mercoledì 10 giugno 2015

Muse, proiettili & chiavi di sol



L'ispettore Umagoro gettò lo sguardo oltre il profondo solco che rappresentava il ciglio della strada. Per seguire le tracce, aveva attraversato frosse gruglianti, affrontato girodraghi, smascherato marescialli della Crasi e sepolto tanti, troppi amici.
Ancora uno sforzo, e li avrebbe avuti in pugno; questa volta sentiva che sarebbe stato diverso, avrebbe pareggiato i conti una volta per tutte.
L'interminabile distesa di nulla davanti ai suoi occhi gli tolse il fiato.
«Scriptomanti... maledetti bastardi!»

***
Al Convitto c'è sempre una bella atmosfera, e ora che è diventato una vera e propria ambientazione, possiamo pure aggiungerci dei dettagli di pura fantasia, tanto per renderlo più vivace.
Tipo un pianoforte.

Pling pling, plin plin, plin plin plin plin pling, plin plin, plin plin plin plin pling, plin plin, plin plin plin pling...

«Oh! Mozzo, ti prego piantala con questo strazio! Tu non sai suonare. E poi basta con tutte queste otonamopee; tanto non si capisce quale sia il motivetto che hai in testa».
«Onomatopee, ma muse, si chiamano onomatopee. Eh, ma se mettessi lo spartito, chi ci segue mica sa leggere la musica. Forse solo il Cipi».
«E il Migliore» interviene Benny, dal tavolo su cui è chino a scrivere.
«...e il Migliore» gli fa eco il Mozzo.
La musa sbuffa, sdraiata sorniona sullo strumento: «Potresti incorporare una traccia audio. Magari un video da Youtube».
Il Mozzo solleva la testa, il lungo naso rosso della maschera tengu punta verso la generosa scollatura della ragazza, come un dito accusatore: «Ma questo non è mica un Six Feet Under».
Il lungo profilo bianco di Benny si gira verso la coppia, forse perché il rumoroso battibecco sta interrompendo il flusso creativo: «Però per gli #ScriptoJukeBox lo facciamo. E quelli sono racconti».
«Scusa, ma tu da che parte stai?» chiede irritato il Mozzo.
«Dalla parte delle boobs, come sempre».
Benny riprende a scrivere, mentre la musa gli indirizza un muto bacio a stampo con le rosse labbra da cartone animato.
«Dai Mozzino, facci sentire qualcosa di allegro. Ma non onomacose... quelle lì, insomma».
Mentre la ragazza dondola il piedino, fasciato in un basso sandalo da schiava,
«Mozzo, ebbasta con 'sto feticismo del piede» s'intromette il Buon Benny.
«Non m'interrompere»
...il Mozzo si arrende, iniziando a pestare sui tasti con una velocità e una grazia che solo la parola scritta può fornirgli.



«Contenti?»
Bang! Bang! Bang!
«Ma insomma! Avevi promesso di smetterla!» piagnucola la musa, al suono di queste ultime onomatopee, purtroppo accompagnate da un trio di fori di proiettile che esplodono nel legno del pianoforte.
«Questa volta non sono stato io, tesoro. Per favore, tieni giù la testa».
«Scriptomanti!»
Benny e Mozzo si girano in perfetta sincronia verso l'ingresso del locale: si tratta di Pavel, un ipertrofico picchiatore moldavo nato dall'idea di una serie sullo street fighting.
«Voi avere fregato me! Io ora fare a pezzi!»
«Pavel? Ma non lo avevamo messo da parte per concentrarci sui Wetwords?» la voce di Benny trasuda incomprensione e punti interrogativi.
«A dire il vero» cerca di spiegare il Mozzo «questo fine settimana mi era venuta una mezza idea e... potrei averlo richiamato?».
«Tu!» s'intromette il poderoso wrestler puntando contro il Malefico una pistola semiautomatica che, tra dita grandi come salsicce, sembra quasi un'arma giocattolo «Io concesso a te mia sorella Misha pur di avere parte in racconto. Lei vergine!»
«Ti sei fatto la sorella di Pavel senza dirmi nulla?» domanda allibito, quasi offeso, Benny.
«Senti, poi ti racconto». Bang! «Pavel, Pavel. Ragioniamo: ti avevo delineato per sommi capi la trama dell'episodio, e tu hai accettato. Hai firmato un contratto. Io ho fatto la mia parte».
«Tu parlato di racconto erotico. C'era tanto scopare. A me piace scopare. Ma arrivato momento di spogliarmi, mi hai descritto "con pisellino piccino picciò". Bella figa si è messa a ridere e poi andata via. Io voglio cazzo grande! Io voglio scopare! Riscrivi episodio o io spezzo voi ossa!»
Benny si volta di scatto, il Mozzo non può vedere attraverso la maschera da medico della peste, ma può comunque percepire l'intensa ondata di rimprovero che gli si sta per abbattere contro.
Fa spallucce.
«In quel momento mi sembrava divertente».
«Oh, mozzo».
«Non t'azzardare a usare il minuscolo per sminuire il mio genio. E tu, Pavel, avresti dovuto leggere meglio il contratto. C'è una chiarissima clausola in corpo quattro, la quale specifica che ogni modifica alla trama principale può avvenire, e qui cito testuali parole, a discrezione dell'autore ("a discrezione dell'autore"). Non ti scoraggiare, ragazzone, andrà meglio la prossima volta».
Bang! Bang! Bang!
«Truffatori! Io vi faccio a pezzi!»
Bang!
«Mozzino, quanti colpi hanno le pistole semiautomatiche?» chiede la musa, che nel frattempo si è nascosta tra le gambe del grosso strumento a coda.
«Non lo so, tesoro, dovrei controllare su Wikipedia».
«Dipende dal modello: si va dai sette ai diciassette colpi» anche Benny cerca di dare il suo contributo
«E che modello è la sua, Mozzo?».
Mi spiace, Pavel, è una Beretta modello 70 con caricatore monofilare da otto colpi.
«È rimasto a secco. Pasticcino, avete ancora quell'uscita sul retro che fa un suono agghiacciante quando si apre la porta?»
«Certo, è dove le cameriere vanno a cambiarsi».
«Ottimo. Abbiamo sempre desiderato visitare un luogo così pregno di affascinante mistero. Vero Benny?»
«Verissimo».
«Direi che possiamo avviarci».
L'espressione della musa si fa di colpo severa: «Ma potrebbero esserci delle ragazze che si stanno svestendo!»
«Ti pare che in una situazione del genere ci metteremmo a sbirciare?» domanda, sconcertato, il Mozzo.
«Mmm. Promesso?» chiede la musa, poco convinta.
Indossano maschere, ma il loro sorriso smargiasso da manigoldi pulsa attraverso la cartapesta come la resistenza incandescente di una stufa elettrica.
Mozzo e Benny rispondono in coro, gettandosi verso l'uscita di servizio: «Parola di scriptomante».

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