sabato 7 marzo 2015

Midnight Meat Train



Nella mia città, solo i bari usano l'automobile.
I veri giocatori aspettano alla fermata.
Ed eccomi qui, in piedi, dressed to kill; mani in tasca e musica alta nelle orecchie.
Era da parecchio che non uscivano i miei numeri.
Cinquantadue, la linea.
Cinque, del pomeriggio.
Ottavo, il girone.
Benvenuto nelle Malebolge.
Bentornato a casa.

Si spalancano le porte ed è subito scontro aperto; disperati che escono, disperati che entrano.
Neanche a farlo apposta, gli auricolari sbraitano le ruvide parole degli Exodus.
Blood in. Blood out.
E non importa quale musica ascolti di solito, questo viaggio accetta solo thrash metal.
Giusto il tempo di appoggiare la punta del piede, gomitata nella schiena.
È una vecchia con le borse della spesa, che si agita e si affanna nella vana speranza che più avanti, oltre il muro di corpi ci sia spazio, una terra promessa, un angolo tutto suo dove potersi accasciare senza fiato.
Illusa, ma la lascio passare.
I solchi delle rughe e le macchie sul volto sono uno spettacolo che non voglio sorbirmi fino alla stazione.
Mi guardo un po' intorno, cerco un'icona, un totem, un volto che non sia del tutto devastato sul quale concentrarmi, un paio di occhi cristallini che leniscano le sofferenze di questo carro di dannati, diretti a rotta di collo verso una fine senza significato.
Niente.
Nessun colore vivo, solo sporche sfumature che vanno dal triste allo stanco, dalle squame di forfora al sudiciume vero e proprio.
Vinaccio.
Non la tonalità, l'odore.
Alcol scadente.
Ubriachi.
Barboni.
Piscio e sudore.
Aglio.
Profumi dolci troppo forti di signore troppo grasse in pelliccia.
Con figli che piangono.
Voci al telefono che urlano.
Sono circondato da gente che non ce la fa più.
Insoddisfatta.
Noia.
Rabbia.
Che fine hanno fatto i ruffiani e i seduttori?
Dove sono i maghi e i simoniaci?
I ladri?
I consiglieri fraudolenti?
Che strano.
Sto sorridendo.
La musica continua a fluire nella mia testa e sono qui, aggrappato a questa maniglia scrostata che emana un odore metallico, come il sapore del sangue in bocca.
Sto bene.
Sono in un moshpit di carne da macello e sto già pensando a cosa potrei scrivere.
Come lo potrei raccontare.
Sono le mie mura, la mia roccaforte.
Una tavolozza di pittura marcia in cui affondare il pennello del mio ingenio.
Scendendo a Dora, avrei voluto ringraziarli.
A volte odio con tanta intensità da sconfinare nell'affetto immotivato.



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