martedì 5 aprile 2016

Le nuove mini avventure di Benny & Mozzo



Siamo tornati.

A pubblicare?
Dalla Liguria?

Sì - più o meno - sì e sì.
E non ci si può distrarre un attimo che - BAM - le cose, così come te le ricordavi, non sono più le stesse.
Una nuova cameriera, e una lunghissima tavolata che occupa quasi per intero la prima sala del bistrot.
Ora, considerate noi Scriptomanti come degli anziani seduti su una panchina a guardare i lavori in corso (una nuova cameriera) o, se preferite, come quegli individui vagamente inquietanti che si aggirano per la Feltrinelli di Porta Nuova (una nuova cameriera) e s'infervorano per un volume spostato, perché conoscono a menadito la disposizione dei libri sugli scaffali.
Siamo fatti così: abitudinari, assuefatti alla routine; basta una minuscola novità e subito ci entusiasmiamo.
Dodici posti! 
Un tavolo davvero grande per uno spazio così appartato!

«Ciao ragazzi» ci saluta una delle solite ragazze (una nuova cameriera): per evitare di dare adito alle voci secondo cui, grazie alle nostre sorprendenti doti di ricerca online, saremmo in possesso dei nomi di quasi tutto il personale senza esserci mai formalmente presentati, la chiameremo con un nome di fantasia.
Agenore.
«Sedetevi pure dove volete, qui o nell'altra sala».
«Solito posto?» Propone il Buon Benny, indirizzandosi verso il l'angolo in fondo a destra, vicino allo specchio.
«Anche se è da quattro?» Chiedo, non volendo occupare più spazio del dovuto.
«Non preoccupatevi» ci rassicura Agenore «li dividiamo subito».
Una tale cortesia pur di assicurarci il nostro angolino preferito è davvero toccante.
Dentro di me gongolo.
Per l'angolino.
Gongolino.
L'avete capita? (ammic, ammic)
Sarebbe anche divertente se non fosse che, per far passare Agenore, indietreggio - I am a ballerina - schiantandomi di schiena contro la porta della cucina.
Complimenti davvero Mozzo, très charmant.

Per fortuna sono una persona priva di spina dorsale e non mi sono fatto nulla.
Ordiniamo del tè, Passeggiata nel bosco per me, ai frutti rossi con un richiamo alle fiabe cruente dei fratelli Grimm; Verde menta per Benny, che si sente più Mille e una notte.

L'argomento della giornata?
H.P. Lovecraft.
Ne ho discusso tutta la mattina in una chat di gruppo su Whatsapp; manco a farlo apposta Benny mi regala per il compleanno l'esilarante Il giovane Lovecraft di Oliver e Torres e, come sempre, finiamo per crogiolarci in quel pessimismo universale e misantropo che caratterizza i nostri migliori incontri.



«Ecco i vostri tè» c'interrompe per un momento il ragazzo che tanto mi ricorda Zerocalcare «Di chi è il Verde menta
«Mio». Alza la mano il Buon.
«E a te l'altro. Mi raccomando, lasciatelo ancora un attimo in infusione». Ci suggerisce con tono cortese, mentre io inizio a riempire la mia tazza con bustine di zucchero di canna. 
«Avrebbe potuto sfidarci a indovinare facendole girare tra loro». Ironizzo indicando le due teiere identiche e ripensando al duello d'intelligenza con Vizzini - che però non cito ad alta voce per rispetto della triste infanzia che il mio compare ha dovuto trascorrere.



Nel frattempo la lunga tavolata, sulla quale sono spuntate patatine, torte salate e un enorme strudel vermiforme, si popola di un altro caratteristico elemento della poetica lovecraftiana: Grandi Antichi.
Una masnada di parenti che, assai probabile, sta celebrando il centenario del famigliare più vegliardo; un'anziana signora tutta ricurva e dallo sguardo rassegnato.
Io, di spalle, ne sento di cotte e di crude: dal tentativo di comunicazione verbale - nonna, hai acceso entrambi gli apparecchi? - all'immortalare i momenti topici - riuscite a reggerle su la testa per un momento?
Cerco di distrarmi e di tirare su il morale al Benny facendo un po' lo scemo: «Vediamo un po', leggiamo il futuro nei fondi del tè» sollevo il coperchio della mia cuccuma di ghisa e avvicino il naso.
Mmm...strano...
«Menta?»
«Eccerto che lei menta!» Sbraita l'irsuto misogino di fronte a me «Cosa ti aspetti dal sacco che contiene il muco e lo sterco? La menzogna è nella sua natura! Una natura infida e mendace da serpe velenosa!»
«Guarda che parlo del tè. Temo di essermi bevuto davvero il tuo».
«Cosa?» Domanda incredulo Benny, sniffando a sua volta i rimasugli umidi nella sua teiera.
«Non saprei. A te cosa sembra?» E l'allunga nella mia direzione, per avere conferma.
Fragola, lampone e una nota di Cappuccetto Rosso sbranata dal lupo.
«Vedi». Sospiro rassegnato «Con i tè proprio non ci sappiamo fare. Abusiamo dello zucchero perché c'interessa solo che siano dolci, ma in fondo in fondo non li capiamo davvero. Come con le donne».
«Guarda che io ho usato solo due bustine. Sei tu che ne hai messe sei».

H.P. Lovecraft.
Avete mai fatto quel gioco stupido in cui si traducono in italiano nomi e cognomi di attori famosi e personaggi storici?
Geremia Ferri, o Geremia Stira?
Gerardo Diperdio?
Guglielmo Scuotilancia vi dice nulla?
Una volta, in triennale, vinsi una gara grazie a un inaspettato e davvero ispirato H.P. Artigianatodellamore.
Perché, ammettiamolo, l'amore migliore rimane quello fatto a mano.

Nessun commento: