mercoledì 28 ottobre 2015

Dimmi se ti fa male - L'odissea odontoiatrica*


*Durante la stesura del brano che segue ho effettuato ricerche online per sopperire alla mia ignoranza in materia, nonostante frequenti l’ambiente come paziente da una vita. Sono rimasto scosso da numerose immagini scattate negli studi dentistici e alquanto scioccato dalle descrizioni specialistiche riguardanti i principali interventi odontoiatrici ai quali i pazienti vengono sottoposti. La serie di shock mi ha fatto riscoprire la verità contenuta nell’espressione beata ignoranza – d’ora in avanti assurta a mio mantra personale. 

In sala d’attesa
Da sempre associo questo anti-inferno che odora di chiodi di garofano alla presenza di animali: gatti una volta, pesci tropicali in tempi recenti. I gatti erano finti, presenti ovunque sui quadri alle pareti; i pesci invece sono veri, ma non fanno altro che rincorrersi nella teca, come i pensieri nella testa mentre indosso i soprascarpe di plastica blu. Il livello di guardia, si sa, varia in base a ciò che ti attende nello studio: allarme rosso se avete programmato un’estrazione, sudori freddi se dall’ultimo controllo sono passati mesi, rassegnazione se in bocca avete una carie e quel giorno siete lì proprio per quel motivo (in tal caso è bene avere acceso un cero la sera prima pregando San Renato Goupil - esiste sul serio, non sto scherzando! - celeste patrono degli anestesisti e santo protettore di coloro che anelano l’ottundimento dei sensi mediante morfina o narcotico).

La seggiola
Strumento di tortura per eccellenza è la seggiola elettronica-multi-funzionale-orientabile. Fu progettata e inventata dalla razza aliena che progettò gli xenomorfi (è palese) e fu derivata dalla postazione del pilota di una nave stellare. I dentisti sono soliti nascondere questa origine e bollare tali voci come dicerie fantascientifiche. Io so che è così, sappiatelo anche voi. Il dentista medio non nomina mai la seggiola, ma ho scoperto che si chiama riunito. Il nome si riferisce al fatto che numerosi strumenti di tortura sono a portata di mano, cioè riuniti vicino a voi, migliorando e velocizzando l’orrendo lavoro che la vostra persona dovrà subire.

Il progetto pilota del riunito odontoiatrico
La seggiola aliena va giù, su, a destra e a sinistra, in orbita e non: l’obiettivo è mettere la vostra bocca il più comodamente vicino agli strumenti di tortura che stanno poco più a destra. Alla vostra destra avete il dentista, alla sinistra l’assistente di turno, i cui compiti saranno passare strumenti che è meglio non conoscere al dentista e aspirare la vostra saliva (sembra una cosa sexy ma non lo è affatto). Tutti vi fissano da molto vicino con il volto coperto in stile terrorista. Ve lo confesso, io ho sempre avuto fortuna: le dentiste che hanno armeggiato con i miei denti avevano tutte quante degli occhi stupendi, laghetti blu in cui ho potuto tuffarmi per non badare al fatto che stessi soffrendo le pene dell’inferno con tutto quel metallo tecnologico infilato in bocca. La cosa positiva è che se dovessi morire su quella scomoda sedia, almeno starei guardando un’iride degna di questo nome.

Sopra di voi c’è la televisione, è in alto e di solito spara in successione video musicali. Il problema è che spesso viene nascosta dalla luce a raggi ultra-violenti-cosmici che vi acceca e vi impedisce di distrarti dal dolore.

