venerdì 6 febbraio 2015

Tra tutti, proprio i Blue Öyster Cult





Mozzo, hai paura del buio?
Per chi mi conosce, un incipit del genere farà subito pensare a un panegirico sui Maiden e al relativo album, uno dei miei preferiti (il Buon Benny invece adora Powerslave), ma non è così.
L'idea per questo post ha preso forma durante un mio pigro e q.b. narcisista gironzolare tra le cartelle in cui tengo archiviate le immagini che scatto con la mia fida Pentax. Tra insetti, prosperose cosplayers e paesaggi urbani, è saltato fuori un ritratto centratissimo, la morte dei terzi e della fotografia tutta, di Manuel Agnelli, voce degli Afterhours (visto che non ascolto solo metal?).

L'avevo scattata durante l'edizione 2013 del Traffic Torino Free Festival che, per l'occasione, era stato appunto ribattezzato Hai paura del buio?
Come nella migliore tradizione pasticcera proustiana, un semplice file jpeg ha innescato una cascata di pensieri, il cui fenotipo si trova adesso davanti ai vostri occhi.
Tra l'altro, la risposta è no, anzi.
Mi trovo abbastanza a mio agio nell'oscurità, più che in presenza di una luce abbagliante, ma nonostante ciò odio i vampiri.
E i lupi mannari.
E, negli ultimi tempi, incomincio a trovare fastidiosi anche gli zombie.
Soprattutto se corrono.
I veri zombie NON corrono.
MAI.

Ma non perdiamo il filo.
Ho sempre considerato la paura un modo con cui l'intelligenza cerca di colmare il vuoto causato dall'ignoranza. Il mio Dungeon Master era solito dire: 
Esistono due tipi di paranoia: totale e insufficiente.
E devo ammettere che questo approccio ha il suo perché: per quanto machiavellico, infatti, l'esercizio costante di una sana dose di paranoia, alla fin della fiera, semplifica di molto la vita, riducendo, mediante un accurato controllo, il numero di cose che potrebbero risultare minacciose e spaventevoli.
Rimane solo la fobia, quello stato di terrore irrazionale che si scatena ogni tanto senza alcuna ragione logica apparente. 
Fino a qualche anno fa, quando ancora non mi chiamavo Mozzo, vi avrei risposto senza esitazione i ragni: ebbene sì, sono stato aracnofobico; ma lo era anche la mia ex ragazza per cui, per Ammore, con la A maiuscola e due M, all'epoca fui costretto a combattere e sconfiggere i miei demoni interiori a otto zampe. 
Per fortuna, quando lei se ne andò, la confidenza con gli aracnidi rimase, e da allora non furono più un problema.
Ma adesso?
Sono davvero così impavido?
Purtroppo no, anche il Mozzo ha paura. 
Di cosa, è proprio ciò di cui volevo parlarvi perché, secondo me, ne vale la pena.

La mia più grande paura è rappresentata dai conigli rosa.
Mia sorella ha quattro anni più di me. Da bimbo, oltre a diventare mancino come lei, la imitavo soprattutto nelle letture dei fumetti: compravamo insieme Topolino; quando lei iniziò Lupo Alberto, io per variare passai a Cattivik e, mentre lei frequentava le medie e io avevo otto-nove anni, inaugurammo la nostra collezione di Dylan Dog, lei più per le storie, io per le battute di Groucho. 
Galeotto fu il numero 24, I conigli rosa uccidono, in cui un killer travestito da personaggio dei cartoni animati uccide le persone in modi assurdi, come schiacciandole sotto rulli compressori o incollando loro in bocca candelotti di dinamite accesa. Quelle scene, lo ammetto, mi turbarono un po'. 
Col passare degli anni, la situazione peggiorò con la lettura de La notte eterna del coniglio, di Giacomo Gardumi, un thriller post-apocalittico, dove si viene decapitati da assassini in costume lapino. Poi ci fu Donnie Darko e, negli ultimi tempi, quella carogna di Benny, che condivide sul mio diario di Facebook le foto dei venti conigli pasquali più inquietanti della storia.
Insomma, non c'è scampo.
I conigli rosa sono il MALE.

La seconda fobia la sviluppai più tardi, durante gli anni del liceo, mentre tornavo a casa a piedi da scuola: eravamo agli albori del terzo millennio e mi stavo appassionando sempre più alla serie cult X-files (avevo persino comprato un orrendo gioco per Play Station con filmati live action), quando vidi per la prima volta il diciottesimo episodio della seconda stagione, Voli nella luce, durante la quale un elefante femmina irradiata diventava invisibile e iniziava a travolgere in corsa tutto ciò che le ostacolava la strada.
Il mio ragionamento fu molto semplice: come faccio a sapere, mentre sto attraversando la strada, che non sto per essere schiacciato da un furioso elefante invisibile?
I più razionali, io li chiamo noiosi, potranno obiettare che un animale del genere provocherebbe comunque rumore a sufficienza da destare allarme nei passanti.
A costoro rispondo:
e un elefante ninja?

Chiudendo, così come abbiamo iniziato, con un grande quesito, vi saluto recuperando lo spot pubblicitario di Fearful Symmetry, questo il titolo originale della puntata.

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