giovedì 9 aprile 2015

Forastico



Hai presente la sensazione che provi quando guardi la tua poltrona preferita, quella su cui ti siedi ogni sera per leggere? Oppure l’odore che si spande in cucina quando apri il cassetto della credenza che contiene tovaglia e tovaglioli? Odori e sensazioni casalinghi, domestici, familiari. 

Mi segui? Ecco, ora pensa all’esatto contrario. Un campo incolto di campagna, per esempio. Il muretto diroccato di una cascina fuori città. Pensa a qualcosa di rustico, di selvatico. Una poesia di Montale. Immagina un’essenza che è miscuglio di pioggia, erba e lontananza. Oppure sogna un tizio schivo, con la barba incolta, che sembra nato sotto a una montagna. Un viandante. Restio ad avvicinarsi, riluttante a fare proprie quattro mura. Un uomo della strada.  

Forastico, si dice forastico.

Immagino uno zaino verde, lordato dalle intemperie e strappato dai rovi. Forastico.

Immagino un mammifero chiuso nella sua pelliccia che si tiene lontano dal borgo montano. Forastico.

Penso al bastone nodoso di un pastore che guida le greggi al pascolo. Forastico.  

Forastico è dove io non sono, ma immagino di essere. Sempre.

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