giovedì 14 maggio 2015

Inside #SalTo15 - Day 1


Non abbiamo temuto l'asprezza della lotta, perché sapevamo che il sapore della vittoria sarebbe stato di gran lunga più dolce.

Scriptomanti: «Salve, siamo blogger. Possiamo avere un accredito professionale?»

#SalTo15: «No».

Scriptomanti: «Perché?»

#SalTo15: «Ok, va bene».

E fu così che il Mozzo e Benny si fecero la cinque giorni al Salone Internazionale del Libro Torino 2015 spendendo solo dodici euro.

Ma nonno, noi volevamo che ci raccontassi la fiaba di Ricciolidoro.

Alla fine viene divorata dagli orsi.
Ora tacete e lasciatemi raccontare.


La reception ha aperto alle nove: cercando l'ingresso, a prima vista, mi è sorto quasi subito il sospetto che quella di quest'anno sarebbe stata un'edizione molto borderline, ovvero gestita sempre sulla soglia della maggiore età; nel senso che ogni singola maglietta che riportasse sulla schiena la dicitura staff, guide o servizio interno, era indossata da baldi giovani e fanciulle sempre sui, credo, sedici-diciassette anni.
Quel genere di persona che, ahimè ma a ragion veduta, mi dà del lei e mi chiama signore.
E che si paralizza come un cerbiatto abbagliato dai fari quando gli chiedi da che parte sia l'entrata.
O quando deve convalidare e avviare la stampa del tuo abbonamento.
Insomma, i novellini.
Che tenerelli.
Essendo stato tra i primi ad entrare, credo di aver sverginato l'addetto agli accrediti al quale mi sono rivolto.
Peccato che avesse la metà dei miei anni e una barba folta che io me la sogno nei secoli dei secoli.

Mancava circa un'ora all'apertura ufficiale, ma il mio status privilegiato mi ha permesso di entrare in anticipo: presso una porta secondaria, ero radunato insieme a un gruppo di ragazzine, tutte in shirt grigia, logo del Salone e oberate da una pila di programmi cartacei, ognuno un plico da centottantatré pagine, con la responsabile che passava tra loro per rassicurarle: sembrava di essere in compagnia di un plotone di space marines pronti al lancio; o su una nave da trasporto in procinto di sbarcare sulle coste della Normandia.
E considerato che il paese ospite è la Germania, sarebbero stati cazzi davvero acidi.

Ho girato da solo per un po', in attesa che arrivasse Benny; lui è un veterano di Greenpeace e sa come sono le fiere prima dell'apertura; io no: mi aspettavo che tutto fosse già pronto, in ordine, forse una fantasia proibita della mia mente ossessivo-compulsiva.
Invece c'era caos: alcuni stand erano ancora imballati, avvolti per intero da carta trasparente e nastro adesivo, come se li avessero appena tirati fuori da un enorme scatolone; ovunque operai che fissavano a terra gli ultimi pezzi di moquette e trasportavano in giro carrelloni pieni di materiale da esposizione.
Il mio eroe è stato un ragazzo che, davanti alla postazione della RAI, con uno di questi trasportatori, da cui sporgeva un lungo tubo metallico, facendo male manovra ha impalato un monitor a cristalli liquidi.
C'è stato un istante condiviso di panico silenzioso: lo schermo ha avuto una sorta di mini crisi epilettica, poi ha ripreso a funzionare; io ho guardato lui, lui ha guardato me.

Hai visto niente?
Stai tranquillo, il tuo segreto è al sicuro con me.

Poi le nostre strade si sono separate.


Benny è arrivato puntuale.
All'unanimità, il nostro primo obiettivo è stato quello di recuperare un altro essenziale oggetto del potere: il porta badge.
È stata una caccia al tesoro abbastanza facile, anche se castrata a metà: dopo un paio di rimbalzi, prima dal punto informazioni al banco rifornimenti; poi da questo alla segreteria amministrativa, siamo riusciti a ottenere i nastri da appendere al collo, ma non le plastichine proteggi abbonamento, che erano già esaurite.

Alle dieci e sette minuti.

Con le pive nel sacco, durante la mattinata abbiamo girovagato per i vari stand, puntando come segugi le hostess sorridenti e i gadget in omaggio, con la seria intenzione di concludere questa esperienza come un bastimento carico di cianfrusaglie.
Il resto della giornata è trascorsa all'insegna della tranquillità: a parte l'incontro con una paio di amiche gnocche, che però hanno preferito proseguire per la loro strada, e col Presidente Mattarella, anche lui un bell'uomo, forse un pelo più basso di quanto mi aspettassi, che ha ostacolato il raggiungimento da parte nostra di una buona posizione all'ombra per il pranzo al sacco, abbiamo seguito un paio di conferenze sulla crossmedialità, sugli agenti letterari e sui fumetti musicali.
Tutto molto interessante, ma nulla di abbastanza avventuroso da meritare una menzione in questo recap della giornata.

Concludo quindi questo Day 1 con la mia Loot list, cioè i trofei portati a casa in seguito al mio meticoloso saccheggio:

  1. Segnalibri x4
  2. Biro Ibs.it x1
  3. Biscottini molto buoni x2
  4. Adesivi Mi piace! 1 blocchetto da 10 stickers
  5. Copia di pagine ebraiche x1



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