domenica 24 maggio 2015

Il più grande spettacolo a est della Sierra Madre



La bambina non aveva mai visto un elefante.
I suoi occhi sbarrati erano pozze di terrore color smeraldo di fronte alla massa del mastodontico animale; il vecchio pachiderma rimaneva immobile: solo ogni tanto piegava pigro la proboscide per portare il fieno alla bocca, o con la lunga coda frustava l'aria, per scacciare fastidiose nuvole di moscerini che ronzavano intorno alla spessa pelle grigia.
Le palpebre della piccola iniziarono a riempirsi di grossi lacrimoni e una candela di moccio fece capolino giù dalla narice sinistra: stava per scoppiare in un pianto dirotto quando una mano si appoggiò rassicurante sulla sua spalla.
«È come una vacca. Non ti fa niente».
Il fratello era più grande di lei di tre anni e non era per nulla intimorito.
Affascinato, forse, incuriosito; conosceva già quel tipo di bestia: a scuola, il maestro aveva mostrato ai suoi alunni alcune illustrazioni di un libro sulla flora e la fauna africana; mentre il reverendo ne aveva parlato durante un sermone su Noè e il diluvio universale.
Quel pensiero fu un errore: richiamò subito alla memoria del ragazzo il ricordo di Padre Alisthorne; l'immagine dei suoi occhi spenti, accusatori, fissi su di lui come quelli di un pesce sul banco del mercato.
E poi le fiamme: alti lembi di fuoco infernale che avvolgevano la parrocchia, divorandone le pareti di legno sottile e vomitando nel cielo notturno nere volute di fumo e cenere.
Lo shock improvviso gli fece perdere l'equilibrio per un attimo: indietreggiò di un passo, andando a cozzare contro un vecchio secchio di latta, mezzo pieno di acqua sporca.
Clang!
«Ohilà. Chi c'è?»
Nel tendone entrò un donnone ingombrante e alquanto brutto: indossava un'ampia tunica di lino turchese, stretta in vita da una cintura dorata che delimitava sul corpo abbondante una serie di spessi rotoli di ciccia; i capelli erano screziati di grigio e tenuti insieme da una crocchia in disordine, mentre dal largo volto sorridente spuntavano, sulle guance e sopra il labbro, sparsi ciuffi di pelo, come il manto a chiazze di un gatto malato.
Fu uno spettacolo inatteso e spaventoso: d'istinto, il ragazzo spostò di peso la sorella, piazzandosi tra lei e la megera che li aveva appena scoperti, e imbracciò la prima arma improvvisata che gli capitò a tiro, un lungo forcone col manico in legno e lunghe punte di metallo arrugginito.
«Ferma! Non t'avvicinare di un solo passo». Intimò, cercando di assumere un'espressione minacciosa.
La donna si fermò subito, sollevando le mani in segno di resa: «Ehi, piccolo, tranquillo. Non voglio farti del male. Vi siete persi gironzolando durante l'intervallo? I vostri genitori vi staranno cercando» Domandò lei con tono gentile, abbozzando mezzo passo verso la coppia sparuta.
«Ho detto stai lontana!» Il ragazzo alzò la voce e accennò un affondo verso la donna barbuta.
«Milly, Milly; mia adorabile Milly. Con quella faccia ci credo che tu stia terrorizzando questi poveri bambini. Lascia fare a me».
La seconda voce era maschile, suadente e proveniva da dietro le loro spalle; un passo alla volta, il suo proprietario entrò con lentezza nel cono di luce che la lampada a olio proiettava sulla stoffa grigia: un adulto, sulla quarantina, muscoloso, viso affabile; vestito da direttore di pista, indossava lunghi stivali lucidi e aderenti pantaloni color crema; una palandrana scarlatta, chiusa da alamari dorati, fasciava l'ampio torace; il capo era coperto da un cilindro di lana nera, dal quale spuntavano irriverenti alcune ciocche ramate; gli occhi erano chiari, il naso aquilino e un paio di baffi impomatati si avvolgevano all'indietro, formando un elegante ricciolo all'altezza degli zigomi.
«Permetti?» chiese l'uomo, scrutando il fratello con sguardo magnetico e avvicinando con cautela la mano.
Il ragazzo, ipnotizzato dal fascino del giostrante, annuì, inclinando verso terra le punte del tridente.
Le dita schioccarono sfiorandogli l'orecchio sinistro e, per magia, comparve dal nulla, davanti ai suoi occhi, un dollaro d'argento: «Tieni. Te lo regalo».
Quel semplice gesto bastò smorzare la tensione: la bimba si mise a ridere tirando la casacca del fratello che, nel frattempo, rilassò i muscoli di braccia e spalle; Milly tirò un sospiro di sollievo, mentre il vecchio Bert, l'elefante, continuava beato a consumare il proprio pasto.
«Bene. Ora che siamo tutti amici, direi che possiamo passare alle presentazioni. Lei è Milly, la Donna Barbuta; io mi chiamo Brody, e sono l'orgoglioso direttore del Mirabolante Circo Trafalgar, il miglior spettacolo a est della Sierra Madre. Voi, ragazzi, ce l'avete un nome?»
***
«Jonah e Faith Ferguson. Tredici anni lui, dieci lei; magri, ma in salute; entrambi biondi, occhi verdi; ho qui con me un loro ritratto: se fosse così gentile da dare un'occhiata, magari li ha visti, o può fornirci qualche elemento utile all'indagine».
Il pagliaccio sembrava essere scemunito: con indosso gli sgargianti abiti di scena, osservava l'agente Pitts con sguardo vacuo; il viso incipriato a metà nascondeva solo in parte la carnagione scura, olivastra che, unita a folte sopracciglia congiunte alla radice del naso, lo identificavano come un immigrato italiano, o forse un mangiafagioli che aveva attraversato nottetempo la frontiera.
Dalla sua bocca, un'alcova fetida riempita da una manciata sparsa di denti marci, non usciva alcun suono, se non un flebile sibilo impregnato dal puzzo di tabacco misto alcol dell'alito.
L'impiegato della Pinkerton si spazientì e, agitandogli a pochi centimetri dal naso il foglio raffigurante l'identikit dei due fuggitivi, fece un secondo tentativo: «Allora? Li riconosce?»
«Sta sprecando fiato, signore; Louie non parla inglese. Per qualsiasi informazione le conviene rivolgersi al capo».
«E dove posso trovarlo, di grazia?»
L'energumeno che gli aveva rivolto la parola, un colosso d'ebano con indosso soltanto dei mutandoni a righe bianche e rosse; finte catene ai polsi e dei sandali di cuoio da antico romano, indicò il carro in fondo all'accampamento, un'oscenità di legno ricoperta da scadente vernice gialla e blu, annuendo con un sorriso da ebete stampato in faccia: «Mr. Brody è nel suo ufficio. Sta facendo un sonnellino».
«Grazie della sua collaborazione» si congedò piccato l'investigatore.
«Fangul you, sbirro» biascicò il clown, alle sue spalle.
Italiano, era senza dubbio italiano.
***
«Mi chiamo Adam Pitts e lavoro per l'Agenzia investigativa Pinkerton. Il senatore Archibald Alisthorne ci ha ingaggiato per rintracciare una coppia di ragazzi scomparsi: cinque giorni fa, a La Pryor, suo figlio, il reverendo Zachary Alisthorne, è stato trovato morto tra le macerie della propria chiesa, andata a fuoco per cause sconosciute durante la notte».
«Che terribile disgrazia» Il tono querulo di Brody, a petto nudo e in pantaloni da lavoro, fu un vano tentativo di esprimere un sincero dispiacere che , in qualche modo, nascondesse il totale disinteresse per l'intera questione, come quando si cerca, durante una noiosissima messa, di sbadigliare a bocca chiusa.
I tratti dell'uomo di legge si contrassero ancor di più in una maschera di austero rigore, come se l'avessero obbligato a svolgere quell'interrogatorio con un limone in bocca: «Non si è trattato di un incidente: il cadavere del reverendo è stato rinvenuto con il cuore spaccato a metà; gli è stato conficcato nel petto un coltello da caccia sulla cui impugnatura erano incise le lettere O e F. Sono propenso a credere si tratti delle iniziali di Obadiah Ferguson, il padre dei due ragazzi».
Gli occhi esasperati del direttore circense si alzarono al cielo; ruotando le natiche sulla sedia di legno, lanciò le proprie gambe ad accavallarsi sul ripiano del tavolo: «E state cercando i suoi figli nel mio circo perché...»
