mercoledì 8 aprile 2015

Wetwords (3/4) - Bombarolo Primo Tempo



«Mi rincresce disturbarla, signore, ma è atteso con urgenza in plancia di comando. Abbiamo un problema.»
Appena udita la voce del proprio XO, gli occhi del capitano di vascello Judd Crocker si aprono e, grazie a un istinto sviluppato durante le numerose emergenze affrontate, il suo intero organismo passa, in un istante, dal sonno alla veglia. Sul suo sottomarino, non c’è spazio per l’esitazione. Neanche quando si dorme.
«Di che si tratta? Abbiamo speronato un altro cacciatorpediniere cinese?»
Al ricordo dell’unico, imperdonabile errore commesso in gioventù, all’inizio della propria carriera militare, il volto del secondo ufficiale, il capitano di corvetta Linus Clarke, si congestiona in preda all’imbarazzo; nonostante ciò, data la gravità della situazione, riesce a mantenere i nervi saldi e a rispondere con voce ferma: «E’ meglio che lo veda di persona».
Giunti su un ponte brulicante di attività, il comandante non può che richiedere ai suoi sottoufficiali un rapporto immediato con tutti i dettagli: «Insomma, cosa diavolo sta succedendo?»
E’ l’ecogoniometrista a rispondere; togliendosi una delle cuffie, indica al proprio superiore uno degli schermi del sonar: «Signore, meno di cinque minuti fa abbiamo raggiunto l’obiettivo e gli strumenti hanno iniziato a rilevare un’anomalia che non è segnalata sulle carte batimetriche».
«Avete verificato che le coordinate siano corrette?»
Dalla propria postazione, l’ufficiale di rotta conferma: «47° 09’ Sud, 126° 43’ Ovest, signore».
«Pensate sia opera del Krasniy Oktyabr? Una messinscena di Ramius per attirarci in una trappola?»
Il capo silurista scuote la testa: «No signore. Per quanto all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, nessun sottomarino sarebbe in grado di smuovere una tale quantità di fondale in così poco tempo».
«Un fenomeno sismico?»
E’ ancora l’addetto ai sonar a rispondere: «Le grandi dimensioni lo farebbero sospettare, signore, ma le misurazioni mostrano una struttura troppo regolare per essere naturale. Sembrerebbe una sorta di sito archeologico; un’antica città affondata».
«O una stazione subacquea ben mimetizzata». Suggerisce il secondo ufficiale Clarke.
«Segni di attività termica?»
«Molto tenui, ma diffusi, lungo il quadrante sud, signore».
«Un qualche tipo di reattore? Magari termoisolato?»
«Non lo escluderei, signore, le dimensioni sono in effetti compatibili con quelle di un grande stabilimento di qualche tipo, anche se il sonar rileva un insolito profilo irregolare. Sembrerebbe svilupparsi in altezza, fino a raggiungere la superficie».
«Sala macchine. Prepararsi per l’emersione».
«Signorssì, signore!»
«Voglio verificare di persona al periscopio di cosa si tratta e, nel caso si riveli necessario, scattare qualche foto da mandare agli analisti a Langley».
Judd Crocker, cinquantatré anni, capitano di vascello in comando sul sottomarino nucleare USS Seawolf; una carriera militare ineccepibile, che gli ha fatto guadagnare l’appellativo di “miglior sommergibilista della Marina degli Stati Uniti d’America”; istinto e sangue freddo temprati nel corso di numerose missioni ad altissimo rischio, in uno dei periodi più bui dell’era moderna; un uomo in grado di gestire qualsiasi tipo di crisi internazionale.  
Judd Crocker, durante una missione, la sua ultima missione, di inseguimento nell’Oceano Pacifico, sta scrutando l’orizzonte attraverso le potenti lenti del periscopio, alla ricerca di risposte.
«Madre santissima! Mettetemi in contatto con il presidente. subito!»
***
«Cthulhu? Quel Cthulhu?» La voce del Bombarolo gronda incredulità.
