martedì 9 giugno 2015

Canicola



Canicola è una parola che amo che di solito uso per descrivere qualcosa che odio.
Cerco di sputarla fuori tra le fauci secche, incastrata nella gola riarsa; con i piedi scalzi sulle mattonelle tiepide, nella speranza di ottenere un effimero sollievo.
È una parola potente, immortale: ancora oggi è in grado di sciogliere, all'ora di pranzo, l'asfalto del marciapiede; con la suola del sandalo che sprofonda, imprimendosi alla fermata del bus.
E se a indossarlo è il piede con calzino di un turista straniero, il mio fastidio non può che aumentare.
Ma la canicola è antica, proveniente da altri mondi: quando tutto era un deserto e gli uomini adoravano il dio sciacallo, la stella più brillante del Cane Maggiore era solita accompagnare il Sole, tra luglio e agosto, nel suo viaggio attraverso l'arco celeste, avvertendo gli agricoltori come un fedele segugio dell'inizio della stagione d'inondazioni del Nilo.
Fu così che Sirio, o Canicula, "piccolo cane", da portatore di fertilità e vita divenne nei secoli l'odiato araldo del caldo afoso e opprimente proprio delle ore centrali della giornata, caratterizzate da temperature elevate e assenza di vento.

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