lunedì 23 febbraio 2015

Re della collina



Sia lodato il Sole.
Che sorge luminoso da dietro le montagne, come una mano paterna che scaglia dardi di fuoco per salvare i propri figli miserevoli dall'Oscurità Eterna.
Dal suo trono di ossa e macerie, il Re Afflitto volge lo sguardo sulla valle, contemplando con occhi vuoti la vastità del proprio impero.
Cenere e campi sterili.
Solo pantani fumanti e solfatare.
Rigagnoli di scolo e miasmi.
Per le strade del borgo diroccato, la poca vita che si trascina, sudditi per sempre vincolati all'inesorabile destino, è fatta di avvoltoi, parassiti e morte che cammina.
Poi, dal nulla, un bagliore.
Luce del mattino, che si riflette sulla superficie lucida di un elmo, di uno spallaccio, di un'armatura.
È il cavaliere.
Giunto infine a reclamare il proprio diritto di sfida.
Il Monarca Triste si erge dall'alto seggio, sollevando una grigia nube di ruggine e ragnatele; scende a passo lento lungo il pendio, trascinando il brando a terra: la punta smussata traccia sul suolo arido solchi irregolari, come ferite aperte da un aratro infetto.
Raggiunta la base dell'altura, la tenzone ha inizio.
Il duellante è agile, nonostante il peso della corazza: schiva, rotola, para con lo scudo e contrattacca; i suoi colpi sono rapidi e variegati, stoccate, finte, fendenti laterali.
Il Monarca ruota inerme su sé stesso, cercando di colpire il minuscolo corpo con la forza del suo pugno, di schiacciarlo sotto il peso del proprio tallone.
Non ce la fa.
Viene disarmato.
Cade in ginocchio.
Ha perso.
Il paladino si china, raccoglie la corona dalle spoglie del gigante morto e se la pone con solennità sul capo.
E, solo in quel momento, capisce.
Davanti ai suoi occhi scorrono milioni di ricordi, eoni di sfide e duelli; vede i volti di tutti i guerrieri, santi e avventurieri che, prima di lui, hanno combattuto e vinto; che hanno ucciso il vecchio per diventare il nuovo; che hanno trionfato per poi all'ultimo cadere.
Il Re si volta indietro, per tornare al proprio scranno: ad ogni passo le ossa si allungano, la vita nei suoi occhi si spegne; quando infine si siede, sul trono di ossa e macerie, il cielo è tinto di rosso dal caldo sangue del tramonto all'orizzonte.
Sia lodato il Sole.

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