mercoledì 25 febbraio 2015

Wetwords (1/4) - Malmignatta



Un telefono.

Un antiquato modello candle stick: legno verniciato, il ricevitore appeso alla forcella di ottone, il cavo elettrico reciso; il ciuffo di fili di rame spunta dalla estremità spezzata e penzola nel vuoto come la coda di un felino pigro, ma con un occhio sempre aperto e vigile, in agguato.

É posato sul ripiano tondo di un tavolino in mogano, in mezzo alla stanza: quattro pareti tappezzate con spessa carta rosa porcellino, quella sfumatura che i bambini di solito usano per colorare la pelle dei bianchi; sul pavimento scalcinato due materassi di gommapiuma per le ore di sonno; per i pasti, un fornello a gas da campeggio. Sparse ovunque, armi, strumenti di morte di ogni tipo: lame, esplosivi rudimentali o di provenienza militare, armi da fuoco, mitra automatici e fucili a retrocarica, armi in asta, laser. E protezioni: pezzi spaiati di armature,  giustacuore di cuoio imbottito, giubbotti antiproiettile e vesti in kevlar.

Nella tana regna un silenzio carico di tensione assassina; d’altra parte, una paranza d’inchiostro non è certo l’abbinamento migliore per l’aggettivo “ciarliero”.

Driiiin. Uno squillo.
Poi un secondo. E un terzo.
Sono io a chiamare, la Voce Narrante, e so benissimo che si tratta di un’assurdità ma, che diamine! , cerchiamo di salvare un minimo di apparenza.
«Sì?»
«Passamela.»
«Vuole parlare con te».

La Malmignatta fa fede al suo nome di battaglia: la chioma liscia e nera da vuoto siderale si cala come uno shinobi lungo le vertebre fino a raggiungere il fondo della schiena; unica eccezione, una ciocca scarlatta che va a coprire l’occhio destro come un rivolo di sangue che, da una ferita superficiale della fronte, ruscella sul viso fino alla guancia. Il corpo pallido, quasi eburneo, da nobile, è fasciato in un abitino nero art nouveau senza maniche, scollo a V sul seno acerbo e gonna tagliata al ginocchio; unico accessorio, una larga collana di corallo rosso che, ad ogni passo verso il tavolino, oscilla ipnotica all’altezza dell’ombelico.

Reduce dal suo ultimo incarico in territorio dieselpunk, le sue lunghe dita, impreziosite da unghie laccate di smalto rubino, vanno a slacciare le fibbie della maschera Garner: dopo aver infatti recuperato underground un adeguato quantitativo di sarin, non ha esitato a gassare un’intera delegazione marziana presso la corte del Kaiser, evitando così un intervento alieno, che avrebbe saputo troppo di plagio, durante la Prima Guerra Mondiale.

«Buonasera capo, come posso esserle utile?» come sempre accade quando non è sotto copertura, mi risponde nel suo italiano dalla forte inflessione spagnola.
«Mi ha contattato un pirandello. Ho un wetword per te».

Un nobilotto di campagna in puro stile Sturm und Drang: bugie e tradimenti stavano per mandare in rovina il matrimonio; la nascita di un figlio, nella prima stesura, sembrava essere la soluzione migliore per un ricongiungimento famigliare, ma poi il pirandello ha cambiato idea, decidendo di concludere in tragedia. Quando ha fatto morire la giovane moglie di consunzione, il nostro caro Sir Anthony McIntosh ha mangiato la foglia ed è sparito dalla storia, durante una caccia alla volpe, portando con sé il neonato. Adesso si nasconde tra i personaggi di contorno dei romanzi romantici. É paranoico, e assetato di vendetta. Il pirandello assicura che lui non presenta un problema: l’ha caratterizzato come un inetto pieno di boria; ma teme che possa crescere il proprio figlio nel risentimento per poi mandarlo, una volta adulto, a rovinargli le trame future, magari assassinandogli i protagonisti. Dev’essere un lavoro rapido e pulito: bisogna sbarazzarsi del bambino senza troppo clamore entro massimo tremilacinquecento battute a partire da adesso.

Spazi inclusi.

Mentre il nome di Bai Asuka viene inserito come referenza nella finta lettera di presentazione, la Malmignatta controlla gli ultimi dettagli del suo travestimento: l’uniforme da sexy maid perfettamente stirata, unghie e ciocca di capelli tinte di un chiaro grigio cenere, pupille dilatate nel classico stile manga, mediante l’applicazione di un collirio a base di Atropa belladonna.

«Le sue credenziali sono ottime, miss Elizabeth».
«Grazie, milord».
«C’è solamente una questione che ancora non mi convince del tutto».
«Milord?»
«Durante la sua ispezione, per cercare eventuali infezioni o sintomi di altre patologie che possano mettere a repentaglio la vita di mio figlio, Mrs Rosefield, la governante della magione, mi riferisce che, beh, ha riscontrato una… peculiarità cromatica dei suoi, ehm, del suo incarnato. Mi ha parlato di una sgradevole sfumatura grigiastra che non suggerisce nulla di sano. Devo ammettere che la cosa mi preoccupa non poco».
«Oh certo, milord, i capezzoli. Il suo dubbio è del tutto comprensibile; ma non vi è nulla di cui preoccuparsi, posso spiegare: purtroppo, milord, non sempre è facile trovare un impiego onesto e decoroso come quello che state offrendo voi, sir McIntosh, e purtroppo a volte capita che, durante i periodi più sfortunati, pur di avere qualche mezzo di sostentamento, mi capiti di collaborare con Asuka-sama, del quale può leggere le ottime referenze nella mia lettera di presentazione, come comprimaria in alcune delle sue opere preggo hentai, in bianco e nero. Il mio ultimo impiego con il maestro Asuka si è concluso da poco e, avendo sentito che era richiesta una balia presso la vostra tenuta, ho pensato che avrei potuto smaltire il latte e, al tempo stesso, trovare un’occupazione di tutto rispetto. Le assicuro che, dopo la descrizione della prima poppata, torneranno rosei come si addice a una persona della mia sana costituzione».
«Allora questo spiega tutto. Ottimo, ottimo. Quando potrebbe cominciare?»
«Anche subito, milord».
«Allora avviserò la signora Rosefield di preparare la sua camera nell’ala riservata alla servitù. La prossima poppata di Caesar è prevista per le sei».
«Suo figlio si chiama Cesare? Oh, ma è fantastico! Ha lo stesso nome di mio fratello. Sono sicura che io e il piccolo lord McIntosh andremo subito d’accordo».

L’aveva ribattezzato Colostro: un cocktail di prolattina, per stimolare la lattazione, legata a PCB e diossine in concentrazioni tali da, attraverso la ghiandola mammaria, uccidere un neonato medio nell’arco di qualche ora. Il suo unico effetto collaterale, un’anomala decolorazione grigia dei capezzoli e delle areole circostanti.
Due fatti insoliti si verificarono quella sera: la giovane balia appena assunta non si presentò a cena nella sala riservata alla servitù; nonostante tra l’argenteria del padrone non mancasse nulla, era misteriosamente scomparsa dalla residenza, senza lasciare traccia subito dopo la sua prima poppata.


Il piccolo McIntosh Jr non si risvegliò mai più per chiederne una seconda.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

..............

Gli Scriptomanti ha detto...

Ok.