sabato 2 maggio 2015

Fun with flags



In Wilbur Smith come Selen il Buon Benny ha spalancato il vaso di Pandora: ironizza sulla difficoltà di recuperare immagini di dive prosperose con un modem a 56k, mentre oggi bastano un paio di colpi ben assestati con il polpastrello per ottenere, in qualsiasi momento, dettagliati scorci di anatomia femminile in full HD.

E io?
Io, a conti fatti, rappresento la voce del turbamento adolescenziale del secolo scorso, quando, se si desideravano degli stimoli visivi per alimentare i propri pensieri impuri, bisognava sudarseli dall'inizio alla fine.
E ti assicuro che, affrontare soldi alla mano lo sguardo di un'edicolante che giudica, è tutt'altro che una passeggiata.

Detesto la pornografia OGM sin da ragazzino: tutte quelle protesi al silicone, quei tacchi; quei centimetri di mascara nero che, garantito al limone, finiranno per colare in modo grottesco sul viso, mi hanno sempre orripilato, dandomi una sgradevole sensazione di malsano.
Meglio un déshabillé più modesto, più bio, più pollastre allevate a terra, tanto per capirci.
Il massimo a cui riuscivo a spingermi erano le riviste pseudo-glamour nelle cui pagine soubrette a caccia di visibilità posavano più o meno discinte.
All'epoca, Settembre '98, in circolazione c'era solo Max, con uno scomodo formato 34x23 che, a nasconderlo sotto la maglia, si assomigliava a Marty McFly nel duello contro Cane Pazzo Tannen.
Ricordo ancora Asia Argento in copertina.



In quei giorni sapevo a stento chi fosse e adesso, dopo Mirror's Edge e Dead Space, vi prego tenete la famiglia Argento lontana dai doppiaggi videoludici, non sono certo un suo fan.
Tutt'altro.






Ma, capiamoci, io avevo quasi quindici anni, lei ventitré e le tette al vento.
Era inevitabile.
L'alternativa sarebbe stata svegliarsi a notte fonda per guardare le pubblicità delle linee erotiche o caricare la sveglia alle sei per assistere alle gag softcore de L'Ivo & Rolando Show.



Per fortuna, venne in mio soccorso Ken Follett.
Da giovane sono stato un lettore monotematico: mia sorella mi regalava L'alternativa del diavolo di Forsyth? 
E io nei mesi successivi portavo a casa dalla biblioteca Dossier Odessa, Il pugno di Dio, il Simulatore e Icona.
In campeggio compravo Tesoro di Clive Cussler? 
Il resto dell'estate trascorreva con la maratona delle avventure di Dirk Pitt.

Notte sull'acqua, edizione I Miti Mondadori, 6.900 Lire.
Pagine 257 e 342, me le ricordo ancora oggi.
Perché sono quelle che, di tanto in tanto andavo a rileggermi.
Margaret lo voleva tutto nudo, come era nuda lei. Trovò il cordoncino dei pantaloni e, sentendosi molto audace, sciolse il nodo.[...]
[...]Lo spinse all'indietro fino a farlo stendere con la testa sul cuscino, poi afferrò i pantaloni per la cintura e tirò. Harry alzò i fianchi.C'era un ciuffetto di pelo biondo scuro alla base del ventre. Margaret abbassò ancora di più i pantaloni di cotone rosso e soffocò un'esclamazione quando il pene si erse, libero e diritto come l'asta d'una bandiera. Lo fissò, affascinata. La pelle era tesa sulle vene e la punta era gonfia e turgida. Harry stava immobile, come se capisse che era ciò che lei voleva; ma il fatto che lei lo guardasse sembrava eccitarlo, e il suo respiro divenne rauco. La curiosità e forse un insieme di altri impulsi la spinsero a toccarlo; la sua mano era attratta irresistibilmente. Quando intuì cosa stava per fare, Harry gemette. All'ultimo istante Margaret esitò. La mano bianca aleggiò accanto al pene scuro, e Harry emise un lamento sommesso. Allora, con un sospiro, Margaret lo afferrò, strinse le dita sottili intorno all'asta robusta. La pelle era calda e morbida; ma quando lo strinse leggermente, strappando a Harry un'esclamazione soffocata, si accorse che sotto era duro come un osso.
 [Notte sull'acqua, pag. 257]
Mervyn le coprì i piccoli seni con le mani. Con un'esclamazione soffocata, Nancy gli sbottonò i calzoni. Intanto, nel profondo della mente, continuava a pensare: Potevo morire, potevo morire, e quel pensiero le ispirava una smania disperata. Gli strinse il pene e lo liberò. Tutti e due ansimavano. Nancy si scostò e abbassò lo sguardo sul grosso pene stretto nella sua mano piccola e bianca. Cedette a un impulso irresistibile, si chinò e lo prese in bocca.
Ebbe la sensazione che la riempisse. Un odore di muschio le saliva alle narici e sentiva nella bocca un sapore salato. Gemette: aveva dimenticato quanto le piaceva. Avrebbe continuato per sempre; ma Mervyn le sollevò la testa e mormorò: «Basta, o scoppio».
[Notte sull'acqua, pag. 342] 
Un romanzo dopo l'altro, lo scrittore di Cardiff soddisfò con dovizia di particolari i miei appetiti giovanili sull'argomento, non tanto dal punto di vista fisiologico, quanto piuttosto da quello narrativo e lessicale: personaggi che leggevano di continuo nella mente i desideri erogeni dell'amante; mani femminili che, in prossimità di un pene, sembravano sempre piccole e bianche; aste e bandiere un po' in ogni paio di calzoni; ciuffi di pelo; soffocamenti e affanni da competizione podistica che, con tutta onestà, a me non è mai capitato e odori di muschio che, vabbè, non indaghiamo.

Non è stata però una relazione tutta rosa e fiori, la nostra; durante i lunghi anni di frequentazione fui costretto anche a incassare un paio di colpi bassi: fu infatti in Un letto di leoni, quando ancora non gravitavo intorno all'universo manga, che incontrai per la prima volta una scena preggo.
Per non parlare del trauma che mi causò Una fortuna pericolosa, grazie al quale non posso pensare all'espressione ciambella imburrata senza provare un irrefrenabile moto di repulsione.
Grazie Ken.

Ammetto però che, tra tutti gli autori che ho incontrato nella fase iniziale della mia carriera di lettore, Follett sia rimasto uno dei pochi che leggo ancora volentieri: sto apprezzando molto la sua ultima opera, la Trilogia del Secolo, anche se i suoi personaggi, paragonati a quelli del passato, sembrano delle timide educande, facendomi sospettare che qualcuno abbia infine raggiunto la pace dei sensi.
Ma non ho nulla da temere: ho appreso dal maestro tutti i trucchi del mestiere e, se dovessi mai sentire la necessità di una scena scabrosa, ormai sono in grado di scrivermela da me.
La prese. [cit.]

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