A lato, sulla sinistra, c’è la sputacchiera. L’unico momento in cui prendere fiato e fare qualcosa che non violi la privacy boccale. Amica dei cariati, valvola di sfogo dei trapanati, compagna dei pazienti. La sputacchiera è al vostro fianco ed è la vostra più cara amica durante l’odissea odontoiatrica. Non dimenticatevi di venerarla.
La comodità delle prime seggiole ergonomiche nel Medioevo.
Da notare la lunghezza della parcella e la modalità con cui essa viene presentata.
Gli strumenti
Sono tanti e fanno paura. Alcuni vibrano, altri no. Alcuni fanno male, altri no. Alcuni più di altri. Ci sono l’aspira-saliva, il trapano, la fresa, lo spruzzino e tanti altri ancora. Insomma, tutto ciò che viene utilizzato nei cantieri dei lavori in corso. La siringa per l’anestesia vi addormenta i denti e perde del liquido che ha un saporaccio. Però, sappiatelo, è acqua benedetta. Quando subite l’iniezione pregate che il dentista abbia puntato giusto, che abbia sforacchiato per bene la vostra bocca in modo da silenziare ogni possibile nervo capriccioso. Notate bene: ci sarà sempre un nervo che non è silenziato e quel bastardo vi farà male quando pensavate che tutto quanto sarebbe stato indolore. Ciò che più di tutti ti frega è il nervo. L’ho già detto. 

Lo spruzzino sembra essere l’unico divertente. È soltanto apparenza: quando vi viene sparato un alto getto di acqua fredda sul dente cariato tutto il divertimento passa in secondo piano e il dolore vi fa sobbalzare sulla sedia in preda al delirio. Fate sempre attenzione ai nomi: faretra. Il ripiano dove sono appoggiati tutti gli strumenti si chiama così. Sono armi dunque. Armi che verranno utilizzate contro di voi. Imparate a temerle.

Non mi soffermerò a lungo sulla trapanata, perché i ricordi sono dolorosi. Nella scala dei rumori fastidiosi quello del trapano odontoiatrico è in bella compagnia, ma vince a mani basse: zanzare, martello pneumatico, persone che sedute a tavola al tuo fianco masticano una banana matura con la bocca aperta, 747 in fase di decollo.

La detartrasi

Se avete fortuna, quel giorno il vostro torturatore preferito vi pulirà soltanto i denti. Io sono noto per essere un buono, non per essere fortunato. Durante il massacro che prende il nome di pulizia dentale, il mio dentista scopre sempre una tana abitata da tartari, un paio di buchi nello smalto e tre principi di carie vestibolari. Quando è così, la successiva detartrasi è un doppio dolore: so che dovrò tornare nelle prossime settimane e che, grazie a un buchino qui e a uno là, il preventivo raggiungerà cifre da capogiro che nemmeno un mutuo potrebbe estinguere nel giro di decenni. Figuratevi un povero Scriptomante nullafacente come me!  



L’otturazione

Si tratta di un procedimento semplicissimo.
Qualche fungo alieno ha resistito alle spazzolate e al filo interdentale e ha inaugurato una colonia mineraria sulla superficie di un vostro dente. Il maledetto sta scavando come un pazzo, per cui non resta che farlo sloggiare utilizzando le maniere forti. Distruggere la colonia a trapanate, tappare il buco e livellare il tutto. Seek and destroy. 
Vi costerà comunque un occhio della testa.
La guerra, si sa, prosciuga le finanze. 

La diga
Se è il vostro giorno sfortunato, a un certo punto sentirete l’ordine: «Mettiamo la diga». La diga è l’ultima fase della tortura, quella da cui non si torna più indietro. Si tratta di una pezza di lattice di colore verde ospedale che vi viene fissata in bocca. Utilità della diga: non farvi ingoiare tutti i residui bellici prodotti dalle trapanate e dalle bombe di profondità utilizzate nella guerra alla carie. La cosa difficile è posizionarla, specialmente se il dente è in fondo alla vostra bocca. Avrete difficoltà a deglutire e a respirare e, quando la diga verrà rimossa, bocca, mento, guance, scarpe, tasche e baffi saranno ricoperti di bava. Alla fine abbassate gli occhi e vi pulite con il tovagliolino che avete attaccato al collo. Quando si dice la regressione allo stato infantile. 

