mercoledì 21 ottobre 2015

Esponente zero



Una volta, i numeri erano tanti e uno diverso (≠) dall'altro; potevi passare ore a contarli, e loro non finivano mai.
Certo, alcuni avevano maggior (>) valore di altri, ma per arrivare al proprio posto, tutti dovevano partire dal basso e aumentare progressivamente.
Tutti tranne uno.
Tutti tranne l'uno (1).
Lui era stato il primo, e da allora non si è più spostato dalla propria posizione: quando gli altri numeri si raggruppavano, rimaneva sempre in disparte, perché gli era proibito avere compagnia.
Era l'uno (1).
E doveva rimanere uno solo.
A causa di questa sua triste condizione, iniziò a covare un intenso rancore e a ordire la propria rivincita.

Un giorno, il milione (1.000.000), che stava portando a spasso i suoi sei zeri, incrociò per strada l'uno (1) con indosso una strana maschera a esponente zero (10); lo riconobbe subito, perché uno elevato a zero è sempre uno (10=1), ma per curiosità lo stesso gli chiese: «Caro uno, che sorpresa! Come mai quell'esponente?»
E l'uno (1) rispose: «Ma come, non lo sai? È la moda di quest'anno; molto presto tutti quanti vorranno elevarsi come sto facendo io».
Il milione (1.000.000), che è un numero tondo tondo, dall'acume non molto brillante, non immaginò che l'uno (1) gli stesse tendendo un tranello, e credendo alle sue parole esclamò: «Perdindirindella! Allora devo affrettarmi ad averne uno anch'io! Dimmi, puoi suggerirmi dove trovarne?»
L'uno (1) sorrise, porgendogli il proprio: «Tieni» gli disse «Prendi il mio. Tanto io sto bene anche senza».
«Oh grazie!» esclamò entusiasta il milione (1.000.000) «Lo provo subito». E se lo mise sulla testa (1.000.0000).

Non trascorse molto tempo che gli altri numeri, che tengono sempre in gran considerazione ciò che fa una cifra elevata come il milione (1.000.000), iniziarono a imitarlo, calandosi sulla cucuzza uno zero spaccato (0).
Alla conta non mancò proprio nessuno: c'erano i pari (6820), i dispari (49770), i primi (130) e i decimali (92,50); persino quegli strambi periodici (18.204,66670), che chiunque ha difficoltà a comprendere, decisero di seguire quella nuova, bizzarra moda; senza accorgersi però, che in questo modo stavano rinunciando al proprio valore personale per diventare tutti equivalenti della stessa quantità.
Infatti, qualsiasi numero elevato a zero è uguale a uno (a0=1).

Da quel giorno, ebbe inizio la dittatura dell'uno (1): non ci fu più operazione in cui non fosse presente e ovunque egli andasse era circondato da suoi simili. 
Il risultato che ottenne riuscì a farlo sentire in pace con sé stesso: annullando ogni differenza tra i numeri, aveva infine trionfato.

È per questa ragione, mio caro discepolo, che quando vogliamo affermare che siamo tutti uguali, usiamo il verbo uniformare.

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