mercoledì 8 luglio 2015

Wetwords (4/4) - Maestro: secondo furto



Archivio del Penitenziario di massima sicurezza Sepultura, São Paulo, 1997.

[Estratto dalla relazione  relativa all’inchiesta sull’Incidente Liebermann. Testimonianza del sorvegliante Wetmore, primo a entrare in contatto con il corpo.]

…ero piantonato alla guardiola del cancello d’ingresso per il turno pomeridiano quando, dall’interfono, ricevetti una chiamata del collega stazionato alla torre di guardia nord-ovest. Non ricordo l’ora con precisione, ma stava iniziando a fare buio perché, da protocollo, erano appena stati attivati i fari di sorveglianza: infatti il collega, grazie al fascio di luce proiettato dalla sua postazione, aveva avvistato del movimento sospetto nella vegetazione alla base della collina e mi aveva chiamato chiedendomi di andare a controllare. Subito pensai che si trattasse di qualche animale, ma il tempo stava trascorrendo lento e pensai che un sopralluogo avrebbe spezzato un po’ la noia. Contattai quindi il mio secondo, perché mi sostituisse durante l'assenza, entrai nei garage e, recuperata una jeep, mi diressi verso le coordinate dell’avvistamento. Era una zona lussureggiante in prossimità della foresta: per alcune decine di metri, fui obbligato a farmi strada con il machete per poter anche solo vedere dove stessi mettendo i piedi; infine raggiunsi la piccola radura dove lo trovai. Lavoro a Sepultura da ormai cinque anni, dovrei essere abituato a spettacoli di ogni genere, ma nonostante ciò, quando vidi il corpo per la prima volta, rimasi sorpreso: era magrissimo, completamente nudo, accucciato in posizione fetale, rattrappito direi, tanto era contratto; la pelle era di un bianco abbagliante, ricoperta da una patina di sudore che la faceva quasi splendere, toccata dalla scarsa luce del tardo pomeriggio. Mi avvicinai per vedere meglio: era un uomo, biondo, occhi chiarissimi, quasi grigi; sebbene fosse uscito in quello stato dalla foresta, non era ferito, non aveva neanche la classica distesa di punture da mosquitos; batteva i denti e tremava con violenza, sebbene fosse una giornata calda e umida, con un’afa al limite dell’asfissia. Di sicuro non era un nativo, perciò mi tranquillizzai e mi rivolsi a lui in inglese: «Ehi, amico. Qual è il problema?»
Ovviamente non mi rispose. Mi avvicinai ancora di più con le mani ben in vista, non volevo apparire minaccioso. C’era qualcosa di strano nel suo viso: gli zigomi erano asimmetrici e gonfi in maniera innaturale per un corpo così smilzo; mi guardava con occhi spiritati, ma sembrava non capire cosa gli stesse succedendo; riuscii a tastargli il polso: era gelido, come un fottuto cadavere, mi scusi l’espressione, e il suo cuore batteva a un ritmo lentissimo. Se si fosse trattato di un’imboscata, pensai, sarebbe già dovuta scattare, e invece niente; decisi quindi di sollevare lo sconosciuto che, nonostante la statura, era leggerissimo, e lo portai al mio veicolo dove gli prestai i primi soccorsi, coprendolo con una coperta termica e offrendogli una barretta energetica dalle razioni di emergenza della jeep. Si strinse forte al corpo il tessuto isolante, ma rifiutò il cibo; era probabile, con i denti che sbattevano così forte tra loro, che non sarebbe comunque riuscito a ingurgitare neanche un boccone.

[…]mi assegnarono alla sorveglianza dello sconosciuto fino all’arrivo del consulente psichiatrico, il dottor Long. Nel frattempo, gli addetti all’infermeria si preoccuparono di stabilizzare il paziente: lo vestirono, gli iniettarono della soluzione salina riscaldata per reidratarlo e per aumentarne la temperatura corporea; infine effettuarono dei prelievi di sangue per le analisi di routine. Dopo qualche ora iniziò a riprendersi con grande rapidità: rimase sempre cosciente e, quando iniziò a parlare, si dimostrò molto disponibile nel rispondere alle nostre domande. Ricevuto il consenso firmato e sotto il costante monitoraggio del personale medico, il signor Liebermann, questo il suo nome, accettò di essere interrogato mediante l’utilizzo del poligrafo e sotto l’effetto di leggere dosi di sodio pentothal. Andava bene essere ospitali, ma dopo il casino successo con i Kayovà e la grande fuga di qualche anno fa, il direttore non voleva correre rischi. Certo, mai ci saremmo aspettati qualcosa del genere.

