mercoledì 30 dicembre 2015

Operation: Mindcrime - Volume I



01. I Remember Now


Non sa dove si trova e non ricorda nulla. 
Al di là della porta gracchia un altoparlante e diverse persone bisbigliano, altre fischiettano. 
La mente di Nikki, benché offuscata, che un bianco anormale la circonda. È bianco ovattato, bianco asettico. 
Si trova in ospedale. 
Mentre l’altoparlante continua a chiamare dottori a rapporto, Nikki sente un’altra voce. Non capisce da dove venga, né cosa stia dicendo. Quando gira la testa a sinistra vede un televisore appeso al muro, sintonizzato sul telegiornale della sera. La voce proviene da lì, ma Nikki non riesce a comprendere le parole. 
Qualcuno apre la porta che dà sul corridoio. 
Entra una figura, anch’essa bianca. 
Nikki sente i tacchi battere sul pavimento e nota il bagliore dorato dei suoi capelli lunghi, adagiati sulle spalle foderate tessuto candido. Non sa chi sia, probabilmente un’infermiera. 
Da quando le infermiere portano i tacchi? 
Ha un tono di voce che non gli piace, alto al punto che copre quella del conduttore del telegiornale. 
Gli chiede perché sia ancora sveglio. Nikki non risponde. Lei gli si avvicina e gli cosparge il braccio di alcol con un batuffolo di cotone. L’ago penetra nelle vene e Nikki sente un  torpore profondo diffondersi nel corpo, rapido come un veleno. 
L’infermiera si allontana e la sua voce si fa sinistra mentre gli augura sogni d’oro e lo chiama bastardo. 
Nelle valli morbide e silenziose in cui l’iniezione l’ha spedito, brilla una scintilla di lucidità e una lunga serie di ricordi. 
Nikki vorrebbe urlare, ma i suoi occhi invece di spalancarsi si chiudono, lasciando spazio al nero.
Che è il colore dei ricordi. 
E del dolore.

I remember now
I remember how it started
I can’t remember yesterday
I just remember doing what they told me.
Ora ricordo 
Ora ricordo come è iniziato tutto 
Non ricordo la giornata di ieri Ricordo solo che facevo ciò che mi ordinarono.

02. Anarchy X



Erano i giorni dei sogni di gloria. 
Erano i giorni in cui pensavamo di poter cambiare il mondo. 
Erano i giorni in cui sognavamo di convertire le masse. 
Erano i giorni in cui i nostri sogni erano pieni di masse adoranti, festanti e riconoscenti. 
Erano i giorni del riscatto ideologico e della sommossa generale. Erano i giorni della nostra azione clandestina. 

Erano i giorni in cui io, Nikki, ero un’arma.  

03. Revolution Calling



Non sei stanco di tutta questa merda? 
Non sei stanco della corruzione a Washington, dell’arrivismo politico e delle mazzette a cui nessuno sa dire di no? 
Non sei stanco di vedere chiunque vendersi per ottenere fama, dollari, celebrità? 
Non sei stanco di vedere sul piedistallo governanti meschini e disonesti, predicatori materialisti e banche piene di aguzzini? 
Ti hanno detto che questo è l’American Way, ma non credi che sia giunto il momento di agire per cambiare le cose?

È stato un uomo a farmi vedere le cose come stavano, è stato lui a farmi annusare il marcio, è stato lui a parlarmi di un altro futuro, un futuro diverso. 
Dottor X. 
Lui era l’uomo giusto, lui la cura.


La rivoluzione è vicina, bisbigliavo. 
Quanto era bella quella parola, sapeva di nuovo.

04. Operation: Mindcrime



Bastava una parola - Mindcrime! - sussurrata al telefono per farmi andare su di giri. 
Quel dottore la sapeva lunga. 
Una guida, un mentore, un capo e un leader. 
Era tutto e mi dava tutto. 
Carburante per le mie vene bucate e missioni per placare la mia ira.
Mindcrime! 
Non avevo dubbi, solo certezze. 
Non facevo domande, ubbidivo soltanto. 
Benvenuto, Nikki. Abbiamo molto da fare. Siamo un movimento clandestino - Mindcrime! - che cambierà le cose.

Hey Nikki you know everything
That there is to do
Here's a gun take it home
Wait by the phone
We'll send someone over
To bring you what you need
You're a one man death machine 
Make this city bleed
Hey, Nikki: sai benissimo tutto ciò 
Che c’è da fare 
Ecco una pistola, portala a casa 
Aspetta accanto al telefono 
Manderemo qualcuno 
A portarti ciò di cui hai bisogno 
Sei una macchina per uccidere 
Fai sanguinare questa città

Mindcrime!

05. Speak



Camminavo per le strade con in testa un obiettivo e nelle vene l’analgesico di cui avevo bisogno. 
Nessuna paura, nessun rimorso, nessun dubbio. 
Il cambiamento porta sempre con sé dolore e morte. 
Il cambiamento è morte del vecchio e nascita del nuovo. 
Loro, i bastardi, avrebbero pagato. La causa richiedeva un angelo della morte, un assassino senza requie né incertezze. 
Lo ero. 
Avrei sradicato corruzione, fascismo e degrado a colpi di pistola. Cazzo, avrei bruciato pure la fottuta Casa Bianca se me l’avessero ordinato!
Il sistema avrebbe imparato, il sistema avrebbe capito, il sistema sarebbe cambiato. 
Convinzione, proiettili e una sola parola - rivoluzione -. 
Era la ricetta del futuro. 