«Proprio lui». Gli rispondo.
«Quello di Lovecraft o quello di Derleth?» domanda sorniona la Malmignatta mentre, appena sveglia, stiracchia le lunghe gambe nude sul vecchio materasso del rifugio.
«L’originale».
«Ah! Quello sì che è un bersaglio!» sbotta divertito il Cecco mentre, al tavolo, sta lubrificando con un lungo scovolo impregnato d’olio la canna di un Winchester M70 da caccia gorssa.
«E perché mai dovrebbero pagarci per fare fuori il più famoso dei Grandi Antichi?»
«I due pirandelli sono specialisti di techno-thriller e di fanta-politica; sono entrambi abbastanza famosi nel loro campo e, per fare un po’ di fan service, hanno deciso di collaborare per scrivere una storia in cui i protagonisti più amati dei loro romanzi si possano incontrare. Purtroppo sono estranei ai Miti di Cthulhu e, con molta ingenuità, forse troppa, hanno costruito la loro intera trama intorno allo scontro finale, che dovrebbe avvenire nell’Oceano Pacifico, nel punto di coordinate 47° 09’ Sud, 126° 43’ Ovest».
«Proprio il sito dove Lovecraft ha posizionato l’antica città di R’lyeh». Precisa, divertita la Malmignatta.
«Esatto. Quando l’enorme corpo sopito di Cthulhu e le rovine circostanti sono state avvisate per errore, entrambe le fazioni, russi e americani, hanno pensato di essere entrati in acque fantascientifiche e di aver trovato la prova di un imminente invasione aliena; hanno quindi cessato subito le ostilità per contattare in patria i rispettivi leader politici. I pirandelli temono che, a fronte di una minaccia comune proveniente dallo spazio, le due super potenze possano allearsi, impedendo così di portare a compimento il loro progetto editoriale».
Lo stupore non riesce ad abbandonare l’espressione esterrefatta del Bombarolo, a cui ho assegnato l’incarico: «Ma siamo in piena atmosfera da conflitto mondiale, figlia della Guerra Fredda! Credi davvero che gli americani o i russi sarebbero tanto stupidi da seguire una tale linea d’azione? Per cosa, poi? Un enorme colosso addormentato con la testa da calamaro? Quelli non vedono l’ora di premere il pulsante rosso».
Il Cecco si alza, asciugandosi le mani con un vecchio strofinaccio da cucina: «In realtà, ci sono dei precedenti. In un 1985, la crisi in Afghanistan venne risolta in modo pacifico perché i due blocchi abbandonarono lo scontro per affrontare una minaccia aliena fasulla. Certo, in quel caso la truffa era stata pianificata nel minimo dettaglio: un sofisticato pupazzo alieno fu teletrasportato nel bel mezzo di un concerto al Madison Square Garden di New York uccidendo, a causa di un violento backlash psichico, migliaia tra i fan dei Pale Horse e dei Krystalnacht. Fu molto spettacolare».
«Stupidi o no, siamo stati pagati per cancellare una volta per tutte Cthulhu e R’lyeh dalle acque internazionali del Pacifico. Ed è proprio ciò che farai. Quanto ti ci vorrà per elaborare un piano?»
«Credo di avere in mente già tutti gli elementi necessari. Dammi solo cinque righe di stacco per verificare alcune equazioni, e poi possiamo cominciare».
Io sono la Voce Narrante e gestisco una paranza d’inchiostro, un gruppo di assassini a pagamento, specializzati nell’eliminazione di bersagli letterari scomodi. Vi assicuro che la sopravvivenza delle storie viene messa a repentaglio da personaggi fuori controllo più spesso di quanto crediate. Se non ve ne siete mai accorti e nei romanzi o nei racconti che leggete, tutto procede senza intoppi che rovinino la narrazione, è perché siamo i migliori in quello che facciamo.
«La buona notizia è che la mia formazione da fisico teorico ha semplificato parecchio i calcoli necessari alla buona riuscita del piano».
