mercoledì 6 maggio 2015

L'oracolo di selfie



Ai paradossi temporali non serve molto per fotterti; bastano un cellulare e qualche ora nel futuro.
Tutto qui.

Stavo aspettando una chiamata dall'agenzia di lavoro interinale: al colloquio, il giorno precedente, avevano assicurato che mi avrebbero fatto sapere qualcosa entro l'ora di pranzo, primo pomeriggio al più tardi.
Erano già le cinque e mezza e nessuno si era ancora fatto vivo.
Ero lì, alla fermata della metro; stavo girando a vuoto, in attesa di capire se potessi andare alla filiale per firmare il contratto o tornarmene a casa dopo più di dieci ore a spasso per Torino, quando, alla buonora, il mio telefono vibrò.
Una sola volta, maledizione.
Era solo un messaggio su WhatsApp del mio amico Nilo.

Novità?

Risposi Nope. Ma ormai mi sto rassegnando al peggio.

Ma che ti hanno detto?

Le mie dita danzavano rapide sulla tastiera touch.
Dovevano darmi il verdetto definitivo entro il primo pomeriggio. Sono le cinque passate e tutto tace.

Nilo ci mise un po' a reagire; cancellò e ridigitò un paio di volte, e alla fine si limitò ad esprimere il proprio dubbio con una serie di punti interrogativi. ??? 
Guarda che non sono neanche le due e mezza.

Controllai l'orologio sullo schermo, in alto a destra: 17:23.
Possibile che fosse così avanti?
Cercai conferma altrove, sul tabellone dei passaggi della metropolitana: la GTT mi informava che in quel momento erano le 14:24.
Nilo aveva ragione.
Merda! S'era scassato lo smartphone.
Evviva.
A quel punto provai di tutto: a reimpostare l'ora, il fuso orario di riferimento, a riavviare più volte, persino a spegnere tutto per togliere e rimettere la batteria.
Nulla, sempre tre ore avanti.
Controllai la connessione a internet e Facebook; anche lì gli orari erano sballati: l'ultimo post sulla mia homepage, datato 17.27, era la foto, condivisa da mia sorella, che mostrava i biglietti appena comprati del concerto dei Clystherion, al quale saremmo dovuti andare la settimana successiva.
Infilai in tasca il dispositivo con un umore ibrido tra l'afflitto e l'incazzato; l'unica nota positiva era che, date le circostanze, avevo ancora tempo per ricevere la chiamata e ottenere il lavoro.
Mi diressi verso il centro; avevo l'assoluto bisogno di una fetta di torta.
Ne approfittai per chiamare mia sorella; volevo avvisarla che, nel caso fossi rimasto disoccupato, sarei stato costretto a mantenere un regime economico di austerity e che quindi non mi sarei potuto permettere il costo del biglietto per il live.
«Pronto, ciao. Dimmi tutto».
«Ciao Clara, scusa il disturbo. Ho visto su Facebook che hai già acquistato i biglietti per i Clystherion. Volevo solo dirti che, se non mi assumono, non credo che potrò venire. Magari è meglio se ti cerchi anche un eventuale accompagnatore alternativo, così da non rimetterci dei soldi».
«Ma guarda che non li ho ancora presi. Avevo in mente di andare tra un paio d'ore, quando porto fuori il cane».
«Boh, strano. Oggi c'ho il telefono che sbarella. Allora prendilo solo per te. Nel caso dovessi poi esserci, mi arrangio da solo con Ticketone».
«Ok, va bene. Ti saluto. In bocca al lupo e fammi sapere. Ciao ciao».
Dovevo capire a tutti i costi cosa diamine stesse succedendo e fu proprio in quel frangente che i paradossi temporali mi presero.
Da dietro e con violenza.
Fotterono tutti, a dire il vero, ma io fui il solo ad accorgermene.
Aprendo a caso qualsiasi pagina di impostazioni che mi venisse in mente, capitai per caso nel registro delle chiamate perse: secondo quella lista, l'agenzia aveva provato a contattarmi tre volte, dalle 14:30 alle 15:07, orario del telefono.
Era un'assurdità: come se il mio cellulare stesse funzionando tre ore nel futuro, in quel momento, le 14:42 del mondo reale, non avevo ricevuto alcuna telefonata perché, nella logica interna del maledetto aggeggio, non avevo risposto all'impiegata tre ore prima, quando magari neanche lei aveva ancora in mente di contattarmi.
È un casino, lo so, ma non a caso si chiamano "paradossi".
Fu in quel momento, con la mente in subbuglio, che mi accorsi delle foto nella mia galleria d'immagini, senza riuscire a credere ai miei occhi.
Sembrava di assistere, un fotogramma alla volta, alla fine del mondo di un film post-apocalittico: il cielo oscurato, gli incidenti automobilistici, i saccheggi; la città al buio, illuminata dai fuochi per le strade e dagli edifici in fiamme; le risse agli angoli della strada, le esecuzioni; gli occhi spiritati della gente e i volti ricoperti di sangue.
L'ultima immagine era contrassegnata dall'ora 18.02.
Lo schermo si spense; nonostante la batteria fosse carica al sessantaquattro per cento, qualsiasi tentativo di riportarlo in vita fu fallimentare.
Perfetto, davvero perfetto.
Plin-plon.
Gli altoparlanti della stazione trasmisero un annuncio di servizio:
«A causa dell'eclissi totale di sole prevista per oggi pomeriggio, che raggiungerà il suo culmine introno alle ore 16, potrebbero verificarsi dei cali di tensione temporanei in tutta la rete GTT. Per questioni di sicurezza, la metropolitana rimarrà inattiva fino alle ore 17, quando ormai il fenomeno solare si sarà del tutto esaurito. Gli esperti sostengono che le radiazioni emesse durante l'eclissi non rappresentino un rischio per quanto concerne i circuiti delle apparecchiature elettroniche. Ringraziamo tutti per la collaborazione e ci scusiamo per il disservizio. GTT augura a tutti i suoi passeggeri una buona giornata e buon viaggio».
Gli esperti si sbagliavano.
GTT si sbagliava.
Non fu una buona giornata.
Per nessuno.

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