lunedì 13 aprile 2015

Wilbur Smith come Selen



Il primo romanzo che ho letto in vita mia è stato un romanzo di Wilbur Smith. La prima ossessione letteraria della mia vita è stata Wilbur Smith. L’unico scrittore di cui possiedo tutti i romanzi è Wilbur Smith. La mia prima erezione letteraria l’ha causata la penna di Wilbur Smith. 

Wilbur Smith è stato la mia Moana Pozzi. La mia Selen.

Che tristezza, direte voi.

Fermi! Sono qui per dimostrare il contrario, per convincervi che Wilbur Smith non ha nulla da invidiare a You Porn quando si tratta di svezzare un adolescente coperto di brufoli e saturo di ormoni impazziti.  

Ma andiamo per gradi. A voi le coordinate spazio-temporali. Estate 2001. Non esisteva la banda larga. Inferno. Connettersi a internet era un procedimento lungo e difficoltoso, tant’è che per visualizzare un’immagine di Catherine Zeta Jones (o di Geri Halliwell, fate voi) ci voleva un’eternità. Erano i giorni del G8 di Genova e le Twin Towers abbellivano ancora lo skyline di Manhattan.   
Durante il luglio di quell’anno, mentre ero in villeggiatura presso la ridente cittadina di Andora in Liguria, divorai (è proprio il caso di dirlo) tre romanzi di Wilbur Smith. Uno dopo l’altro. Pam pam pam. Sulla rotta degli squali, Figli del Nilo, Monsone. Lettura compulsiva. Mattina, sotto l’ombrellone, dopo cena. Sempre. 

Avventura. Squali. Velieri. Combattimenti. Pirati. Cannoni. Arrembaggi. Certo. MA soprattutto questo:
Mary lasciò scorrere le mani sul corpo vellutato, scendendo oltre la profonda fossetta dell’ombelico. Allontanando con un calcio le gonne, divaricò le gambe e prese ad accarezzarsi. «Non avete mai visto una fichetta come questa, vero, signorino Guy?»  
[Monsone]
Che sono quelle facce? Fate i conti: nel 2001 avevo quattordici anni. Come resistere all’incipit di Monsone, in cui la bella e povera Mary per uno scellino svezza i giovani pargoli della famiglia più libertina che esista, i Courtney, nella cappella di famiglia? Sul sarcofago di Sir Charles, eroe di Calais! Impossibile. In pratica è porno-soft. E come non ridere sotto i baffi (oh, ai tempi erano metaforici – l’ipertricosi non mi aveva ancora fatto sua) quando i genitori mi guardavano stupiti divorare settecento pagine in pochi giorni? Come non gioire quando gongolavano, contenti che il loro figlioletto avesse finalmente messo da parte i soldatini per cominciare a leggere romanzi? By the way, erano loro i primi fan di Wilbur. I miei pusher.
   
Wilbur Smith insegna che gli incontri più torbidi avvengono sui velieri.

In Uccelli da preda (prequel di Monsone) è Hal Courtney, il padre dei ragazzi svezzati dalla generosa Mary nel sequel, a esplorare i misteri dell’altro sesso a bordo della Resolution. II baldo giovane non ha perso tempo e ha allargato un buco nella paratia che separa la sua cabina da quella della bella (e diabolica, e ninfomane) Katinka. Hal la spia di nascosto fino a quando lei si accorge del trucco. A quel punto la ragazza olandese minaccia Hal e lo “costringe” a introdurre lo stiletto (You know what I mean …) nel buco per poterlo “punire lei stessa”. Vi lascio immaginare il (turgido) seguito. Rammentate che io avevo sempre quattordici anni. Purtroppo non ero solito viaggiare in veliero. E non conoscevo ragazze olandesi. E i muri della mia casa non erano (e non sono tuttora) di legno. Ma quando finivo questi capitoli scritti da quello sporcaccione di Wilbur, come il buon Tom i mi allontanavo di soppiatto…

[…] in modo che nessuno potesse notare l’erezione che gli MI gonfiava le brache. 
[Monsone]


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