domenica 1 marzo 2015

Bravo Laddie, cane andaluso.



Guardami donna.
Questo mio occhio è molto più grande dell'altro.
Sono asimmetrico.
Chirale.
Chirale significa che, anche se uguale, non posso sovrappormi alla mia immagine speculare.
Come una mano.
La mia mano.
Guarda, allungo un dito, di dieci che ne ho, in questa mano.
Non ti sembra un frutto di mare?
Una gorgonia.
Sto scomodo qui, sono pieno di spigoli; provo a muovermi un po', ma sbatto, raschio, mi struscio male.
Mi sento tondo, tonto?, come una sfera che cerca di sgomitare in uno spazio quadrato.
Cubico, perché ha tre dimensioni.
Ecco, mi sembra di stare all'interno di un Cubo di Rubik.
Hai presente come è fatto?
Dentro, intendo, non le facce colorate.
Immagina di essere uno scimpanzé, di quelli arrestati, di quelli nella sala interrogatori dalle pareti verdi, con un falso specchio a riprenderti mentre mettono alla prova la tua perspicacia scimmiesca.
Vuoi quella banana, donna.
La vuoi con tutta te stessa.
Devi solo infilare dei pezzi di legno di forme diverse, triangolo, cerchio, rettangolo, nei rispettivi fori.
Ecco, io sono quel cilindro di legno laccato che, nel buco quadrato, proprio non ci vuole entrare.
Io sono l'inamovibile pilastro sperimentale che ti separa dalla tua amata banana.
E, per questo, mi odi.
Sono antiestetico, servo a poco, credo, hai provato ad usarmi? ed emetto questi strani suoni quando sono agitato, che le orecchie poi ti fanno aggrottare le sopracciglia, e alla fine ti viene mal di testa.
Quindi c'è da chiedersi: «Perché?»
È che sono come quando stai assemblando un puzzle e, per sbaglio, incastri a forza la parte sporgente di una tessera nella rientranza di quella a fianco: sai già che, se cercherai di estrarla a forza, la carta si scollerà, trasformando il lato col disegno in un fastidioso lembo sollevato.
Il trucco, con me, consiste nell'inclinare un po' il pezzo, prima di toglierlo.
Ma se provi a toccarmi, donna, te ne pentirai.
Oh sì.

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