mercoledì 29 luglio 2015

Wetwords (4/4) - Maestro: Gran Finale



«Ah maledizione! Questa proprio non ci voleva!»
Il Maestro solleva lo sguardo dalla propria lettura, una trasposizione in pittogrammi del Vom Kriege di von Clausewitz, e scruta accigliato il giovane Tiratore: in tanti secoli di conflitti e scaramucce, nulla dei suoi piani era mai andato storto.
«Spiegati, ragazzo». Lo esorta con voce mite, ma pregna di autoritaria austerità.
«Avevo specificato a quell’idiota di un paninaro un falafel arrotolato, senza salsa all’aglio e, assaggia, così sembrerà che voglia dichiarare guerra all’intera Transilvania».
Il Maestro sospira, alzando gli occhi al cielo: dopo tanti anni di addestramento, ancora non riesce a capacitarsi di quanto talento naturale possa risiedere in un discepolo tanto frivolo e indisciplinato.
«Mi tornerà su per tutta la notte». Si lagna il Cecco, addentando famelico il proprio panino.
«Anche se  studiata nel minimo dettaglio, giovane allievo, siamo ancora nel mezzo di una missione. Per quanto improbabile, potrebbe accadere qualsiasi cosa. Cerca di rimanere focalizzato».
«Ma che missione e missione? Non mi avete neanche permesso di portare il mio M24. Nel caso qualcosa andasse storto, che cosa vi aspettate che faccia? Colpi alla testa con sasso e fionda?»
«Il tuo compito, Tiratore, è di mantenere e coordinare i contatti con l’Avvelenatrice e il Dinamitardo. Sai bene che non vado d’accordo con tutti questi ammennicoli moderni».
Il Cecco scoppia in una fragorosa risata: «Già, è vero! Mandare o attendere ogni volta uno dei tuoi messaggeri a cavallo ci priverebbe dell’effetto sorpresa. In compenso, potremmo eliminare il bersaglio facendolo morire di vecchiaia. O di noia».
«Non stavolta. Ed è stato proprio per la particolare natura di questo contratto che siete stati obbligati a richiedere il mio intervento. Siete bravi, non avete rivali in ciò che fate, ma ognuno di voi si è specializzato in un campo troppo ristretto dell’assassinio. Io, invece, ho a disposizione l’intero mondo da usare come arma».
Il Cecco sbuffa, il suo viso è una maschera di infastidita sopportazione: «Sì, sì, vecchio. Lo sappiamo che sei il migliore. Non girare troppo il dito nella piaga, per favore».
Il Maestro, sorridendo soddisfatto, guarda il cielo per calcolare l’angolo del sole calante all’orizzonte e determinare, in questo modo, quanto tempo manchi all’inizio dell’ultimo incontro.
«Ci siamo quasi» osserva «a che punto è l’Avvelenatrice?»
«Luce verde, sta arrivando».
«E a New York?»
Il Cecco risponde a bocca piena, masticando una grossa polpetta di verdure tritate e spezie: «L’ultima volta che ho sentito Doc, se la stava spassando con miss Mumbo Jumbo. Merda! Quella maledetta testa d’uovo si becca sempre gli incarichi migliori».
«Non sottovalutarti. Anche tu sei essenziale per la buona riuscita di questo episodio».
«Certo, sicuro!» sbotta sardonico il Cecco «Come fai a tenere il lettore incollato a una storia, senza una buona centralinista?»
«Ma non capisci? Tu sei l’espediente narrativo grazie al quale tutti i nodi irrisolti della trama saranno sciolti».
L’attenzione del Cecco aumenta: «Espediente narrativo eh?» il petto gli si gonfia tronfio «Mi piace come suona. Vai avanti».
«Tutto ebbe inizio quando Hank Morgan, lo yankee del Connecticut che visitò la Britannia di Re Artù, fu colpito dal sortilegio di Merlino con cui, attraverso un sonno magico, lo riportò nell’America del diciannovesimo secolo. Ciò che Twain non racconta è che l’uomo, per vendicarsi della Chiesa, responsabile della caduta in disgrazia sua e della propria famiglia, era riuscito a rubare e a portare con sé nel futuro la spada Excalibur, il più importante oggetto di potere dell’Impero Britannico. 
Quando Merlino lo scoprì, radunò intorno a sé i pochi cavalieri sopravvissuti alla guerra contro Mordred, e fondò un ordine segreto la cui unica missione sarebbe stata quella di trovare e riportare la preziosa lama nelle mani della corona. Con qualsiasi mezzo necessario».
«Ok.» Interrompe il Cecco con un’espressione perplessa sul volto «Ma questo non spiega la presenza di Excalibur qui a Tanelorn e l’organizzazione del Torneo Shonen di Maestri di Spada che, tra l’altro, sta per ricominciare. I finalisti stanno facendo il loro ingresso nell’arena».
Il cecchino indica in basso, verso la base degli spalti dove, da due portali posizionati agli antipodi dell’area, uno sul lato nord, l’altro a sud, Cyrano de Bergerac e Dorian Gray avanzano al centro del campo di battaglia; entrambi elegantissimi, ma con atteggiamenti del tutto opposti. 
Il francese procede spedito, quasi a passo di marcia, in uniforme da ufficiale: alti stivali di cuoio, braghe e giacca di velluto blu con decorazioni rosse e oro, cappello a tesa larga impreziosito con una piuma di falco pellegrino; le uniche eccezioni al protocollo sono il fodero della spada, Tempestosa, fissato alla schiena tramite una lunga cinghia di nera pelle borchiata, e una semplice fasciatura di lino bianco che, come una sciarpa, avvolge il viso mutilato dello spadaccino. 