[Resoconto del Dottor Malcom Long, primario del reparto di psichiatria del Hospital das Clínicas da Universidade de São Paulo e consulente ministeriale per l’igiene mentale del Penitenziario di massima sicurezza Sepultura.]

Atterrammo all’eliporto del complesso di Sepultura alle nove della sera stessa del ritrovamento, e fui subito accompagnato al cospetto di Mr. Liebermann: lo trovai seduto a un tavolo, all’interno di una delle stanze utilizzate come ambulatorio; era tranquillo, stava giocando a un solitario con il mazzo di carte che uno degli infermieri era riuscito a reperire, nella sala comune delle guardie. Quando entrai, mi sorrise con fare affabile.

(i dialoghi riportati corrispondono alla trascrizione della registrazione effettuata dal dottor Long durante il colloquio)

«Salve, mi chiamo Long, e sono il consulente psichiatrico di questa struttura. Le spiace se le faccio qualche domanda?»
«Nel modo più assoluto».
«Posso registrare la nostra conversazione?»
«Ma certo».
«Il suo nome?»
«Mi chiamo Liebermann. Yakow Liebermann Jr».
«Lei sa perché si trova qui?»
«Hanno detto di avermi trovato nudo a pochi chilometri dal carcere».
«Lei non ricorda nulla?»
«Niente che riguardi eventi recenti o come sia arrivato fin qui».
«Che cosa ricorda, signor Liebermann?»
«Mio padre, Yankow Liebermann, è stato un cacciatore di nazisti. Negli anni Settanta sventò un piano portato avanti da Josef Mengele, atto a forgiare un nuovo Führer e a dare inizio al Quarto Reich: nascosto qui, in una base sicura in Brasile, era infatti riuscito a creare in laboratorio novantaquattro cloni vitali di Hitler e a disperderli, mediante un falso servizio di adozioni all’estero, in diverse località dell’Europa e del Nordamerica. Le intenzioni dell’Angelo della Morte erano di provocare artificialmente gli eventi chiave della giovinezza del dittatore per plasmare la psiche dei ragazzi e ottenere in questo modo almeno una perfetta replica dell’originale. Mio padre riuscì a fermarlo in tempo eliminando Mengele e distruggendo l’elenco con le identità dei cloni. I ragazzi venuti dal Brasile avrebbero vissuto la loro vita e sarebbero cresciute come persone diverse. Persone migliori. O almeno così credeva mio padre».
«Che cosa intende?»
«Purtroppo, alla fine di quella storia, si scoprì che uno dei soggetti sviluppò comunque manie di grandezza, simili a quelle che colpirono Hitler durante l’adolescenza. Mio padre, però, nel frattempo era morto; perciò decisi di proseguire io la sua opera».
«La prego, vada avanti».
«Come dicevo, la lista con i dossier personali dei soggetti andò distrutta insieme a Mengele, ciò che inizialmente fu una benedizione, date le nuove circostanze, divenne un grave problema. Pensai quindi che potessero esistere altre copie, magari tenute al sicuro nel laboratorio segreto dove si era svolto l’aberrante esperimento. Iniziai a studiare gli appunti di mio padre e, anche grazie ai nuovi supporti informatici, riuscii a risalire ad un sito nella foresta amazzonica, le cui coordinate mi hanno portato qui, per l’esattezza».
«Intende qui a Sepultura?»
«Esatto. Questo complesso nasce come struttura privata, la cui costruzione fu finanziata da un consorzio di ex alti papaveri nazisti scappati in Sudamerica e arricchitisi alla fine della guerra. Quando mio padre mise herr Mengele e il suo piano sotto i riflettori dell’opinione pubblica, il centro venne confiscato dal governo brasiliano che, a metà degli anni Ottanta, iniziò a smantellarlo per riconvertirlo in una struttura di detenzione».
«Torniamo ai fatti più recenti. Si ricorda del suo sbarco in Brasile? Se alloggiava in un hotel? Può fornirci il nome di qualcuno da contattare?»
«No. Io…io…»
«Con calma, si prenda tutto il tempo necessario».
Mentre ascoltavo il racconto di Mr. Liebermann, osservando anche il suo linguaggio non verbale, neanche per un istante dubitai della veridicità delle sue parole. Quell’uomo stava dicendo la verità o, comunque, stava espirmendo ciò che secondo lui erano concetti veri; anche il sodio pentothal e il poligrafo confermavano la mia diagnosi. Mentre cercava di raccogliere frammenti di memoria a breve termine, con le mani continuava a pescare carte dal mazzo e a posizionarle sul tavolo nel tentativo di risolvere il solitario. Si fermò solo una volta, con in mano la Donna di Quadri e, nello stesso istante, i suoi tratti, gli occhi glaciali e quegli zigomi così rigonfi, furono sconvolti da una contrazione. Che la carta avesse procurato una qualche forma flashback? Che ci fosse una donna coinvolta?
«Va tutto bene signor Liebermann? Le è tornato qualcosa in mente?»
L’uomo tornò a rilassarsi.
«Forse. Per un attimo ho creduto…Ma è subito passato. Non potremmo continuare più tardi? Incomincio a sentire un po’ di stanchezza».
«Ma certo. Riposi un paio d’ore. Nel frattempo contatteremo le autorità locali per verificare se ha lasciato qualche traccia del suo passaggio in città».
Fu l’ultima volta che vidi l’uomo noto come Yakow Liebermann Jr, sicuramente uno pseudonimo. Dagli uffici di São Paulo non risultò uno straccio di indizio che suggerisse il suo arrivo, la sua permanenza né tanto meno la sua partenza. Per quanto mi riguarda, poteva essersi trattato di un vero e proprio fantasma.

