mercoledì 1 luglio 2015

Wetwords (4/4) - Maestro: prima semifinale



Signore e signori, madame e messeri, protagonisti e comprimari, vi do il benvenuto questo pomeriggio  all’Arena dei Campioni di Tanelorn, la Città Eterna, per assistere alla prima semifinale del prestigiosissimo Torneo Shonen di Maestri di Spada del Multiverso. Vado subito a presentarvi i contendenti per la sfida di quest’oggi. 
Dopo aver padroneggiato numerosi stili di combattimento, presso tutti i più importanti maestri della narrativa wuxia, tra cui la Tecnica della Spada di Ferro, che gli permette di sferrare possenti colpi di spada pesante con una mano sola, il nostro primo combattente ha svolto un lungo viaggio di addestramento attraverso tutti i possibili quartieri cinesi, dalle atmosfere noir al cyberpunk, dai thriller vittoriani ai manwha, alla ricerca di nuovi sfidanti da sconfiggere: meglio noto, in tempi più recenti, come sicario armato di pistola e spadone e specializzato nello sterminio di demoni al soldo della Triade, ecco a voi Yang Guo!
Osservatelo, mentre fa il suo ingresso dal cancello occidentale nel suo completo antracite di Ermenegildo Zegna e scarpe richelieu-rockabilly nere di Louis Vuitton; lo vediamo avvicinarsi al tavolo dei giudici, per lasciare in deposito la propria Smith & Wesson modello 29, chiamata Misericordia; ricordiamo infatti che, secondo il regolamento del torneo, durante un incontro, ai partecipanti è concesso utilizzare solo le abilità e i poteri del proprio corpo e della propria spada. Come accaduto durante le qualificazioni, Yang Guo temporeggia, liberandosi con lentezza della giacca e della camicia bianca sottostante, scegliendo di combattere per il proprio pubblico a torso nudo, sfoggiando gli impressionanti tatuaggi che raccontano le sue gesta e i traguardi raggiunti durante la scalata della gerarchia, all’interno della malavita orientale: i due lunghi draghi rampanti sulle braccia, rosso e oro quello a sinistra, blu e argento quello a destra; il valoroso samurai all’attacco sulla schiena e, infine, il minaccioso kongorikishi rappresentato sul petto e sull’addome. 
È pronto; ecco che lo vediamo sfoderare la propria arma: ricordiamo che, in questo torneo, il maestro Guo combatte utilizzando Terminus Est, la pesante lama di Severian il Torturatore: pur essendo di fisico proporzionato, ma non troppo muscoloso, l’Eroe del Condor, questo uno dei suoi tanti soprannomi, non ha alcuna difficoltà nel combattere, anche grazie al mercurio che riempie il canale all’interno della spada, aumentandone l’equilibrio e rendendola più leggera durante il sollevamento, e più pesante quando cala il fendente dall’alto verso il basso. Sentite! Il pubblico è esploso in un boato mentre lo spadaccino venuto dall’Oriente mette piede sulla pedana circolare dell’Arena.
È ora il turno del secondo sfidante che, in questo momento, sta facendo il proprio ingresso dal cancello orientale. È stato la vera rivelazione di questo torneo, soprattutto perché di lui si sa veramente poco: trascinando dietro di sé Stormbringer, la mitica spada nera di Elric di Melnibonè, Campione Eterno le cui gesta sono ben note a tutti, qui a Tanelorn, questo gigante alto quasi sette piedi sembrerebbe arrivare direttamente dai romanzi francesi d’appendice di metà Ottocento. Nonostante indossi solo luridi stracci, una corta gonnella e una camicia di forza i cui lacci di cuoio logoro sono sciolti lungo i fianchi; nonostante i suoi movimenti siano ostacolati da manette arrugginite alle mani e da ceppi cigolanti alle caviglie, il suo fisico scheletrico sembra celare una forza sovrumana che, in più di un’occasione, gli ha permesso di stravolgere le sorti di un incontro ormai perso all’apparenza. Nessuno sa quale sia il suo vero volto, vi prego di fare un grande applauso all’enigmatico Prigioniero dalla Maschera di Ferro!