Al contrario, il damerino inglese si prende tutto il tempo necessario per godere dell’entusiasmo del suo pubblico: avanza lento, saluta, manda baci, si ferma ogni tre per due per esibirsi in esagerati inchini. 
Indossa scarpe basse di vernice, lunghe calze di seta al ginocchio, calzoni di taffetà viola, abbinati col gilet, sotto il quale brilla una sgargiante camicia verde smeraldo; i capelli sono impomatati e la chioma è legata in una lunga coda di cavallo che scende fino a metà schiena. 
Dalla cintura, con fibbia in argento lavorato, pende la lucente spada Vorpal, tenuta ferma da un elegante laccio di cuoio intrecciato.
Il Maestro inspira, riuscendo a mantenere la calma: «Fammi finire. Col passare dei secoli, l’ordine divenne un vero e proprio servizio d’intelligence: la sua caratteristica principale è sempre stata quella di annoverare tra i suoi ranghi personaggi con capacità e doni straordinari. 
Quando tentarono di reclutarlo per la prima volta, Mr. Gray rifiutò. Viene da sé che un’organizzazione del genere non sia abituata a sentire un no come risposta: qualche anno dopo, reclutato il Viaggiatore del Tempo di H.G. Wells, lo mandarono in missione nel passato ad appropriarsi del ritratto del dandy, tanto per avere un incentivo più convincente su cui fare leva. Obtorto collo, Dorian si mise all’opera e recuperò Excalibur che, una volta trasportata negli anni Novanta del ventesimo secolo, venne conservata insieme alla Dama del Lago in una struttura di proprietà dell’alleato governo brasiliano. Il carcere di massima sicurezza Sepultura. 
L’operazione ha avuto inizio quando un mio ex-collaboratore, che mi doveva un favore, è riuscito a fare irruzione e a rubare la spada, consegnandomela».
«Non capisco comunque come sia finita qui a Tanelorn, a fare da premio per una competizione tra gli spadaccini più forti dell’intero Multiverso narrativo?»
Nel frattempo, sul campo, i due sfidanti si stanno dando battaglia con feroce determinazione. Monsieur de Bergerac è più offensivo: attacca con potenti colpi laterali di letale precisione; Dorian schiva come può, ma anche quando non riesce, le ferite che si aprono sulla sua pelle di porcellana quasi non sanguinano e impiegano davvero poco tempo a rimarginarsi. 
Quelli che sembrano istanti di disattenzione, quando capita il taglio di qualche dito, di una mano o di un intero arto, sono in realtà finte studiate con oculatezza: proprio in quei momenti, mentre le parti amputate ricrescono come la coda di una lucertola, l’inglese ne approfitta per avvicinarsi al bersaglio e mettere a segno una lunga serie di stoccate e fendenti concatenati tra loro. 
Cyrano non accenna neanche a parare: ogni danno subito, ogni stilla di sangue versata, viene subito assorbita dalla nera lama di Stormbringer la quale, in un vizioso circuito di autoalimentazione, provvede a fornire nuova forza alle braccia che la stanno impugnando.
«Facciamo un passo indietro». Prosegue il Maestro nella sua spiegazione: «Quando il Viaggiatore s’impossessò del dipinto, gli fu ordinato, con la sua macchina del tempo, di trasferirlo nel 1967, in una località segreta con nome in codice il Villaggio: in questo luogo i Cavalieri di Merlino, oltre a imprigionare gli agenti che tradiscono la causa dell’impero, conservano anche tutti i manufatti con cui vengono ricattati i loro operativi. Mi affidai allo stesso specialista del furto: in meno di dodici pagine, Jim diGriz mi avrebbe consegnato sia Excalibur, sia il Ritratto di Dorian Gray».
Come colpito da un fulmine, lo sguardo del Cecco si accende di comprensione e la sua bocca si spalanca esterrefatta: «Ora tutto inizia ad avere senso: con la spada di Artù in mano nostra, avremmo attirato l’Ordine in trappola, obbligandolo a mandare Dorian affinché la recuperasse. 
A quel punto, avremmo potuto usare la tela per eliminare il loro agente».
Il Maestro annuisce.
Il Cecco indica con la mano, un gesto con il quale abbraccia l’intero palazzetto: «Quindi hai organizzato tu il Torneo. Ci sei tu dietro tutto questo».
«Esatto».
«Sei un giocatore di go, e so che ami le strategie complesse: ma perché tanto clamore? Perché coinvolgere così tanti personaggi?»
La folla esplode in un fragoroso boato: nell’arena, Cyrano ha appena conficcato la lama della sua spada demoniaca nel petto di Dorian. 
Il bel giovane lascia cadere la sua arma, accasciandosi in avanti. Sembra sia infine giunto il momento della svolta nel match ma, colpo di scena, di scatto Gray si raddrizza, afferra a mani nude Tempestosa e, trascinandosi con la sola forza delle braccia, procede, un passo alla volta, impalato, verso il corpo dell’avversario. 
Ride mentre lo fa, e il pubblico rimane col fiato sospeso, del tutto ignaro di quale possa essere la sua prossima mossa.
Il Maestro solleva una mano: «Allerta il Dinamitardo, presto. Avvisalo che adesso tocca a lui».