«Obadiah era un bastardo, un ubriacone violento; è sparito circa un mese fa senza lasciare traccia. Da allora Padre Alisthorne si è preso cura degli orfani abbandonati, accogliendoli amorevolmente nella propria dimora. Questo fino a cinque giorni fa, quando i due fratelli Ferguson hanno lasciato La Pryor con il favore dell'oscurità, mentre si scatenava l'incendio nella parrocchia. Secondo la mia ricostruzione, Jonah, il fratello maggiore, ha assassinato Alisthorne, svuotato la cassetta delle offerte e, con la complicità della sorella, ha appiccato il fuoco come diversivo per scappare. I vostri baracconi erano in città la settimana scorsa: se sono diretti verso il confine, si staranno muovendo anche loro in questa direzione, ma più velocemente. Magari li avete visti passare, o hanno cercato rifugio presso la vostra gente».
Brody osservò con un gesto plateale il proprio orologio da tasca, suggerendo all'uomo di fronte a lui lo spreco di tempo che quella conversazione stava comportando: «No, non abbiamo incrociato nessuno per strada. Ora se volesse scusarmi...»
«Le dispiace se do un'occhiata in giro?» Pitts non si arrese.
A quella richiesta, il direttore del circo s'irrigidì; gli occhi bonari si strinsero in due fessure infastidite, il tono di voce s'inaridì, diventando graffiante come la sabbia del deserto durante un dust devil: «Sicuro, come no? Ha un mandato?»
«Non ancora, ma posso ottenerlo con facilità. Il senatore Alisthorne intrattiene ottimi rapporti con numerosi giudici. Sono sicuro che nessuno di loro si rifiuterà di firmare, nel caso se ne presentasse la necessità».
«Vede, agente Pitts» spiegò Brody sollevandosi dalla sedia «io e i miei collaboratori non siamo ben visti dalla popolazione delle cittadine per bene: li divertiamo, certo, se la spassano con noi, ma non vogliono mai veramente mescolarsi con la feccia. La cosa ci sta bene; è per questo che viviamo ai limiti della società; ma allo stesso tempo questo status genera una costante tensione che, come capocomico, è mio compito gestire. Ora, una sua perquisizione nel mio campo, per giunta non autorizzata dal punto di vista legale, creerebbe di sicuro malcontento tra i miei dipendenti e, se la notizia dovesse diffondersi nei paraggi, sospetto, se non vera e propria aggressività, da parte delle autorità civili lungo le prossime tappe del nostro tour. E questo farebbe un gran male agli affari».
«Stiamo parlando di complicità in omicidio, mister Brody. Neanche questo farebbe bene ai suoi affari».
«Se posso parlare in tutta sincerità» a quel punto la voce del saltimbanco avrebbe potuto tagliare il vetro «odio gli uomini di fede: per esperienza personale posso assicurarle che, quando si portano dei bambini a casa, è per somministrare loro sacramenti che non sono scritti sulla Bibbia. Per quanto mi riguarda, è probabile che quel porco figlio di papà di Alisthorne si sia meritato ogni centimetro di lama, in quel suo cuore nero. Ma non sono affari miei: fintantoché non vedo un pezzo di carta firmato da un magistrato del Texas, le consiglio di andarsene al più presto e di non tornare, se non per godersi lo spettacolo. Offre la casa».
Prima di uscire dalla porta, Pitts si voltò un'ultima volta: «Ci rivedremo».
«Ne dubito» fu la risposta.
***
L'ufficio postale era deserto.
L'agente Pitts era arrivato presto, pochi minuti dopo l'orario di apertura, così da poter trasmettere il proprio rapporto via telegrafo e prendere, in seguito, il primo treno del mattino per Houston.
Il caso si era infilato in un vicolo cieco: l'attesa per ottenere un mandato, nonostante le scorciatoie politiche che il senatore poteva fornire, avrebbe permesso a quella manica di freaks, che di sicuro gli stava nascondendo qualcosa, di scomparire nel nulla, portandosi dietro i due mocciosi, o qualsiasi informazione utile a rintracciarli.
Sentiva nostalgia di Clara e della piccola Bets: mentre usciva dall'edificio, stava pensando a quanto sarebbe stato bello portarle a fare un picnic non appena tornato a casa.
Si distrasse con quella piacevole fantasia fino alla stazione ferroviaria, dove il suo occhio da investigatore, per una volta, non si soffermò sulla bacheca degli annunci.
Proprio lì, le taglie appese del Clan Impietoso: Louis "Spaghetti" Mauroni, Mildred "Hairy" Spencer, Orlando "Black Giant" Cox e del loro capobanda Broderick "Rusty" MacNamara, avvistati di recente nella zona e il cui valore totale, vivi o morti, superava il mezzo milione di dollari, passarono del tutto inosservate.

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