[Estratto dal rapporto conclusivo dell’Ispettore Javert, direttore dell’Istituto Correttivo e di Detenzione Sepultura]

…la ricostruzione dei fatti è avvenuta soprattutto grazie alle dichiarazioni dei testimoni oculari , poiché il soggetto in questione, conosciuto come Liebermann, è riuscito a eludere buona parte delle videocamere di sicurezza, confermando un’accurata pianificazione dell’operazione e gettando l’ombra del sospetto di una possibile fuga di notizie per mano di un infiltrato all’interno del personale. Ulteriori indagini si stanno già svolgendo in questa direzione.
Nella propria deposizione, il medico di guardia racconta di essersi recato, intorno all’una antimeridiana, presso la stanza dell’infermeria dove era ospitato Liebermann, per verificare i parametri vitali e per assicurarsi che non necessitasse di altro durante la notte; appena arrivato, pare abbia trovato il letto vuoto e, sentendo dei suoni anomali nel bagno adiacente, afferma di essere andato  a controllare: l’uomo si trovava in piedi davanti allo specchio, con indosso solo il pantalone del pigiama, a petto nudo e piedi scalzi, che si manipolava il viso, in prossimità delle guance, in maniera alquanto strana; notando inoltre, appoggiate sul ripiano del lavandino, una bacinella e alcune siringhe ipodermiche ancora sigillate, il dottore sostiene di essersi fatto avanti per chiedere spiegazioni e, nel caso, offrire il proprio aiuto. Sorpreso da un’interruzione imprevista, Liebermann ha reagito con una rapidità di riflessi del tutto inaspettata per una persona nelle sue condizioni. L’unico video in nostro possesso è quello registrato proprio nei locali ospedalieri: in esso si può osservare come con poche mosse, che il nostro capo delle guardie, esperto di arti marziali, ha riconosciuto come uno stile ibrido tra krav maga e aikido, il soggetto abbia neutralizzato la minaccia rappresentata dal medico, lo abbia privato dei propri indumenti, imbavagliato e immobilizzato legandolo ai tubi del sistema di riscaldamento, prima di tornare ad operare davanti allo specchio.
Dalle immagini non è possibile capire con chiarezza cosa stesse cercando di fare: il testimone afferma di averlo osservato mentre sbatteva più volte, con violenza inaudita ma sistematica, la faccia contro il ripiano metallico di fianco al lavabo, fino a sentire il distinto suono delle ossa zigomatiche che andavano in frantumi; dopodiché, assalito da un’intensa crisi di tosse, avrebbe espettorato da naso e bocca, direttamente nella bacinella, grandi quantità di un liquido sieroso molto chiaro. Una volta ripresosi dalla crisi respiratoria, Liebermann è andato avanti col proprio piano stringendosi un laccio emostatico al braccio e prelevandosi del sangue; con una seconda siringa sterile, ha aspirato il liquido conservato nella bacinella e lo ha iniettato nelle provette contenenti i campioni ematici. Ultimata l’operazione, ha indossato il travestimento da medico per passare inosservato e abbandonare l’infermeria.
I risultati delle analisi di laboratorio hanno fornito due dettagli fondamentali per l’inchiesta: in primo luogo, il soggetto era affetto da un elevato tasso di fenilalanina nel sangue, il che spiegherebbe anche la scarsa produzione di melanina nella pelle, negli occhi e nei capelli; in secondo luogo, il liquido rigettato consisteva in una soluzione di creatinofosfato, ADP e un enzima bioingenierizzato apposta per innescare la reazione di spostamento dell’atomo di fosforo, con la conseguente produzione di creatina e adenosin-trifosfato. In base alle direttive ministeriali promulgate in seguito alla grande fuga dei Kayovà di qualche anno fa, gli interrogatori vengono svolti in un’apposita struttura separata e lontana da Sepultura, per impedire che si possano ripetere incidenti del genere. Se solo le analisi del sangue di Liebermann fossero arrivate in tempo, avremmo potuto sospettare che qualcuno, all’interno del carcere, stava portando con sé quantità sospette di fenilalanina e ATP, le componenti fondamentali per ottenere lo Squaglio.
In seguito alla ristrutturazione, il carcere di Sepultura ha subito, sia dal punto di vista strutturale, sia da quello funzionale, sostanziali modifiche rispetto al progetto originale: ridisegnato come un panopticon, dall’amministrazione al centro di sorveglianza, dall’infermeria alla centrale elettrica, tutti i reparti sono stati localizzati nella torre centrale, mentre le mura esterne, suddivise su più piani in bracci a pianta circolare, ospitano i detenuti immersi nella colla cianoacrilica, meglio conosciuta come Ectoplasma. I miglioramenti apportati alla formula chimica del composto, hanno permesso inoltre un cambiamento del regime detentivo: la nuova versione dell’Ectoplasma, infatti, non solo si fonde alla perfezione con la carne del prigioniero, ma risulta anche permeabile alle molecole di ossigeno e ai nutrienti, permettendo a tutti gli effetti la respirazione e l’alimentazione anche al suo interno. In questo modo, è stato possibile istituire un sistema d’incarcerazione progressiva, determinata in base alla gravità del reato commesso: i settori più in alto sono riservati alle pene più lievi, con i prigionieri immobilizzati solo fino alle caviglie. Man mano che si scende, le condanne s’inaspriscono e il livello d’immersione nella colla aumenta fino ad arrivare al fossato alla base della torre centrale, cioè l’area di detenzione originale, ora meglio nota come Cocito. In esso vengono rinchiusi solo i criminali condannati all’ergastolo, i cui corpi vengono per intero affondati all’interno di un unico grande blocco di Ectoplasma. Purtroppo, i nostri ricercatori non sono ancora riusciti a sviluppare un processo che elimini la sinergia biochimica, tra colla cianoacrilica e Squaglio, che ha dato il via alla grande evasione di qualche anno fa.
Durante l’incidente Liebermann, all’interno del Cocito erano presenti solo due individui: il prigioniero 174517, la cui testimonianza, registrata mediante l’uso di tecnologia eye-tracking, ha fornito ulteriori dettagli per questa ricostruzione; e l’obiettivo ultimo dell’agente infiltrato; una donna dall’identità sconosciuta, una detenuta VIP del governo britannico che conserviamo sulla base di alcuni accordi top secret, stipulati con il Regno Unito. 174517 dichiara di aver visto l’intruso saltare sullo strato di colla cianoacrilica da una passerella sovrastante; raggiungere la Dama e comunicare con essa tamburellando con le dita. Ipotizziamo che si trattasse di un messaggio in codice Morse, trasmesso in profondità sfruttando le proprietà di propagazione delle vibrazioni attraverso i fluidi. Nella mano dell’uomo è comparsa quindi una siringa contenente lo Squaglio rudimentale che, una volta iniettato, ha raggiunto i muscoli della prigioniera, attivando l’Ectoplasma solo nella ristretta area circostante: i nostri analisti sostengono che un effetto tanto inibito sia da attribuire alla bassa percentuale di purezza della sostanza utilizzata. Nonostante ciò, 174517 racconta di aver visto la zona intorno alla Dama agitarsi, come pervasa da peristalsi: circondata da un ambiente più lasso, l’unico movimento possibile è stato per la donna quello di spalancare la bocca, dalla quale, poco per volta, è fuoriuscito un oggetto imprecisato, ma di forma sottile e allungata. Le contrazioni sono proseguite fino a quando il reperto in questione non è stato trasportato in superficie e consegnato, con l’Ectoplasma plasmato nella forma di una mano, a Liebermann in persona.
Una volta raggiunto lo scopo della propria missione, il soggetto è infine fuggito attraverso il cancello principale, senza destare alcun tipo di allarme. Anche dopo diversi giorni di perlustrazione del perimetro, in un raggio di venti chilometri dalla struttura, non è stata trovata alcuna traccia che indirizzi le indagini in una direzione precisa. Ad oggi, non siamo in possesso di alcuna informazione sulla vera identità di Yakow Liebermann Jr, sul movente della sua intrusione, né tantomeno sulla natura dell’oggetto rubato. Al momento l’inchiesta si trova, a tutti gli effetti, ad un punto morto. Attendiamo istruzioni da parte del Ministro. […]

«Ahahah! Grazie GladIS per aver rubato il file dal server privato del direttore. Leggere così, nero su bianco, che tutti i miei sforzi hanno dato buoni frutti, è sempre una gran soddisfazione. Adoro i piani ben riusciti!»
«Non c’è di che, Mr. diGriz».
Mi chiamo James Bolivar diGriz, meglio noto come Ratto d’Acciaio, o Slippery Jim, e sono un ladro.
Il migliore, modestia a parte.
Dopo la mia rocambolesca fuga dal Villaggio, nel 1967, ci siamo un po’ persi di vista, non è vero?
Beh, un’idea sulla mia ultima impresa ormai ve la sarete fatta, ma lasciate che vi ragguagli con ordine, così da riempire alcuni dei buchi nella trama.
Dopo l’estrazione all’ultimo istante da parte di GladIS con il suo raggio traente, abbiamo abbandonato l’orbita geosincrona per fare rotta verso il nostro secondo obiettivo: Brasile, anno 1997. Purtroppo i motori della nave non erano ancora pronti per un secondo salto attraverso lo spazio-tempo, perciò ho dovuto improvvisare: atterrati nella foresta amazzonica e attivata la modalità camo a risparmio energetico di GladIS, avrei avuto trent’anni per organizzare tutti i dettagli della mia prossima sortita. Poiché avevo tempo e informazioni a sufficienza per essere creativo, decisi per una Mossa à la Bennet Marco. GladIS è munita di una camera per il sonno letargico multifunzione: come prima cosa, la impostai in modo da invecchiare di un anno per ogni dieci trascorsi nel mondo esterno; quindi programmai il computer principale con una lunga serie di istruzioni meticolose. Innanzitutto creai un accurato programma di lavaggio del cervello con le seguenti caratteristiche:
  1. Impedire l’accesso a qualsiasi ricordo riguardante la mia vera identità, la missione o il piano. L’input visivo per rimuovere il blocco sarebbe stata la carta raffigurante la Donna di Quadri.
  2. Installare la personalità fittizia di Yakow Liebermann Jr, la sua biografia e la sua missione
  3. Inserire a livello subliminale il desiderio compulsivo di giocare a solitario durante i tempi morti. Per non lasciare nulla al caso, tale comando comprendeva una subroutine cheater grazie alla quale, in modo istintivo, avrei mescolato le carte secondo un algoritmo con il quale, a inizio partita, avrei ottenuto uno specifico ordine di carte nel mazzo, che mi avrebbe permesso di sicuro di vedere la carta-input.

Quindi configurai l’apparato chirurgico automatizzato di cui era dotata la capsula: mentre avrei trascorso le successive tre decadi in uno stato molto simile al letargo, le apparecchiature mi avrebbero, per gradi, aumentato il tasso di fenilalanina nel sangue, con la conseguente riduzione di melanociti in tutto l’organismo, e innestato negli zigomi due sfere ossee contenenti l’ADP da una parte e il creatinofosfato, in soluzione con l’enzima reazione-specifico, dall’altra.
Al mio risveglio, sarei stato un uomo nuovo, ricostruito, riprogrammato e puntato sull’obiettivo come un aquila in picchiata.
Il resto, beh, potete leggerlo nel rapporto al signor Ministro.
«GladIS, mentre il cyber-chirurgo cerca di rimettermi a posto la carnagione, contatta il vecchio Generale e fissate un appuntamento per la consegna. Informalo che adesso abbiamo anche la spada».

«Certo, Mr. diGriz».

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