Entrambi i contendenti prendono posizione al centro dell’arena per il saluto ufficiale.
Si comincia.
Gong!
Senza un attimo di attesa, il Prigioniero sposta il peso in avanti, sulla gamba destra, per sferrare con Stormbringer un fendente laterale che punta alla gola di Yang Guo, che non para. Ma un attimo! Il colpo ha mancato! Quello che ci era sembrato di vedere non era altro che l’impressione retinica residua dell’Eccentrico dell’Ovest: con la velocità di un serpente il giovane Yang ha infatti spiccato un salto e, sfruttando la Tecnica della Leggerezza, è rimasto in equilibrio con i piedi sul filo della spada del misterioso francese. È un’occasione d’oro per Yang Guo: il nemico, preso alla sprovvista e sbilanciato in avanti, difficilmente riuscirà ad alzare in tempo una qualsiasi guardia. Dalla sua posizione sopraelevata, Yang Guo è nettamente in vantaggio; eccolo in fatti che solleva con estrema facilità Terminus Est per colpire mortalmente la testa dell’avversario. Possibile che questa prima semifinale si concluda in così poco tempo? Ma cosa fa il Prigioniero dalla Maschera di Ferro? Invece di cercare di difendersi, solleva anche la sinistra, impugnando lo spadone di metallo corvino con entrambe le mani e…Non ci credo! Con uno sforzo che ha dell’impossibile, solleva anch’egli l’arma, scagliando l’esile corpo del maestro Guo in aria, con un movimento che ricorda molto il lancio della lenza da parte di un pescatore. Colpo di scena! Yang Guo ha appena superato in volo il limite dell’arena! Ricordiamo al pubblico che chiunque dovesse poggiare piede sul terreno esterno dell’area di combattimento verrebbe automaticamente squalificato dal torneo. Ma il combattimento prosegue: il giovane spadaccino cinese ha infatti sfruttato l’inerzia del proprio lancio per conficcare la punta di Terminus Est in una delle statue di pietra raffiguranti i Campioni Eterni della storia. Di fatto, adesso, si trova appeso a quattro metri da terra, ma ancora regolarmente in gioco. Si dà slancio con le gambe ed effettua una capriola all’indietro, atterrando sul piatto della spada, sfruttandolo come una sorta di piedistallo sospeso. Si sta avvicinando alla testa scolpita di Erekose e con la mano – Cosa fa? – colpisce la roccia con la mano aperta, spaccando di fatto la scultura all’altezza del collo. Si gira, sembra stia calcolando una traiettoria. Che voglia tentare di stordire il Prigioniero avversario? L’uso di armi improprie comporterebbe però la squalifica per infrazione del regolamento. Yang Guo tira la testa di Erekose, che atterra fuori dal ring, a pochi metri dal bordo. Yang Guo sale sul collo di marmo della statua, posizione ancora valida, ed estrae la spada dal blocco di marmo. Spicca un lungo salto, ma la distanza dall’arena è davvero troppa. Incredibile signori! Davvero ingenioso! Yang Guo atterra in punta di piedi sul pezzo di scultura poco prima lanciato, usandolo come stepping stone e permettendogli in questo modo di tornare in sul campo di battaglia senza rischiare la squalifica. Si prepara per l’attacco; un secondo salto, questa volta perfetto nella traiettoria; Terminus Est rimane sollevata fino all’apice della parabola, infine Yang Guo cala il colpo, mirando direttamente al petto della Maschera di Ferro. Che – Attenzione! – posiziona orizzontalmente Stormbringer, appoggiando il piatto della lama sulla mano sinistra. Para! La Maschera di Ferro riesce a parare, anche se l’accelerazione ottenuta da Yang Guo