Salve. 
Io sono la Voce Narrante e gestisco una paranza d’inchiostro, un gruppo di sicari specializzato nella eliminazione di personaggi letterari scomodi. 
In questo flashback sto spiegando ai miei ragazzi i dettagli della loro prossima missione.

«Mi ha contattato un pirandello. Un nome abbastanza noto che, per ovvie ragioni, preferisce mantenere l’anonimato: a quanto pare, alcuni autori stanno lavorando a un’antologia di racconti inediti per celebrare il ciclo del Campione Eterno di Michael Moorcock. 
Il nostro committente ha avuto un’ottima idea ma, per necessità di trama, il suo protagonista ha avuto accesso ad alcune delle memorie di uno dei Campioni più famosi, Elric di Melniboné. 
Tra queste, purtroppo, c’era anche il ricordo degli eventi con cui si conclude la saga dell’eroe albino: il tradimento della sua spada maledetta, Tempestosa, con la quale uccide il suo migliore amico, la donna che ama e infine sé stesso. 
Le parole finali di Stormbringer,  Farewell, friend. I was a thousand times more evil than thou!, non fanno altro che aggiungere beffa al torto subito. 
Come potete immaginare, il personaggio del nostro pirandello non l’ha presa molto bene e, minacciando di non collaborare alla stesura di un’opera tanto importante, ha preteso dal proprio autore che si facesse qualcosa per rimediare. 
E qui entrate in gioco voi».

«Organizzare un Torneo Shonen di Maestri di Spada qui a Tanelorn ci avrebbe fornito due vantaggi decisivi. Primo» il Maestro solleva il dito indice, per enfatizzare la propria spiegazione «la familiarità dell’ambientazione e la presenza di personaggi con aure combattive, anime se vuoi, tanto intense, avrebbe di sicuro attirato l’attenzione di una spada assetata di sangue come Tempestosa e, secondo» prosegue stendendo anche il dito medio «il premio in palio, Excalibur, e l’alto rischio di mortalità avrebbero, come hai fatto notare anche tu, obbligato l’Ordine di Merlino a mandare un immortale a combattere per recuperare il prezioso oggetto rubato. 
E Mr. Dorian Gray è proprio l’arma di cui avevamo bisogno».

«Una spada?» Esclama incredulo il Cecco.
«Una spada senziente». Specifico io.
«Come facciamo a uccidere una spada? È un oggetto! Mica posso sparargli. Che punti vitali vuoi che abbia una spada?»
Il Bombarolo tossicchia, mettendosi comodo sulla propria poltrona:« Potrei farlo saltare in aria; ma così facendo, elimineremmo solo l’involucro materiale. 
Trattandosi di un artefatto demoniaco, non posso escludere che venga riforgiato, o che  il suo nucleo spirituale venga trasferito intatto altrove. I’m sorry».

Sono competenti, i miei ragazzi, ma in quel momento non erano per niente d’aiuto.

