venerdì 27 marzo 2015

Princisbecco



Se anche tu, come me, non hai bazzicato Molière, leggendo o sentendo pronunciare princisbecco è probabile che la tua mente verrà attraversata dall'immagine di un ibis sacro che troneggia in una corte piumata dalle tinte sgargianti.
O dal videoclip di It's a hard life dei Queen.

Nulla di più errato, qua si parla di metallo.
(Alliteration alert) Ma Mozzo, mi martelli col metallo peggio di un fabbro furente in una fucina fumante!
Poi non ti stupire se quando posti Battiato su Facebook, la gente si stranisce.

Ma io sto parlando di vera e propria siderurgia: il princisbecco, infatti, è una lega composta in prevalenza di ottone, come l'imperatore, con inclusioni di stagno, come l'acquitrino.
Dai, nell'incipit c'ero andato vicino.

Il termine deriva dal nome del suo inventore, Christopher Pinchbeck, orologiaio inglese (Se il tempo non è reale, a che servono gli orologiai eh?).
In principio veniva usato per lavorazioni appariscenti, chi ha detto pacchiane?, ma di poco valore; col tempo, gli orafi disonesti iniziarono a usare il princisbecco al posto dell'oro, diventando in poco tempo, per metonimia, sinonimo di falso, patacca di scarsa qualità.

Si usa anche in senso lato per esprimere lo stupore che si prova quando si subisce una brutta sorpresa.
Quindi, Mozzo, se la gente si stranisce quando posti Battiato su Facebook, non ci rimanere di princisbecco.

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