venerdì 13 febbraio 2015

Bioclear



Bioclear.
Nome tipico per il prodotto di una zaibatsu.
Se lo si cerca su Google, nell'ordine, i primi risultati sono:
  • un dispositivo biomedico
  • lenti a contatto
  • un prodotto dentistico
eccetera, eccetera.

Il mio Bioclear era un solvente: in triennale lo usavo per schiarire le epifaringi di Onthophagus fracticornis, prima di montarle sul vetrino e fissarle con il balsamo del Canada.

Sin dagli esordi, rimasi affascinato dalla seconda metà della parola. Clear, chiaro, limpido; era confortante: ti prometteva, usandolo, di dare un senso a tutto quanto.
E dal suo odore: un pungente aroma di arancio, gradevole alle prime due o tre boccate, con grande probabilità tossico se assunto in dosi massicce. Ricordo che, a intervalli regolari, la co-relatrice faceva capolino nel laboratorio per assicurarsi che mi prendessi una pausa e che non mi sballassi troppo.
Purtroppo per lei, e per i miei neuroni, ero il tipico tesista di triennale, un po' tonto, ma molto desideroso di immolare la propria salute innanzi all'altare della scienza.

Non facevo pause.

Quasi cinque ore al giorno sotto cappa aspirante, della quale mi era proibito accendere la suddetta funzione, privandola quindi di ogni raison d'être, in compagnia delle esalazioni di Bioclear.
Tutto questo, per un paio di settimane.

Divenne presto la mia fatina arancione della solvenza chimica che, capiamoci, il Bioclear è trasparente, ma il balsamo del Canada ha una bella sfumatura ambrata, e i ricordi di quel periodo sono abbastanza frammentari, con alcuni dettagli che, come la proverbiale bestia shakespeariana a due schiene, sono uniti nell'estasi suprema che è propria dell'idillio della confusione.

Ne sono ancora parecchio assuefatto: quando sento quell'odore inconfondibile, penso prima che qualcuno stia preparando dei vetrini (respect the chemistry), e solo in seconda battuta mi rendo conto di quanto sia più diffusa, tra la gente gaussiana, la consuetudine di sbucciare e mangiare agrumi.

Il Bioclear mi è entrato nella testa.
Mi parla.
E, sarò sincero, mi racconta la verità.
Non mente mai.
Mi fa vedere le cose.

La prima fu un Copris di Dellacasa: maschio, maior; facemmo amicizia mentre stavo estraendogli l'edeago, per aprirlo e fotografarne le lamelle. 
Si chiamava Jorge.
Il Copris, non l'edeago.


Dramatis personae

Prima Copris sp., poi Jorge - Maschio maior appartenente al genere Copris.
Mozzo - Tesista un po' tonto e affetto da gravi allucinazioni da Bioclear.
AP - Co-relatrice. Per rispetto della privacy, la chiameremo col nome d'invenzione Ascoli Piceno, e parlerà con spiccato accento marchigiano.
Miguel - Maschio appartenete al genere Copris.

Atto unico
Copris sp.:«Ay caramba!»

Mozzo:«Ma che mozz...»

Copris sp.:«Aqui! Abajo».

Mozzo:



Copris sp.:«Cabron! Perché me eviri?»


Mozzo:«Eh, scusa tanto Copris sp., ordini della prof. Sai, ubi maior...»

Copris sp.:«Aaaah! Fa' pure. Tanto es todo mierda. Mierda! E non di quella buena da mangiare».

Mozzo:«Ehi ehi ehi. Cosa ti è successo?»

Copris sp.:«Mi mujer. La mia Carmencita. Mi ha tradito con un minor!»

Mozzo:«Ommozzo! Mi spiace bro. Hai tutta la mia solidarietà».

Copris sp.:«Diceva che era solo un amigo...»

Mozzo:«So bene come ti senti».

Copris sp.:«E invece...»

Mozzo:«Già...»

...

Copris sp.:«Que puta!»

Mozzo:«Puoi dirlo forte».

Copris sp.:«QUE PUTA!»

AP:«Che c'hai Mozzo? Stavi a'pparla' co'mme?»

Mozzo:«Scusa Ascoli, stavo cantando ad alta voce».

AP:«Frishchete!»

Mozzo:«Ascoltami. Devi dimenticarla, voltare pagina».

Copris sp.«No puedo».

Mozzo:«Ma sì che puoi! Basta volerlo!»

Copris sp.:«Te digo que no puedo».

Mozzo:«Ormai sei un insetto da collezione. Spillato. Chissà lei che fine avrà fatto».

Copris sp.:«Es nella fila davanti alla mia, dos spilli a la derecha».

Mozzo:«Ah. È lei?»

Copris sp.:«Sì».

Mozzo:«Le faccio fare un giro extra in potassa».

Copris sp.:«Gracias».

Mozzo:«De nada».

Copris sp.:«Mi nombre es Jorge».

Mozzo:«Chiamami Mozzo».

Jorge:«Encantado».

Mozzo:«Certo, Jorge, che voi Copris siete proprio ostici da determinare».

Jorge:«No es verdad».

Mozzo:«Te lo giuro: genitali tutti uguali, morfologia esterna indistinguibile, distribuzioni che si sovrappongono. Siete un incubo. Come faccio a sapere se sei un klugi o un armatus? Sempre ammesso che tu appartenga a una di queste due specie. È un casino».

Jorge:«Nosotros bailamos el tip tap».

Mozzo:«Cosa?»

Jorge:«Es verdad. Nosotros bailamos el tip tap, nella Sierra Madre bailan la milonga e più a sud el samba e la bossa nova».

Mozzo:«Perchè proprio il tip tap? Non mi sembra un ballo molto messicano».

Jorge:«Es una novedad evolutiva. Viva l'evolucion!»

Mozzo:«Da non crederci».

Jorge:«Vuoi vedere, Mozzo?»

Mozzo:«Ci puoi giurare! Non me lo perderei per nulla al mondo. Con una scoperta del genere, pubblico su PLoS ONE!»

Jorge:«Bien. Toglimi esto spillo e prendi Miguel lì, extrema derecha, secunda fila dall'alto».

Miguel:«Estoy aqui!»

Jorge:«Jesus, centrale, e gli ultimi dos a la izquierda, Alvaro e Rodrigo, i miei mariachi. Pronti? Un, dos, un, dos, tres».

E mentre i quattro Copris spillati intonano a cappella le prime note di Lollipop, delle Chordettes, Jorge tira fuori da sotto le elitre una giacca bianca a righe rosse, o rossa a righe bianche, un cravattino turchese e un cappello con tanto di buco per far passare il lungo corno cefalico.
Sembra Dick Van Dyke durante la gita nel dipinto in Mary Poppins.

Morale della favola, grazie alle foto dell'edeago di Jorge, Irma Lopez-Guerrero riuscì a determinare il campione, e io imparai che i Copris armatus sono dei fenomenali ballerini di tip tap.

Scommetto che questo Zunino non lo sa.




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