durante il colpo fa indietreggiare di qualche centimetro il gigante francese. Il pubblico è ammutolito, la tensione che questo scontro sta trasmettendo agli spalti paralizza i colpi, concentrando tutto il sangue agli occhi, per non perdere neanche un frame dei velocissimi scambi che i due maestri si stanno scambiando. Per qualche secondo il tempo sembra essersi fermato nella Città Eterna: il Prigioniero è immobile, gamba sinistra  piegata in avanti, gamba destra tesa all’indietro; entrambe le braccia sono  in avanti, leggermente flesse, con Stormbringer a unirle orizzontalmente in parata; perpendicolare, il filo di Terminus Est scalfisce le rune argentee della spada di Elric, con Yang Guo ancora sospeso in aria, entrambe le mani sull’elsa, le ginocchia piegate al petto. La scena riprende movimento: Yang Guo appoggia entrambi i piedi su Tempestosa e solleva, per una terza volta la spada del Torturatore sopra la propria testa. Questa volta non spreca neanche un istante e come una pioggia di metallo celeste, scaglia la propria arma verso il basso, mirando ad aprire il capo dell’avversario in due. Questa volta il Prigioniero non ha scampo; ogni movimento possibile permetterebbe comunque un colpo mortale.
Klang!
Signori, non ci posso credere.
Non è ancora finita.
Il Prigioniero ha piegato la testa indietro, volgendo lo sguardo dritto verso il cielo, contrastando l’attacco di Terminus Est con la propria maschera. Il colpo dev’essere stato devastante. Un dolore intollerabile; ma ha fornito al francese il tempo necessario perché l’inerzia del salto di Yang Guo si esaurisse. Il contraccolpo sulla superficie metallica, unito al movimento delle braccia separa i due combattenti che, iniziando a sentire i primi segni di stanchezza, si studiano ansimanti a pochi passi uno dall’altro.
«Maledizione! Chi sei?!» Urla Yang Guo, fumante di rabbia.
Lo sfidante rimane immobile, guardia alzata, entrambe le mani sull’impugnatura, ginocchia leggermente flesse, pronte allo scatto.
Klang, klang, klang klang.
Un momento! Sta succedendo qualcosa. Uno alla volta, le costrizioni del Prigioniero sono cadute a terra: prima i ceppi, poi le manette, infine la maschera, divisa perfettamente in due metà dal taglio dell’Eroe del Condor. Finalmente, cari amici, avremo modo di scoprire insieme il segreto sull’identità di questo portentoso spadaccino.
Accidenti! È…è veramente impressionante: il viso del Prigioniero è talmente magro e scavato da sembrare un semplice teschio ricoperto da un sottile strato di ciò che in passato doveva essere stata pelle, ma che anni di tortura e scarificazioni hanno trasformato in una estesa e spessa rete di cicatrici. Orecchie e naso sono del tutto assenti, si direbbe strappati via con strumenti barbarici; sono visibili solo i fori d’osso dello strato sottostante; occhi e bocca sono tenuti serrati da fili metallici che attraversano labbra e palpebre come un macabro ricamo. Questo significa, amici del pubblico, che fino a questo momento il Prigioniero dalla Maschera di Ferro ha combattuto alla cieca.
Incredibile. Veramente incredibile.
I giudici si consultano: in effetti è una situazione anomala rispetto ai duelli che di solito si svolgono durante un Torneo Shonen tra Maestri Spadaccini ma, secondo il mio modesto parere di commentatore, nessuna norma del regolamento è stata infranta, e si dovrebbe proseguire con l’incontro.
«Mmmmm…mmmmmwuuaaaaaagh!»
Lo sentite, amici? Un altro spettacolare colpo di scena!
