venerdì 27 marzo 2015

A spasso con Poe



Edgar ti prego accompagnami, perché da solo non credo di riuscire a trattenermi, e tu lo sai che, se mi lascio andare, poi finisce che si vomitano cuoricini arcobaleno.
E, nel caso, sei autorizzato a cavarmi gli occhi, inchiodarmi la lingua al tavolo e a strapparmi le interiora con il cucchiaino da tè.
Ti ho scelto, mio caro Poe, e non H.P. perché di cuori rivelatori tu sei esperto, e ne riconosci i sintomi al primo sguardo.

Tu-tum tu-tum,
tu-tum tu-tum.

Guarda!
Ma ti pare che un menù possa tremare in modo così osceno?
A ritmo con il battito cardiaco; un vergognoso metronomo la cui vibrazione nasce come un sorcio scellerato nella cassa toracica e si trasmette nei vasi cavi delle mani, delle dita.

Tu-tum tu-tum,
tu-tum tu-tum.

Cielo basta! Non ce la faccio.
Così volgari, sotto la superficie, come verdi lombrichi attorcigliati intorno ai polsi.
Chiudiamo questa dannata carta dei vini e ordina tu per me.
Tanto sono affamato come una milza che scivola, spappolata contro il muro.

Nessun commento: