giovedì 25 giugno 2015

Irene

La Némirovsky sosteneva che, se in una storia l'autore usa lo stesso nome per più personaggi, o è innamorato, o dovrebbe cambiare mestiere.

Pur avendo appeso la biologia al chiodo, sono rimasto in ottimi rapporti con il team presso cui ho lavorato per la mia tesi di laurea e, quando posso, pranzo ancora volentieri con gli ex colleghi di facoltà.
Oggi, nello specifico, si tratta di due dottorande e, secondo l'ultimo aggiornamento di messaggistica istantanea, un'amica non bene precisata.
Eh già: sempre circondato da donne.
Come un diabetico in un negozio di caramelle.
«Ehi, Irene! Come procede con la ricerca? Hai finito di allestire i terrari?»
«Sì, guarda, una faticaccia. Ora sto correndo a lezione d'inglese. Puoi dire a Bea che torno nel pomeriggio?»
«Certo. Nessun problema».
Bzzz.
Un messaggio; prendo il  telefono per controllare.
BEA: Aspetto che Irene torni dal bagno e scendiamo.
Mpf! La solita confusione.
IO: Guarda che l'ho appena vista uscire dal dipartimento.
La risposta non si fa attendere.
BEA: Ok! Corro!
Quando arrivano, sono in due.
L'amica, presumo.
«Stordito!» Vengo rimproverato «Cosa scrivi, che l'ho incontrata per i corridoi?»
«Piacere, Irene» Si presenta lei.
Ah, ecco.
La mia espressione non dev'essere delle più convinte, e Bea lo intuisce subito: «Ti spiego: Irene...»
«Non io». S'inserisce l'amica.
«...è sempre in giro per organizzare la stagione in campo; Irene...»
«Questa volta io». Specifica indicandosi «...che abita qui vicino, stamattina mi ha raggiunta in ufficio per farmi compagnia. Capito?»
Entrambe mi fissano, in attesa di una mia reazione.
«Ci sono troppe Irene in questa trama, per affrontarle tutte a stomaco vuoto. Mangiamo?»



Nessun commento: