venerdì 18 settembre 2015

Meta

Oh, la vedevo… sì. 
Al di là della linea bianca. 
Oltre la patina di fatica che avevo sul volto, oltre il sangue colato sugli occhi dal taglio sopraccigliare, oltre il sudore accumulato in ogni recesso. 
Era là: ovale in meta. 
Luce e ombra. 
Vittoria e sconfitta. 
E noi giù, a mordicchiare l’erba fra le zolle dissodate dai tacchetti in corsa. 
Caduti per placcare il vuoto; crollati nel tentativo di afferrare quel flanker, scattante e assetato di gloria, determinato a schiacciare la palla sul prato assolato e a fare a pezzi, con quel singolo colpo, quindici sogni a due, due!, dannati, minuti dal fischio finale. 

     

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