«C’è anche una cattiva notizia?» chiedo al Bombarolo, mentre indossa impermeabile e cappello borsalino, preparandosi ad uscire.
«Dipende. Questa volta è probabile che si tratti di un’operazione più lunga rispetto agli episodi precedenti; stiamo parlando di cinquemila parole, forse di più».
«Stai suggerendo di dividerla in due parti?»
Il Bombarolo fa spallucce, accendendosi una pipa in radica nera: «Non sta a me decidere. Sei tu il capo».
«Vedremo a lavoro ultimato. Procedi pure».
«Come prima cosa, ci serve un armaiolo».
***
Nonostante il sistema di sicurezza a sincronizzazione di frequenza cerebrale, le porte automatiche della Mr Lars Spa si aprono senza ostacoli di fronte alla figura del Bombarolo che, con passo sicuro, si dirige senza perdere tempo al tavolo di Miss Bedouin, la giovane segretaria dai seni perfetti.
«Buongiorno e benvenuto alla Mr Lars Spa. Posso esserle d’aiuto?» saluta la ragazza, con un candido sorriso sulle labbra.
«Salve a te, dolcezza. Devo parlare con Mr Powderdry e Mr Freid» risponde il nuovo arrivato, sforzandosi di mantenere lo sguardo sul volto.
«Ha un appuntamento Mr…?» mentre pone la domanda, le dita affusolate dell’impiegata si muovono con delicatezza sulla scrivania, alla ricerca di una grossa agenda, posta di fianco ad un buffo porta penne a forma di fox terrier.
«Temo di no, mia cara. Ma si tratta di una questione piuttosto urgente». L’affascinante sorriso del Bombarolo non abbandona il viso neanche per un istante, neanche quando la sua mano, così grande, callosa e virile si chiude con gentilezza su quella di lei.
La reazione di Miss Bedouin non è del tutto tempestiva: come se volesse godersi l’inatteso contatto fisico, esita, prima di ritrarsi e infine arrossire: «Oh, mi spiace così tanto di non poterla aiutare. Mr Pwderdry e Mr Freid stanno lavorando a dei nuovi modelli e, a meno che lei non sia coinvolto nell’operazione a titolo ufficiale, non posso farla passare. Sa, questioni di sicurezza nazionale».
Il Bombarolo si toglie il cappello, fa un lento respiro, come se stesse riflettendo con attenzione sulla risposta della fanciulla e, rivolgendole un nuovo sorriso carico di irresistibile magnetismo, replica: «Capisco, tesoro, davvero. In passato, è capitato anche a me di lavorare per il governo, e so benissimo quanto possano essere fastidiosi e restrittivi i protocolli. Facciamo così: vada dal suo capo e gli dica che, in cambio di qualche minuto del suo tempo, posso fornirgli più informazioni su Miss Lilo Topchev, di quanto sia riuscito a fare finora l’agente della KACH che ha ingaggiato all’insaputa del generale Nitz. Io aspetterò qui; se Mr Powderdry le ordinerà di cacciarmi, me ne andrò senza protestare».
L’attesa si rivela essere molto breve e l’esito della comunicazione abbastanza scontato: le urla sconvolte di Lars Powderdry si possono udire anche dalla sala di attesa, ma è più probabile che stiano risuonando in tutto l’edificio.
«Chi è lei?!? Per chi lavora?!?»
Nell’ufficio, il Bombarolo non ha neanche il tempo di sedersi prima di essere aggredito a male parole da un uomo abbastanza basso e insignificante, con il volto violaceo di indignazione.
«Si calmi, la prego. Non è salutare per lei agitarsi in questo modo». Il dottor Todt, medico personale, si fa avanti, cercando di tranquillizzare il suo unico paziente.
«Tutti fuori! Subito! Pete, tu rimani».
Quando infine una parvenza di civiltà sembra essere tornata all’interno della stanza, Lars Powderdry, ancora fumante di rabbia, ma più trattenuto nelle reazioni, ripete la domanda al Bombarolo: «Chi la manda? Cos’è, una trappola? Una velata minaccia? L’ennesimo tentativo di Nitz di sottomettermi alla sua autorità?»