Anthony Hopkins dopo l'applicazione della diga.
Si noti l'espressione stupita del celebre attore.
I due dentisti, invece, paiono soddisfatti.
La devitalizzazione
La devitalizzazione è un processo complesso. L’ho sempre pensata in questi termini: nel dente c’è qualcosa che non va. Dunque si agisce come segue. Fase 1: si apre il dente con violenza. Fase 2: si prendono dei piccoli scovolini diabolici e si comincia a tirare fuori tutto quello che c’è all’interno, cervella comprese. Fase 3: sigillare il tutto con il cemento armato. In parole povere è una trivellazione. Ho scoperto che gli scovolini si chiamano tiranervi. Non ho mai visto niente di più schifoso delle immagini del tiranervi, vi sconsiglio caldamente di cercarle su Google. La ricerca che ho fatto ha aperto imbarazzanti interrogativi sulla psicologia degli specialisti di questa pratica bizzarra. Inoltre, sono soliti praticarla indossando occhialini dall’aspetto insolito e dotati di lenti. L’aria è quella di un commerciante ebreo di diamanti uscito dal suo laboratorio di Anversa. 
Voi siete il suo diamante.

Estrazione

Si va sul pesante. Ci sono tre step in un’estrazione.

  1. Anestetico a fiumi.
  2. Rassicurazioni che non rassicurano affatto.
  3. Fase violenta.
Analizzeremo soltanto l’ultima. La prima volta che mi venne estratto un dente pensavo che il tutto si giocasse sulla tecnologia. Invece siamo rimasti all’epoca della clava o della tenaglia. Il dentista ricorre alla forza bruta. Vi mette una mano sulla spalla e dice: «Non ti spaventare, ora comincio a tirare». La cosa che sorprende è la violenza di questo tirare. Porca vacca! La prima volta mi venne un attacco di cuore. Voleva forse staccarmi l’intera bocca? Il dente si ruppe a metà e il suono che fece fa ancora parte dei miei incubi peggiori.


Una difficile operazione di estrazione in corso

Chiacchiere e rituali!
È sempre un piacere chiacchierare con il proprio dentista. Non trovate?
«Come sta tua sorella?» Mphgfgdhihadsd. Sconsolati, alzate il pollice.
«Hai trovato lavoro?» Amfoidogfgfdgfg. Chiudete gli occhi e scuotete la testa.

Però c’è un rito che non è mai cambiato. «Mi raccomando» dice il dentista quando imbraccia uno degli strumenti. «Alza la mano se ti fa male!». Non ho mai alzato la mano in un ventennio di frequentazioni odontoiatriche. 
Proud of me! 

Inutile farlo ora, mia cara ragazza.
Consigli imperituri
Prima non mi flosssavo. Ora sì. Cambiò tutto un giorno di tanti anni fa, quando una delle assistenti della mia dentista mi spiegò la pratica della pulizia mediante filo interdentale. Mi disse che dovevo diventare un maniaco. Si corresse subito. Aveva di fronte un ragazzo di sedici anni circa, nei suoi occhi scorsi la paura che la sua frase risultasse ambigua e che io la prendessi come una specie di invito a indossare un lungo cappotto e ad aggirarmi minaccioso in parchi cittadini poco illuminati. Però ha funzionato: da quel giorno sono un maniaco del filo interdentale. Anche se, ancora oggi, dopo anni di pratica, l’utilizzo del filo non è un’operazione asciutta come appare nelle foto promozionali.

Cosa sta facendo, esattamente, questa ragazza?
L’eterna odissea
In tempi recenti ho capito perché dal dentista ci tornerò sempre, per tutta la vita. Non è per via delle iridi stupende della mia dentista e nemmeno per i soprascarpe di plastica che mi rendono più folletto di quanto già non sia. È colpa della genetica. Un giorno mi venne detto che avevo un cattivo smalto, uno smalto fallato. Geneticamente fallato. Non ho lì davanti una linea Maginot degna di questo nome. Allora seppi che ero condannato a ripetere queste routine infinite volte, io, granello nella polvere, uomo nietzschiano destinato all’eterno ritorno odontoiatrico.

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