sabato 21 marzo 2015

Parliamo di letture. Recensioni? No, evidence wall.



E invece è un test bello e buono.
Ahah.
Bazinga!

Uno dei vantaggi di ammorbare le persone che ti conoscono parlando sempre e solo del tuo blog (un po' come fanno i neo-genitori con i figli e i cinofili con i propri cani) è che, ogni tanto, pur di farti tacere per qualche istante mentre ci pensi su, ti danno degli ottimi consigli per la crescita personale del tuo blog (ho già detto che abbiamo un blog? Vuoi vedere le foto? Qui c'è blog a due settimane che fa il bagnetto, mentre qui è subito dopo la pappa, mentre rigurgita feeds).

Qualche giorno fa stavo prendendo un caffè con la mia principale fonte ontologica solipsistica, cioè quell'intelletto superiore che, in sostanza, ha iniziato a proiettarmi nel piano dell'esistenza quando, a un certo punto mi suggerisce: 
«Sai, dovreste inserire anche una pagina dedicata ai libri; dei consigli alla lettura, o magari parlare dei titoli che state leggendo in questo periodo».
Mi sono subito disingaggiato dall'argomento con un banale ci rifletterò, più che altro perché non sono un amante delle recensioni: non ne leggo molte e non mi piace scriverle. Capiamoci, quando qualsiasi cosa, un romanzo, un film, un videogioco, un album, attira la mia attenzione, mi informo in modo quasi maniacale prima di valutarne l'acquisto; ma perlopiù mi concentro su informazioni oggettive riguardanti i contenuti, il genere, le opere precedenti dell'autore, rispetto alle opinioni altrui sulla qualità effettiva del prodotto.
Sia in entrata, sia in uscita, trovo sia molto più facile parlare del cosa piace piuttosto che spiegare perché sia piaciuto.

Però l'idea di una rubrica sui libri non è mica male.
Ergo, questo test.
La cui base teorica è parlarvi in forma di approfondimento delle letture che hanno, e stanno tutt'ora accompagnando il cammino degli Scriptomanti. 
Questo primo post può essere considerato un normale Six Feet Under, o uno Script-o-rama; nel caso dovesse avere successo, penseremo in seguito se dedicare un'apposita pagina, magari con un widget che riconduca ad una nostra libreria di Anobii, dove magari reperire informazioni più "canoniche" sui vari titoli.
Concludo questo lungo preambolo con una precisazione: quanto letto finora si riferisce soprattutto alla visione del Mozzo, alla tastiera in questo momento; essendo il Buon Benny più navigato per quanto riguarda il format, non è da escludere che possa dilettarvi con recensioni più stricto sensu.
Forse sì, forse no.
Benny, insomma, farà un po' quel che c***o gli pare.
As evah.

Non credo che raccontarvi perché un libro mi sia piaciuto o meno abbia molto senso per due ragioni: nel caso non conosciate il titolo, non avreste idea di ciò di cui sto parlando; nel caso lo abbiate letto anche voi, non essendo tutti i gusti alla menta, non è detto che un pregio per me non sia per voi un difetto e viceversa.
Ciò che posso raccontarvi, quindi, sono gli episodi, i retroscena, le stranezze che hanno reso certe letture ricordi indelebili nella mia memoria.

Ronja, di Astrid Lindgren, è un buon esempio con il quale iniziare.
È stato uno dei primissimi romanzi, forse addirittura proprio il primo, non ricordo, che abbia mai letto.
Non fu una scelta del tutto volontaria: alle elementari, tra i vari compiti delle vacanze, bisognava scegliere da una lista un libro da leggere e, pur appartenendo a Gaia Mondadori, la collana junior per femmine, e si sa, le femmine fanno schifo (ne riparliamo dopo la pubertà); all'epoca risultò essere l'alternativa più interessante.
Mi piacque.
E non posso dirvi molto di più; della trama non ricordo quasi nulla.
Nonostante ciò, mi rimane ancora oggi nel cuore, perché Ronja è uno di quegli esempi di coincidenze incredibili che ti segnano l'esistenza e che, di solito, non posso trattenermi dal raccontare quando diventiamo amcissimi.
Per spiegarvi cosa intendo, useremo un evidence wall.



Nel 2009 mi appassionai ai Van Canto, un gruppo metal che, esclusa la batteria, si esibiva con un repertorio di canzoni a cappella.
Solo voci. 
Sono anche andato a vederli più volte dal vivo, la prima volta al Gods of Metal a Collegno col Buon Benny che, col suo culo a pagoda, aveva vinto un secondo ingresso gratuito per la giornata di domenica.
Ti odio.

Tra i miei pezzi preferiti c'è Stora Röverdansen, intro musicale che apre il loro primo album, A Storm to Come.



Prendiamo una puntina e aggiungiamolo alla nostra parete.



Passano gli anni, e come tutti quanti precipitai nel vortice di dipendenza da Facebook: tra i mille aggiornamenti di status, postati con una regolarità che manco il Bifidus, un giorno decisi di condividere con gli amici la mia passione per questa metal band teutonica e quando andai su Youtube per cercare il mio brano "strumentale" preferito, questo fu il risultato:



Un brano tratto dalla colonna sonora di un film del 1984, Ronja Rövardotter, in italiano Ronja, la figlia del brigante.
Immaginatemi davanti allo schermo, mentre la mia beautiful mind unisce i puntini.


Raccontarlo in poche righe forse non rende giustizia all'entità del mio sgomento: tenete presente che da un avvenimento all'altro sono passati anni, se non lustri o perfino decenni. Ma a voi non capita mai?
Non è allucinante?
Io ci rimango sempre di sasso.
E dico "sempre", perché questa non è stata l'unica volta.
Ma magari ve lo racconterò in un altro evidence wall, altrimenti qui si rischia di mettere troppa carne e paranoia sul fuoco.
Giusto per chiudere con il colpo di scena, vi informo che stamattina, Marzo 2015, mentre svolgevo le mie ricerchine per scrivere questo post, sono inciampato in questo:




Eh già, perché a partire dal 30 Agosto 2014, Goro Miyazaki, figlio di Hayao e regista di I racconti di Terramare e La collina dei papaveri, ha iniziato a dirigere una serie animata su Ronja.






La mia reazione.

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