Il Bombarolo solleva le mani aperte, in un gesto di onesta rassicurazione: «Stia tranquillo, Mr Lars, non rappresento nessuno all’interno del Blocco Occidentale».
Le spalle dell’uomo si rilassano, sbuffa fuori tutta la tensione nervosa accumulata fino a quel momento e, sedendosi alla propria scrivania, si accende un sigaro Cuesta-Rey: «Un agente dell KVB allora? L’Est Spione sta cercando di reclutarmi?»
«Diciamo che lavoro per il settore privato. Ho bisogno che lei realizzi per me i progetti per una specifica arma e che lei, Mr Freid, ne assembli un prototipo».
Il sognatore di armi e il suo capo ingeniere si osservano increduli in seguito alla richiesta del Bombarolo; poi, dal nulla, Lars Powderdry scoppia a ridere: «Ohohoh! Mi spiace che sia dovuto venire fin qua, mio caro, ma temo proprio che abbia sprecato il suo tempo. E il mio».
Il Bombarolo non si scompone davanti a una tale manifestazione di ilarità, anzi, riaccendendosi la pipa, sorride a sua volta: «Si sta forse riferendo al fatto che la sua vita è una barzelletta, che lei sta trascorrendo un’esistenza miserabile? Dopotutto, è obbligato a rovinarsi il corpo e la psiche entrando in deleteri stati di trance, per cosa? Disegnare armi che neanche funzionano? Giocattoli scaturiti dalla fantasia malata di un disegnatore italiano di fumetti. Le sue prodigiose invenzioni non sono altro che complicate suppellettili alla moda, atte solo a mantenere viva un’illusione di sicurezza nei confronti di un conflitto mondiale fasullo. Quando in realtà le due più grandi super potenze si sono già accordate sul futuro politico del pianeta. Non si preoccupi, ne sono ben consapevole. Anzi, parte di questo scenario è risultato anche del mio operato».
La risata di Powderdry si spegne pian piano nell’aria, mentre la verità gli viene sbattuta in faccia con tanta brutale sincerità. Ma il Bombarolo non si ferma: «Posso persino anticiparle che, tra non molto, la sua condizione potrebbe anche peggiorare: in seguito allo sterminio dell’intera popolazione di New Orleans ad opera di un satellite proveniente da Sirio, le verrà imposto di disegnare un’arma funzionante per combattere gli invasori. Compito che, mi pare ovvio, lei non sarà in grado di svolgere. A meno che…»
Il viso di Mr Lars, sfumato per gradi da paonazzo a smunto, si rianima, acceso da un’ultima scintilla di speranza: «A meno che?»
«A meno che non decida di collaborare con me. Le spiego: posso fare in modo da deviare la sua prossima trance; invece di leggere il subconscio di Oral Giacomini, entrerà in contatto con l’immaginario di Douglas Adams; a quel punto, dovrà cercare e riprodurre il design di un’arma chiamata “mazza da battaglia Krikkit”. Quando ci avrà fornito gli schemi, collaborerò con Mr Freid per apportare le modifiche necessarie affinchè i prototipi risultino operativi e funzionanti. A lavoro concluso, terrò per me un modello, lasciandovi i progetti, che potrete riutilizzare contro l’arrivo imminente degli alieni».
«Pete, che ne pensi?»
«Se anche solo la metà di ciò che afferma è vero, dico quando cominciamo?»
Il Bombarolo sorride soddisfatto e, accavallando le gambe, inizia a leggere le prime pagine distopiche del giornale omeostatico comprato poco prima alla fermata della metropolitana.

Nel frattempo, Lars Powderdry schiaccia un pulsante sulla scrivania, attivando l’interfono diretto con il proprio segretario personale: «Henry, contatta il dottor Todt e digli di venire nel mio ufficio. Ho urgenza che mi installi subito l'autismo».

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