lunedì 30 marzo 2015

Naturamorta



Batto indice e medio sul braccio, prematuro segno di vittoria, come in un round al gioco dei mimi.
Non una parola, ma due.
E, trattandosi di pittura, dovrei atteggiarmi come un modello, in posa, nudo e con il freddo che non mi rende giustizia.

Prospettiva e aggettivi, locuzioni e pennellate; mondi distanti che, in questa occasione, si mescolano alla perfezione come i pigmenti sulla tela.
Leggiamo innanzitutto la definizione:

Tipo di rappresentazione pittorica che ritrae oggetti inanimati: di solito frutta e fiori, ma anche strumenti musicali e altri oggetti.

Ogni volta che penso all'espressione natura morta, per quanto possa essere brillante e colorata l'opera, un velo di tristezza grava pesante sul mio essere: ho l'impressione, non importa quanto agile possa scattare tra le sale del museo, di arrivare troppo tardi, di essermi perso i momenti più belli e di dover assistere sempre e solo a una commemorazione funebre.

Ma un'enfasi maggiore sulla vita, per quanto statica, non sarebbe di gran lunga preferibile?

Perché per gli inglesi è diverso.
Per gli inglesi è possibile.
Per gli inglesi è still life.

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