sabato 31 gennaio 2015

Qu'ils mangent de la brioche!




In Convitto, abbiamo giocato con il nome di torte, biscotti e altri loschi ceffi della gang pâtisserie, tra cui l'autarchico cornetto, meglio noto come croissant, equivalente dell'inglese crescent, cioè "mezzaluna".


Tra i molti falsi ricordi che la Rikord ha impiantato nella mia memoria, ce n'è uno in cui, tra le pagine di un romanzo storico, ho scoperto le singolari circostanze che portarono alla creazione di questo gustoso capolavoro di pasticceria. 
Sto parlando di mistificazione mnemonica perché, fino a ieri, ero sicurissimo che si trattasse di Argento vivo del maestro Neal Stephenson ma, riprendendolo in mano per scrivervi questo post, in modo da poter fornire almeno una fonte che non fosse Wikipedia, non ho trovato traccia del brano in questione.
Ai fini dell'approfondimento, poco male, ma dal punto di vista paranoia-messing-with-my-mind c'è da preoccuparsi.
Coincidenze?
Cospirazione?
Lavaggio del cervello?
Illuminati? Scie chimiche?
Comunque, a parte Reamde, che è stato un po' una delusione, Neal Stephenson è consigliato tutto. In particolare, Anathem.

Dicevamo, il croissant, ovvero le oche del Campidoglio in salsa austriaca. Settembre, anno del Signore 1683, i Turchi stanno assediando da ormai due mesi Vienna, la capitale; hanno scavato e minato una rete di tunnel sotto le mura per farle crollare e si stanno preparando all'attacco finale quando, secondo la leggenda, nelle prime ore del mattino del giorno 11 i fornai, già svegli per aprir bottega, si accorgono dell'incombente pericolo e danno l'allarme. 
Morale della favola: Jan Sobieski, re di Polonia, accorso in aiuto della città con il suo esercito, concede ai veri eroi della giornata, i fornai appunto, di creare un dolce che celebri il trionfo mitteleuropeo contro i saraceni.

Il kipferl, leccornia ispirata dalla bandiera ottomana, raggiunse quindi, secondo un altro mito, i territori francesi nel bagaglio dell'austriaca Maria Antonietta.
I mangia-rane non fecero altro che imbottirlo di burro e voilà le croissant.
Poi ci fu la Rivoluzione Francese, sangue, morti e un sacco di decapitazioni. In effetti, la storia dei dolci è più violenta di quanto immaginassi.

Un altro aneddoto interessante sui cornetti, questa volta non da mangiare, bensì da sfoggiare durante i concerti heavy metal, è quella che riguarda la nascita dell'ormai universale segno che si fa con indice e mignolo.


Vero o falso che sia, si narra che la paternità appartenga a Ronnie James Dio, o meglio a una sua nonna di origini italiane.
Nel 1979, quando l'amato nipote entrò a far parte dei Black Sabbath al posto del madman Ozzy Osbourne, pare che l'anziana signora, sentendo i testi esoterici del gruppo, facesse spesso gli scongiuri contro il malocchio. Ronnie, affascinato dalla gestualità superstiziosa della donna, iniziò a sfoggiare il segno delle corna durante i concerti per comunicare con il pubblico. 
Il resto, è storia.
Per chi non masticasse il genere musicale, sappiate che Ronnie James Dio è stato un pilastro portante della musica metal. Per concludere con un riferimento che possa essere apprezzato da tutti, vi saluto con Kickapoo, spezzone-brano tratto dal film Tenacious D e il destino del rock; solita traduzione agghiacciante del titolo originale Tenacious D in The Pick of Destiny.
Stay metal \m/

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