Incurante dell’indicibile sofferenza che deve provocargli, il Prigioniero sta lottando contro le cuciture di ferro che gli impediscono di vedere e parlare; come se la liberazione dalla Maschera avesse infine risvegliato il gigante da un lungo sonno.
Vediamo cosa accade.
Sembra che ce la stia facendo: la poca carne rimasta intorno alla bocca e alle orbite si sta squarciando, lasciando liberi gli occhi e la cavità orale; il volto è una maschera di sangue ma, mentre le rune magiche, incise sulla lama di Stormbringer, pulsano di un tenue bagliore scarlatto, le ferite iniziano a rimarginarsi con estrema rapidità.
Kling, kling.
Alla fine, anche i cavi metallici che tormentavano la vista e le fauci del Prigioniero cadono a terra, liberando una volta per tutte l’enrome guerriero francese.
Uno dei giudici si sta avvicinando al bordo dell’arena: «Monsieur, il vostro nome? Per il registro degli iscritti».
«Je m’appelle Cyrano. Cyrano de Bergerac».
Ma ecco la reazione di Yang Guo, che scoppia a ridere.
«Ohohoh! Davvero divertente laowai! Davvero divertente. Dici di essere il celebre Cyrano de Bergerac, spadaccino dalla lingua affilata e dal naso importante; ma io vedo che hai la bocca cucita, e che le tue narici non riescono neanche a sporgere da quel tuo muso marcescente. Ci stai forse prendendo in giro?»
«Non ho motivo di mentire sul mio nome, mio giovane paggetto del Catai e se volessi farmi beffe di voi, vi direi con semplicità che con quelle braghe e quelle scarpette da fanciulla, più che un uomo d’arme, sembrate un cicisbeo maldestro che danza la Solàr nello stanzino delle ramazze».
Il pubblico scoppia in una fragorosa risata. Yang Guo non l’ha presa bene: sbatte con rabbia il piede a terra e la sua espressione, fino ad ora concentrata, trasfigura nel ritratto della livida indignazione. Cyrano riprende la parola.
«Oui oui, c’est moi. Cyrano de Bergerac. O quel che ne rimane. Perché c’è stato un tempo; il tempo delle imboscate e dei duelli; delle guerre e delle serenate al chiaro di luna; il tempo degli insulti e delle rime, i giorni in cui il mio naso si ergeva dritto, gagliardo come lo gnomone di una meridiana, e punivo l’infamia e la vanagloria più con la cadenza del mio eloquio che con la punta del mio stocco. I giorni dell’amore, e i giorni della morte. Cristiano e Rossana, Rossana e Cristiano, il cadetto e la dama. Che sciocco sono stato; uno stolto, invero, a scoprire troppo tardi che colpa imperdonabile sia confondere l’amore con l’amicizia e vice versa. Ma quando infine strappai il velo che celava il vero sentimento per il mio giovane Patroclo, ormai di Patroclo si trattava: morto in battaglia, con indosso l’armatura delle mie bugie che, come tali, avrebbero dovuto attirare me nella trappola mortale del Fato avverso. Potrei mentire, un’altra volta, e dire che quel giorno sono morto anch’io. Ma non è così; qualcosa si spezzò, quello sì, ma non fu morte, fu rabbia. Tremenda e incontenibile rabbia. E uccidere soldati, smembrarli, letteralmente farli a pezzi, non serviva; era solo un alimentare il fuoco con carbone di scarsa qualità. Quando le teste coronate si accordarono, ponendo fine alla mattanza, andai a trovare Rossana, rifugiatasi in convento, per parlarle, confessarle, cercare di estinguere con il suo conforto quell’incendio di odio che la mia anima era divenuta. Uno stolto, come dicevo. Depravato, mi chiamò, abominio. Come osavo raccontarle tali oscenità, gettando fango sul ricordo del suo Cristiano? Il suo amato Cristiano. Suo. Sentire la gola di lei spezzarsi tra le mie dita fu un sollievo assai