domenica 3 maggio 2015

Summertime



Ah.
Possono trascorrere i secoli, ma la sensazione della sabbia bagnata tra le dita rimane sempre la stessa.
L'onda ti bagna fino alla caviglia, e i piedi svaniscono, risucchiati dalla parte molle della spiaggia; quella zona di transizione dove l'oceano si confonde con la terraferma.
La seggiola pieghevole di plastica bianca sprofonda di un paio di centimetri; le cerniere metalliche, ricoperte da un sottile strato di ruggine, cigolano piano.
Non importa, mi dico, ne troverò un'altra da qualche parte.
Questo momento non è adatto alle preoccupazioni; i pensieri sono un insulto all'arte del creato mentre dipinge, solo per me, un altro splendido tramonto sull'orizzonte.
Sospiro, soddisfatto: la brezza temperata del tardo pomeriggio soffia sui muscoli rilassati del torace; il cotone del costume colorato, una fantasia tribale di gialli, rossi e verdi forestali, risulta fresco sulla pelle delle gambe; i gingilli molli, appoggiati  pigri nell'ampiezza dei bermuda.
La mano stringe la presa, avvicinando alla bocca la cannuccia immersa nella noce di cocco tagliata a metà; il naso sposta con delicatezza l'ombrellino di carta rosa shocking e le labbra si stringono intorno al bordo, iniziando a suggere il cocktail di ginger ale e succo di frutta.
Non c'è una nuvola a vista d'occhio, solo le calde sfumature della luce solare che si assopisce: da bambino avevo paura del cielo, un freddo muro turchese attraversato dalla scia dei missili; adesso invece è l'unica visione che riesce a donarmi un po' di quiete.
Un po' di relax.
Perché prima o poi, lo so, dovrò voltarmi e tornare nella città alle mie spalle, o meglio in ciò che ne rimane: a girovagare tra ruderi, crateri, tra gli scheletri dei palazzi; a nascondermi da bande di schiavisti, di sciacalli; a uccidere altri sopravvissuti, a rovistare nei loro zaini per una misera dose di acqua contaminata, di farmaco anti-radiazioni.
Sollevo il polso per controllare l'ora, e non posso fare a meno di esprimere il mio disappunto con un'imprecazione.
Fine della pausa.
Un altro lembo di pelle morta si sta staccando dalla carne del braccio.
E il mio Rolex si è fermato.

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