lunedì 18 maggio 2015

Inside #SalTo15 - Day 4


Domenica.
Giorno da febbre.
Febbre quartana.


Non quella febbre che ha fatto da leitmotiv, per tutta la durata del Salone, allo stand della minimum fax; né quella del venerdì sera, titolo a tema della loro festa; il party più fighetto di Torino, dove io non sono stato invitato, ma il Buon Benny sì, perché è lui il vero cuore pulsante delle public relations in questo duo di Scriptomanti.


No, non quella febbre.
Perché venerdì, il mio irsuto compagno di merende ha detto no al divertimento e alle dieci era già sotto le coperte.
Da solo.

Sto parlando della febbre vera, quella storica; quella del sabato sera.
Benny c'ha il pelo; Benny è manero, minuscolo, usato come aggettivo e, saltato nei suoi pantaloni a zampa e ravvivata la basetta con una spettinata di brillantina, è uscito per una notte di vita dissoluta, a vedere tette asimmetriche a teatro.
Fino a tardi.

E così, il giorno successivo, mi sono ritrovato a comunicare con lui sul solito Whatsapp:


Due ore in solitudine da riempire. 
Il mio primo pensiero è andato agli amici massoni, perché loro sì che sanno come divertirmi.
Peccato che il primo intervento all'interno del tempio avrebbe avuto luogo alle undici.
Programma alla mano, ho sfogliato le pagine, come un naufrago disperato che scruti l'orizzonte alla ricerca di uno scoglio al quale aggrapparsi, fino a quando il mio occhio non è caduto sul seguente annuncio:

Ore 10.30 - Arena Bookstock
Il Nono Viaggio nel Regno della Fantasia
Tra musica e canzoni divertimento garantito al formaggio!
Incontro con Geronimo e Tea Stilton.

Eureka!
Era infine giunto il momento di diventare cronisti d'assalto e iniziare a sollevare qualche interrogativo scomodo.
Ma facciamo un passo indietro: i giorni infrasettimanali del Salone, giovedì e lunedì, tendono ad essere quelli sovrappopolati di scolaresche in visita; in particolare durante il primo, sia io, sia Benny avevamo notato quale polo di attrazione per la gioventù, più di Don Bosco, fosse stato un singolare individuo con indosso un pesante costume da topo, di fronte allo stand della casa editrice Giunti.
Abbiamo in seguito scoperto trattarsi di Topo Tip.


Siamo stati obbligati a mettere un'immagine presa da Google perché è praticamente impossibile reperire una foto del pupazzone in questione che non sia circondato da minorenni; perciò meglio non rischiare denunce.
Reduci da passate esperienze al Salone, noi Scriptomanti ci siamo lanciati in voli pindarici, domandandoci che fine avesse fatto Geronimo Stilton, beniamino dei più piccoli nelle edizioni passate: l'ipotesi alla quale eravamo entrambi più propensi a credere è stata che il suo tempo fosse infine giunto a termine, e che un nuovo roditore avesse insidiato il regale seggio nel cuore delle giovani generazioni.

L'hangover del Buon di quella domenica mattina mi aveva appena fornito la possibilità di interrogare l'altra campana e di scoprire una volta per tutte la verità.
C'era stato un passaggio di scettro?
Si trattava della fine di un'era?
Non potevamo essere più in errore di così.

Ho raggiunto l'Arena Bookstock appena in tempo, all'apertura della sala, ed ero l'unico over dodici, non-genitore, presente: non appena sono riuscito a conquistarmi un posto in quarta fila, una folla di mamme, papà, zie, nonni, e bambini in avanzato stato di alterazione mentale dovuta a vertiginosi tassi di zucchero nel sangue si è riversata occupando ogni centimetro quadrato a disposizione, e quando le prime note musicali si sono sollevate nell'aria, oh santo cielo, è stato il delirio.
Sembrava di essere tornati negli anni Sessanta con le adolescenti che perdevano i sensi ai concerti dei Beatles.
Forse gli zuccheri servivano a quello.
A evitare gli svenimenti.



Un po' baby dance da villaggio turistico, un po' corso automotivazionale per manager rampanti, lo spettacolo del topo edito da Il Battello a Vapore ha intrattenuto per un'ora senza mai annoiare.
Neanche me, che ho imparato ad amare il verso

muovi muovi la coda!

ballato da Tea Stilton.
Oh sì, baby, scuoti quell'appendice per paparino.

Alla fine della fiera, non esiste alcuna #GuerraFraTopi, hashtag che ci siamo inventati io e Benny: dopo questo mio ritorno all'infanzia, questa celebrazione del culto del personaggio, ho compreso che voler accostare a Geronimo il povero Topo Tip, di cui non si è più avuta alcuna traccia; forse fuggito in Messico con il profitto di due giorni di gloria, forse vittima di rappresaglia nell'intestino di qualche siluro del Po; sarebbe come paragonare uno spacciatore di Corso Principe Oddone a Pablo Escobar.

Il resto della giornata lo abbiamo riservato al recupero delle voci della Loot List, dedicata in particolar modo ai cataloghi, e all'evitare la folla del pomeriggio che si è aggirata per gli stand in preda alla frenesia.
Febbrile.

Tornato a casa, avevo in saccoccia:
  1. Focaccelle Mulino Bianco x4 (2 all'olio, 2 alle olive)
  2. Assaggio monoporzione di Moutarde au miel x1
  3. Cataloghi x3
  4. Segnalibri x6
  5. Brano estratto dal best-seller L'intestino felice x1
  6. Cartolina massonica x1
  7. Rivista Leggere tutti x1
  8. Rivista Noi Expo x1
  9. Shopper brandizzata Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani x1
  10. Adesivo del capolavoro Tutti i miei amici sono morti x1

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