effimero, come gustare il refrigerio di un sorbetto d’estate e sentire di nuovo caldo subito dopo. Fu quiete per un istante, poi le fiamme tornarono a imperversare, dentro di me, più alte che mai. Dapprima sospettai, poi intuii: battezzato nella morte di Cristiano, ero diventato ladro, un manigoldo che rubava agli amanti l’insostituibile oggetto della loro passione. Mi chiamarono omicida, mi braccarono e quando alla fine mi rinchiusero nelle segrete della Bastiglia, lo ammetto, fui sollevato. Era finita, mi dissi. Ma non era ancora cominciata. C’era un religioso in cella con me, un abate, trasferito a Parigi da una fortezza situata su un’isola, a largo del Golfo di Marsiglia. Aveva rinnegato Dio e, ascoltando la mia storia, mi propose un’alleanza, il patrocinio del Bafometto al quale da tempo si era affiliato. Accettai. Mi mostrò la maschera, spiegandomi che un sacrificio era richiesto: mi asportai il naso e le orecchie da solo, con un osso affilato contro una roccia; lasciai al prete il compito di cucirmi occhi e bocca. Indossai il mio nuovo volto, come una nuova identità, e iniziai il mio addestramento fatto di torture e sfide, punizioni e ricompense. Quando infine fui valutato degno, mi fu donata una spada, forgiata nello zolfo e temprata nelle lacrime delle anime tormentate; con essa, ogni vita rubata diventava forza nelle mie braccia, sangue nelle mie vene. Completo, infine, completo».
«Bla bla bla. Mi stai facendo venire il latte alle ginocchia laowai. Qualcuno può ricucirgli quella fogna da checca putrefatta? Ti preferivo quando stavi zitto e combattevi. Male, ma almeno combattevi».
«Ho dimenticato di fare chiarezza su un particolare».
«Oh no! Ti prego, bastaaa…a..rch!»
Signore e signori! Lo avete visto anche voi?!? Spero di sì, perché proprio non saprei come descriverlo: nel bel mezzo della lamentela di Yang Guo, Cyrano de Bergerac è a tutti gli effetti scomparso un istante, per ricomparire subito dopo dietro il proprio avversario. Senza alcun segno che potesse preannunciarlo, si è spostato a una velocità quasi divina alle sue spalle, trafiggendogli la schiena con Stormbringer, la cui lama in questo momento spunta, rossa di sangue, dal petto del maestro di spada cinese.
Cyrano sta sussurrando qualcosa all’orecchio di Yang Guo; le sue parole sono quasi impercettibili.
«Libero dalle mie catene, sono molto, molto, più rapido nei movimenti. Ammetto che, da parte mia, sarebbe stato più educato concederti almeno la possibilità di arrenderti, prima di attaccare. Ma sarò onesto: la tua vocetta stridula da scimmia castrata mi dà tremendamente fastidio».
Ooooh! Un finale davvero poco adatto agli stomaci sensibili! Cyrano de Bergerac ha appena eseguito con la propria spada un montante a due mani, aprendo di fatto in due il corpo di Yang Guo dall’ombelico alla testa! Per l’Eccentrico dell’Ovest non ci sono più speranze: il suo corpo è già caduto a terra senza vita, spargendo sulle pietre dell’Arena dei Campioni una grande quantità di sangue e interiora.
Abbiamo quindi il primo finalista ufficiale del Torneo Shonen di Maestri di Spada del Multiverso! Fate un bell’applauso a Cyrano de Bergerac e alla sua spada Stormbringer!

Il sottoscritto vi ringrazia per la calorosa partecipazione e vi ricorda che la seconda semifinale si svolgerà questa sera, due ore dopo il tramonto. Mi raccomando, accorrete numerosi per scoprire chi sarà il secondo finalista in corsa per l’ambito premio finale: quale spadaccino si dimostrerà infine degno di impugnare Excalibur, la Spada dei Re?

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