Rivoluzione siamo noi. 
Rivoluzione sono io.

06. Spreading The Disease



E poi c’era lei. 
Il Dottor X mi aveva promesso dosi costanti, giornaliere. 
Il Dottor X non mentiva mai. 
Si prendeva cura di me: dava al mio corpo la chimica di cui ero assuefatto, ma non solo. Che storia si portava dietro quella ragazza! Scappata di casa a sedici anni, era finita a battere il marciapiede e a spogliarsi davanti a maschi porci, grassi e pieni di soldi. 
L’aveva salvata padre William: il reverendo le aveva dato un tetto sopra la testa, una tonaca e un nuovo nome: sorella Mary. 
Ma si sa, a questo mondo non c’è salvezza senza tariffa; Mary non doveva più scopare in vicoli bui e in belle limousine, ora si piegava sull’altare per ringraziare padre William della sua benevolenza e portava droga e piacere agli uomini del boss. 
Che figli di puttana! 
Che mondo di merda! 
Una storia, mille storie. 
Questa è l’America, signori e signore: sesso, dollaroni e mafia. Tutto è mercato, tutto si vende: dalla carne al crocefisso. 
Ma presto le cose sarebbero cambiate. 
Il morbo era ovunque - peggiore della SARS, più inquietante dell’Ebola – ma esisteva una cura. 
Noi. 
Una cura per me, per Mary e per il mondo.

07. The Mission
  


Era così che passavo le notti: seduto vicino alla finestra, ascoltavo il ticchettio della pioggia sui tetti e le parole vuote vomitate dalla televisione. 
Smontavo, pulivo, rimontavo e caricavo la mia migliore amica: la pistola. 
Cazzate. 
Era Mary la mia migliore amica, perché mi rifocillava di droga e di piacere, lavando via dalla mia vita dolore e solitudine. 
Era una vita d’attesa: aspettavo le chiamate del Dottor X e l’arrivo di Mary. 
Nient’altro.

I look around my room is filled with candles 
Each one a story but they end the same 
I'll hide away in here the law will never find me 
The walls will tell the story of my pain
Mi guardo attorno: la mia stanza è piena di candele 
Ognuna è una storia diversa che finisce nello stesso modo 
Mi nascondo qui e so che la legge non mi troverà mai 
Questi muri racconteranno la storia del mio dolore

La mia missione è cambiare il mondo. 
Cambiandolo lo salverò
Ma la missione stava cambiando la mia vita, rivoltandola come un calzino. 
Lo sapranno tutti. Quelli che verranno dopo di me sapranno del mio sacrificio
Continuavo a ripeterlo come un mantra. 
La missione e basta. 
Nient’altro. 
Non c’era posto per altro nella mia testa annebbiata dalla droga.

08. Suite Sister Mary



Poi arrivò quella sera. 
La ricordo come se fossero passati minuti e non anni. 
Incontrai l’uomo, il salvatore, il visionario. 
Dal finestrino di un macchinone nero in una notte di pioggia mi diede una nuova missione.

Ammazzare Mary. 
E anche il prete.
Sono pericolosi, è meglio toglierli di mezzo.
Falli tacere per sempre.

I battiti del mio cuore non erano mai stati così forti, li sentivo come tamburi nelle tempie mentre mi dirigevo verso la chiesa sotto al diluvio. Le persone scappavano dalla pioggia o fuggivano da me? Forse avvertivano il ferro nascosto nei jeans, freddo contro la mia schiena ma pronto a sparare. 
Due colpi e poi sarei stato libero di andarmene, di nascondermi ancora nell’oscurità della mia tana. 
Quando le guglie della chiesa apparvero di fronte a me, rischiarate dal baluginio continuo dei lampi, le mie gambe vennero meno. 
Per la prima volta mi dovetti fermare a prendere fiato. 
Non avevo mai esitato. 
Mai. 
Quella volta dovetti farlo.

Mary mi accolse, come sempre. 
Al fondo della navata centrale l’organo suonava. 
Mi hanno mandato qui per ammazzarti. Sei pericolosa, sai troppe cose
Fallo, dice lei. 
Fallo. 
Il mio ferro era già diventato incandescente. 
Il prete giaceva in una pozza di sangue, gli schizzi causate dalle pistolettate avevano tinto di rosso l’acqua benedetta. 
L’ho guardato morire
Ora guardavo Mary implorarmi di ammazzarla, come un cavallo azzoppato o una cagna rognosa. 
Eravamo simili, noi due. 
Vite parallele. 
Cercavamo la verità in un mare di dolore. Un meccanismo era all’opera: ci aveva annebbiato la mente, distolto la nostra attenzione per rivolgerla contro qualcosa di immenso. Ci avevano usati. 
Cavie irrequiete in stabulari sovraffollati. 
Strumenti di carne, sangue drogato e neuroni assopiti. 
Intanto Mary scuoteva la testa, si negava il perdono. 
Era perduta. 
Eravamo perduti. 
Io blateravo. 
Tu sei me e io sono te. 
Sei mia, Mary.

Da quel momento non ho mai avuto la mano ferma o gli occhi completamente asciutti. Spesso accade che le azioni compiute cambino la vita, ma non il corpo. 
Quella sera invece cambiò anche il mio corpo: la mia anima, la mia pelle, i miei fluidi; la mia stessa carne venne contaminata. 
Fu una metamorfosi, il passo definitivo verso l’abisso.

Sei mia, Mary.

Nessun commento: