sua devota moglie gli disse:
«Marito mio, non voglio che tu menta; dalla tua lingua di gatto deve uscire solo la verità. Basta bugie e rispondi: mi ami ancora?»
Purtroppo per lei, il diplomatico aveva perso il lume della ragione e, da alcuni giorni, era convinto di essere una mucca. Perciò, quando aprì bocca per rispondere, l'unico suono che ne uscì fu:
«Mou!»
«Mou?» Chiesi, guardando il frate.
«Mou». Confermò lui, serissimo.
Rimasi muto qualche istante, incapace di comprendere; poi, all'improvviso, incominciai a sogghignare per scoppiare infine in una sonora risata.
«Ahahah! Per le palle di Mozart! Questa è la storia stupida più stupida che abbia mai sentito!».
Ma, sicuramente, servì al suo scopo.

Ok, lo ammetto, non è un capolavoro.
Ma non avete idea di cosa siamo capaci di inventare noi sacher pur di ottenere un bacio di dama.

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