«Malmignatta? Hai qualche suggerimento? Pensi che si possa avvelenare?»
L’unico elemento femminile del team rimane in silenzio per qualche secondo; nere sopracciglia si contraggono sulla candida pelle della fronte. 
Si siede sul davanzale, a gambe incrociate e, sorbendo thè dalla sua tazza fumante, risponde: «Potrebbe esserci un modo. Ma non ti piacerà».
«Perché?» Domando.
«Perché dovrai scrivere parecchio. Io non sono in grado, va oltre le mie capacità. Ma lui. Lui potrebbe farcela».
Cecco e Bombarolo distolgono lo sguardo a disagio, cercando di focalizzarsi su minuscoli pelucchi inesistenti sui rispettivi abiti.
«No. Lui no». Il mio tono non è secco, o arrabbiato. 
È supplice, come  quello di un bambino che non vuole ingoiare lo sciroppo troppo amaro.
La Malmignatta fa spallucce: «Mi dispiace, capo, ma è l’unico modo. Dobbiamo chiedere aiuto al Maestro».

Nello stesso istante in cui le rune rosse di Tempestosa iniziano a brillare, segno che la lama sta per assorbire l’anima della propria vittima, a New York, reduce dello svolgimento, a letto, di un rito voodoo in compagnia della sacerdotessa Epiphany Proudfoot, atto a rafforzare il legame tra il dipinto e il suo proprietario, il Bombarolo pugnala più volte la terrificante tela, ormai ricoperta da uno strato di pittura putrida e marcescente. 
Spezzato per sempre il patto che legava Dorian alla propria effige, l’anima dannata dell’uomo, un ricettacolo di vizio e depravazione che hanno corrotto l’energia stessa di cui essa è composta, trasformandola in un vero e proprio veleno spirituale, riesce a trasmigrare per pochissimo tempo nel corpo in cui un tempo aveva risieduto, per essere subito dopo trasferita nel nero acciaio della spada temprata nelle forge infernali.
Ciò che accade in seguito, rimarrà per sempre un mistero negli annali degli archivi di Tanelorn: l’aria si fa pesante, quasi densa; inizia a vibrare a frequenze altissime, trasformandosi quasi in una voce, in un grido. 
I diaframmi, i timpani, i muscoli del corpo di ogni persona presente alla tenzone entrano in risonanza, trasformando un pianto solista in una sinfonia di dolore. 
Tempestosa sta soffrendo e, con lei, l’intera umanità lì presente. L’arma che fu del principe Elric cerca in ogni modo una via per la sopravvivenza: ha assorbito Dorian; assorbe anche Cyrano, i due corpi, ridotti a mummie scheletriche, sono pronti a sgretolarsi in squame di pelle e polvere d’ossa al primo refolo di vento. 
Ma non c’è niente da fare: la quantità di tormento che Gray è riuscito ad accumulare negli anni è tale che neanche le anime coraggiose degli spadaccini sinora sconfitti riesce a tamponarne l’inarrestabile impeto. 
Tempestosa continua a strillare, a supplicare e strappare e a dimenarsi per vivere. In un ultimo, disperato tentativo, Stormbringer espande fino ai limiti estremi il proprio potere, cercando di assorbire le anime di tutti: le teste, gli occhi, le casse toraciche; dalle prime file fino agli anelli più distanti dell’arena, ogni singolo corpo esplode, lasciando per terra e sui posti a sedere solo ampi schizzi scarlatti a forma di stella, e interiora.
«Un vero bagno di sangue» Osserva il Maestro dal portellone dell’elicottero.
Il Cecco si volta a guardare, singulta un paio di volte, infine cade in ginocchio. Sbluuuuaaarh!
«Tutto bene là dietro? Cecco, non sapevo soffrissi di mal d’aria».  La testa della Malmignatta, con tanto di casco e cuffie per la comunicazione, fa capolino dalla cabina di pilotaggio. 
Appena ricevuto il via libera, si era subito diretta verso Tanelorn per recuperare i compagni appena in tempo per evitare che la vera tempesta di merda si abbattesse anche su di loro.
«Tu non t’impicciare e pensa a non farci schiantare, donna». Risponde brusco il Cecco, pulendosi il vomito dalla bocca con la manica della giacca.
«Credo sia colpa di tutto questo macello. Il giovane Tiratore ha sempre avuto uno stomaco delicato».
«Ah ah ah. Molto divertente. Dev’essersi trattato di un’intossicazione alimentare. Il mio falafel era guasto».
Mentre l’elicottero si allontana all’orizzonte, negli auricolari del Cecco risuonano le grasse risate del resto della paranza d’inchiostro.

«Maledetta salsa all’aglio».

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