mercoledì 4 marzo 2015

Il mito di Marsia



Jonnhy Marsia, Marsia per gli amici (pochi, in realtà) era un sileno, ovvero una divinità minore, una creatura dei boschi imparentata con i centauri, ma di natura selvaggia e lasciva; così sgradevole che di rado veniva invitata ai raduni silvani. Insomma, era l'equivalente mitologico di quei parenti fastidiosi che ti tocca sopportare ai ricongiungimenti obbligati, durante le feste comandate e che rappresentano l'onta incancellabile sul buon nome della famiglia.
Nello specifico, Marsia era il dio del fiume Marsia (starring Marsia as himself), affluente del Meandro presso Mileto, Georgia.
Fatto sta che un giorno Marsia, marcio di alcol come una spugna imbevuta di acqua saponata in un carwash, trovò per terra l'aulos gettato via popodimenochè dalla dea Atena in persona che, nella sua infinita saggezza, non si era resa conto nel crearlo che, al momento dell'esibizione, suonarlo le deformava grottescamente le gote, facendola sembrare una tetraodontiforme isterica.
Complimenti dea Atena, ottimo lavoro.
Per chi non lo sapesse, l'aulos è uno sturmento musicale composto da una canna in legno, osso o avorio, con un'imboccatura a bulbo che contiene l'ancia. E' uno strumento a fiato, ma noi, in Texas, lo suoniamo con un archetto.
Come un violino.
E allo stesso modo lo suonò il caro vecchio Marsia, nonostante fosse originario della Georgia. Non chiedetemi perchè, sarà una convergenza evolutiva. E dacci di gomito, dacci di polso, Marsia era proprio bravo a smanettare col proprio strumento.
L'aulos, appunto.
Tanto da fare concerti, tournèe, sold out in tutti gli stati del Sud. Le sue groupies arrivarono ad affermare che fosse addirittura più bravo dello stesso Apollo, che non è tipo da prendersela per bubbole del genere.
Quando la cosa giunse alle orecchie del dio, Marsia non aveva ancora fatto atto di umiltà, anzi credo che, di ritorno da una mega-rave-party, si fosse anche fermato lungo la statale a vomitare addosso a una sua immaginetta sacra.
Quell'episodio fece inviperire parecchio il dio del Sole che, indossato il suo miglior costume da diavolo (non guardate me: io conosco il finale della storia, e se ad Apollo piace travestirsi, non sarò sicuramente io a puntare il dito), si diresse senza soste pipì verso la Georgia.

The devil went down to Georgia, he was looking for a soul to steal. He was in a bind 'cos he was way behind: he was willin' to make a deal.

S'incontrarono ad un incrocio sperduto nel deserto, che dal nulla andava verso il niente. Marsia si stava esercitando, sviolinando a passo di danza sulla polverosa terra rossa, quando Apollo sbucò all'improvviso.
Esordì:

«Boy let me tell you what! I bet you didn't know it, but I'm a fiddle player too. And if you'd care to take a dare, I'll make a bet with you. Now you play a pretty good fiddle, boy, but give the devil his due: I bet a fiddle of gold against your soul, 'cos I think I'm better than you».

Il sileno, colto di sorpresa, fece un balzo non da poco, ma in breve tempo si riprese e, forse non riconoscendo la divinità conciata in quel modo (con una tutina scarlatta aderente, il forcone di plastica e un cerchietto con le cornina nere), rispose con un smargiasso:

«My name's Johnny and it might be a sin, but I'll take your bet, your gonna regret, 'cos I'm the best that's ever been».

Furono evocate le Muse quali giudici della sfida; per l'occasione si presentarono con le sembinaze di:
  •  un donnone di colore identico a Mami di Via col vento;
  • una vecchina scheletrica, vestita da Nonna Papera, con tanto di torta di mele in una mano, pasticcio di carne di scoiattolo nell'altra e una carabina calibro .303 in spalla;
  • una vacca ruminante tabacco da masticare (ptui).
Le altre sei non si presentarono.
Iniziò Apollo, in quanto parte lesa.

The devil opened up his case and he said: "I'll start this show." And fire flew from his fingertips as he resined up his bow. And he pulled the bow across his strings and it made an evil hiss. Then a band of demons joined in and it sounded something like this.

Fiddle solo.

Che dire? 
Il violino suonato dalle dita di un dio è impossibile da descrivere a parole. 
Avreste dovuto sentirlo con le vostre orecchie.
Sareste rimasti estasiati. 
Fidatevi, fu eccezionale.
Marsia rimase molto colpito. Aspettò in silenzio che l'esibizione giungesse a termine.
Era il suo turno.

When the devil finished, Johnny said: «Well you're pretty good ol' son. But if you'll sit down in that chair, right there, and let me show you how it’s done».

Fiddle solo

OH
MY
F**KIN'
JUPITER

Le Muse, che sono sempre delle vacche (in questo caso una di nome e de facto), assegnarono un pareggio (tanto per cambiare), ma solo perché Apollo era il loro pappone e non volevano dargli un dispiacere, che poi va a finire che il dio torna a casa, sul Parnaso, sbronzo di Jack Daniel's e le prende tutte a cinghiate, se non addirittura le sfregia come è successo ad Urania quella volta che si è messa a blaterare a proposito di nuovi generi letterari e omini verdi.
Adesso Urania quando mangia ha sempre un rivoletto di bava che le cola all'angolo della bocca, dove ha la cicatrice.
Poverina.
Comunque, pareggio o non pareggio, Apollo capì.

The devil bowed his head because he knew that he'd been beat. He laid that golden fiddle on the ground at Johnny's feet. Johnny said: «Devil just come on back if you ever want to try again. I told you once, you son of a bitch, I'm the best that's ever been».

Ok Marsia, va bene vincere, però te la stai andando un po' a cercare.

Abbiamo quindi Jonnhy con il suo nuovo violino d'oro zecchino che saltella come un satiro in calore intorno a una divinità in ginocchio, distrutta sul piano emotivo e ferita nell'orgoglio. Da lì al finale tragico, si sa, il passo è assai breve. Apollo, incazzato come una iena e con lo spirito di fair play che ha sempre contraddistinto gli abitanti dell'Olimpo (vedi Atena con Aracne) decise allora di punire Marsia per la sua sicumera e, legatolo ad un albero di sicomoro (specie aliena introdotta dall'Africa centro-orientale), vivo lo scorticò.

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